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Domenica, 29 Maggio 2022

The Sound of Magic su Netflix non è bella come sembra (ma dice grandi verità)

Le premesse c'erano, così come una bella trama e anche l'idea di analizzare il mondo degli adulti e dei bambini attraverso l'espediente della magia sembrava non solo originale ma anche una chiave di lettura davvero interessante su cui riflettere. Perccato, però, che tutto questo non è bastato a creare una serie bella da vedere. The Sound of Magic, il nuovo titolo sudcoreano di Netflix sembrava voler incantare il pubblico con il suo racconto sognante della vita di un mago che non voleva crescere e di una ragazzina che non vedeva l'ora di diventare grande ma non ce l'ha fatta, almeno non del tutto.

Il grande problema di questa serie (ma bisogna sempre considerare il fatto che è un prodotto sudcoreano e il senso di "dramma", così come l'approccio a un'opera artistica è completamente diverso rispetto al nostro) è la sua lentezza, il suo essere talmente prolissa da diventare stucchevole. Per non parlare della sua drammaticità talmente profonda da non lasciare neanche un minimo di respiro allo spettatore che viene assalito da un senso di pesantezza interiore che lo porta più volte a voler abbandonare la vsione di questa serie. Non c'è spazio per la leggerezza neanche nei momenti di canto (perché sì questa serie è anche un musical) che appesantiscono ulteriormente la visione. 

Una cosa buona, però, c'è, ed è lo spunto riflessivo che The Sound of Magic vuole portare in superficie facendoci rendere conto di quanto la società moderna abbia appiattito e omologato i nostri sogni facendoci considerare ammirevoli solo le persone che hanno valore per gli altri e che seguono il percorso che la società stessa ha imposto: studio, lavoro, riconoscimento sociale. 

È interessante il rapporto figli-genitori in questa serie, da un lato assenti, dall'altro troppo presenti e in entrambi i casi il risultato non è proprio dei migliori. Ed è bello anche il riferimento al mito dell'essere adulti che diventa, soprattutto per la protagonista della serie, un obiettivo da raggiungere per eliminare (secondo lei) una volta per tutte, i suoi problemi di ragazzina.

E poi c'è il tema dell'abbandono che permane per tutta la serie e che viene risolto solo alla fine in una delle scene più belle dell'intera narrazione in cui la protagonista torna indietro nel tempo, per magia, e incontra la sua versione bambina nel momento in cui è stata abbadnonata dalla mamma e la rassicura, così come avrebbe voluto essere rassicurata lei.

Diciamo che The Sound of Magic non è tutto da buttare ma andrebbe completamente rivista la struttura degli episodi, troppo lunghi, troppo ripetitivi e poco coesi e la parte musical andrebbe tolta. Il resto è salvabile.

Voto: 6--

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