Venerdì, 14 Maggio 2021
La recensione

The Handmaid's Tale 4x03: la recensione dell'episodio diretto da Elisabeth Moss

Si intitola 'Crossing', è girato per mano della stessa attrice protagonista e dà alla serie quel tocco di umanità che tanto stavamo aspettando

Elisabeth Moss prende le redini della regia di The Handmaid's Tale e colpisce dritta al cuore come solo lei sa fare. L'attrice statunitense che nella serie interpreta il personaggio di June Osborne, la protagonista indiscussa di The Handmaid's Tale, nel terzo episodio della quarta stagione della serie diventa regista, oltre che attrice, e regala al pubblico uno spettacolo meraviglioso tornando a dare alla storia quell'umanità che sembrava aver perso ma di cui avevamo proprio bisogno. L'abilità dell'attrice nel cogliere gli aspetti più emozionali, delicati e umani della storia è evidente e nell'episodio 4x03 dal titolo 'Crossing' viene messa sotto forma di immagini con una forza espressiva senza precedenti. 

In ogni stagione c'è un episodio che fa la differenza dando alla storia una nuova direzione grazie a scelte cruciali dei protagonisti e a svolte decisive nella narrazione e se nell'episodio precedente di The Handmaid's Tale 4 eravamo un po' confusi da quel continuo cambio scena tra la 'vita' a Gilead e vita in Canada qui restiamo per quasi la totalità del tempo in quella realtà dove la libertà ha tutto un altro concetto rispetto al nostro e finalmente riusciamo a godere di tutta la bellezza di un racconto vero, senza filtri che non teme la rappresentazione del brutto e della brutalità per far passare il suo messaggio. E se tra le morti, le prese di coscienza, le violenze, la consapevolezza che la maternità non sempre va come si vorrebbe, il desiderio di lasciarsi andare e togliersi la vita ci metti dentro anche l'amore allora hai vinto. Ed Elisabeth Moss alla regia di questo episodio lo ha fatto! 

Quanto ci mancava l'amore a Gilead

Uno degli aspetti più belli di questo episodio è che fa tornare l'umanità nei personaggi che finora sembravano aver perso ogni briciolo di morale e lo fa attraverso l'amore. L'amore in tutte le sue forme, quello di una mamma nei confronti della figlia, di una 'zia' nei confronti della sua ancella, l'amore tra amiche costrette allo stesso triste destino, l'amore per l'uomo che si ama, l'amore per il proprio obiettivo finale. Ed è così che tra tanta violenza in questo episodio non si fa altro che parlare d'amore. Sono molto belli gli sprazzi di affetto che iniziano ad emergere tra Aunt Lydia e June alla quale la mentore, in fondo, vuole davvero bene. Emlematica, infatti, la scena dell'evidente sofferenza di Lydia mentre ascolta le urla di dolore di June mentre viene torturata, così come la stessa June che alla fine dell'episodio non ce la fa ad uccidere Aunt Lydia perché in fondo le vuole bene anche lei. È stato bello testimoniare l'amore di June-mamma nei confronti di quella figlia avuta prima di Gilead che adesso non la riconosce più. Toccante la scena in cui la piccola Hannah dimostra di avere letteralmente paura di sua madre perché ormai abituata a vivere nella realtà di Gilead, forse l'unica di cui conserva un ricordo. E come non parlare dell'amore tra June e Nick con quel bellissimo bacio tra i due che dopo tanto tempo tornano a stare vicini e a dirsi quanto si amano. Un bacio da film che per un attimo distoglie l'attenzione dalla violenza della serie cancellando i toni cupi della fotografia che caratterizzano The Handmaid's Tale con quelli accesi, brillanti e luminosi che danno ancora più enfasi a questa scena d'amore. Dall'altro lato c'è il marito di June, rimasto in Canada che sembra per la prima volta prendere coscienza che non è più parte della vita della moglie che ha scelto di restare a Gilead per combattere ma sotto sotto ha scelto anche un altro uomo che non è più lui. 

L'episodio si conclude in modo amaro e tenero allo stesso tempo. Quella finale è forse una delle scene più belle dell'episodio con quella corsa verso la libertà delle ancelle in fuga da Aunt Lydia e quel treno che da un lato è salvezza e dall'altro morte. Le uniche ancelle, infatti, che riescono a superare il treno ancora vive e a scappare da Gilead sono June e Janine, tutte le altre vengono tranciate dai vagoni in corsa sotto gli occhi di tutti. 

Fa male, dispiace ma per sopravvivere bisogna andare avanti ed è così che June trascina Janine a correre mentre la ragazza in lacrime sembra pietrificata dall'aver perso le sue amiche. Ma l'amicizia è un valore che va oltre la morte, così, con una bellissima scena in onore di questo valore, si torna al passato, a quando le ragazze erano tra loro, l'unica cosa rimasta nella loro vita e l'unica fonte di confrorto le une per le altre con un legame che neanche la morte può spezzare. 

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