Sabato, 19 Giugno 2021

The Underground Railroad, la serie Amazon è un gioiello arrivato al momento giusto

Il 14 maggio, mentre in Italia il dibattito pubblico si concentrava sul monologo di Pio e Amedeo che su Canale 5 rivendicavano il diritto di usare parole come "ne*ro" o "fr*cio" perché "conta l'intenzione, non la parola in sé", su Amazon Prime Video è uscita la serie tv The Underground Railroad.

La serie è stata creata e diretta da Barry Jenkins, 42enne regista afroamericano vincitore di un Oscar nel 2016 per Moonlight (come miglior film) e candidato nello stesso anno come miglior regista: Jenkins è stato il quarto regista di colore ad avere questa nomination, e il secondo regista di colore a dirigere un titolo premiato agli Academy Awards come miglior film.

Queste considerazioni e annotazioni su Jenkins non sono mera statistica, ma servono a inquadrare meglio il significato che per il regista ha avuto la realizzazione di The Underground Railroad. La serie, infatti, è ispirata all'omonimo romanzo La Ferrovia Sotterranea, scritto nel 2016 da Colson Whitehead, e racconta una storia che spiega molto bene quale fosse la condizione delle persone di colore negli Stati Uniti di inizio e metà Ottocento, prima che la schiavitù fosse abolita e prima della conseguente Guerra di Secessione intrapresa dagli Stati del Sud che non volevano rinunciare a persone che erano considerate semplici oggetti di proprietà dei bianchi. 

In Italia, a differenza che negli USA, The Underground Railroad finora non ha attirato l'attenzione più di tanto; è anzi probabile che molti abbonati di Prime Video non l'abbiano notata, oppure che l'abbiano ignorata. E questo è un peccato, perché questa serie merita assolutamente di essere vista. Soprattutto in Italia, soprattutto adesso. Proviamo a spiegare perché, ma prima vediamo quali sono le cose da sapere su The Underground Railroad.

Di cosa parla The Underground Railroad: la trama senza spoiler

La storia di The Underground Railroad è ispirata alla Storia, quella vera che abbiamo appena accennato, ma si appoggia a un espediente narrativo di fantasia: la ferrovia sotterranea citata nel titolo nella realtà era una rete di sentieri e case e punti di ritrovo che gli schiavi che fuggivano dal Sud utilizzavano per rifugiarsi nel Nord o nell'Ovest del Paese, alla ricerca di condizioni di vita accettabili, umane. Nella serie, come nel libro, la ferrovia è davvero una ferrovia sotterranea, con treni, stazioni, macchinisti, sale di aspetto, vagoni, biglietterie e tutto il necessario. "Chi ha fatto tutto questo?" "Coloro che hanno costruito praticamente tutto in questo Paese" è uno scambio di battute, già sentito nel trailer, esemplificativo del contesto narrato.

La passeggera principale, o meglio la protagonista di questa ferrovia sotterranea è Cora, giovane schiava di proprietà della famiglia Randall, spietati latifondisti della Georgia. Dopo l'ennesima atrocità vista e subita, Cora si fa convincere dall'amico Caesar a scappare, sfruttando la ferrovia. Ma a inseguirli ci sarà Ridgeway, cacciatore di taglie di schiavi neri, che oltre a essere particolarmente cinico e quindi "bravo" nel suo brutto lavoro, ce l'ha in modo particolare con Cora in quanto figlia di Mabel, l'unica schiava fuggita che Ridgeway non ha saputo ritrovare nella sua triste carriera.

Carolina del Sud, Carolina del Nord, Tennessee, Indiana: di qui in poi inizia il lungo e pericoloso viaggio di Cora, in cerca se non della libertà almeno della dignità di vivere come un essere umano. Ci fermiamo qui per non rovinare la visione della serie. 

The Underground Railroad: ci sarà una seconda stagione?

Prima di spiegare i motivi per cui questa serie merita di essere vista, un'informazione che può interessare chi si fa "spaventare" da una serie di cui non sa se ci saranno nuove stagioni. 

The Underground Railroad non avrà una seconda stagione: la storia di Cora, pur con discrete differenze rispetto al libro, è stata narrata tutta, e quindi non ci sarà The Underground Railroad 2.

Perché The Underground Railroad merita di essere vista

Il riassunto della trama di The Underground Railroad inevitabilmente non rende piena giustizia alla qualità della serie diretta da Barry Jenkins. Per capirne appieno la drammaticità, deve essere vista dall'inizio alla fine (e l'ultimo episodio è sicuramente molto particolare nella sua struttura).

Al netto di qualche pesantezza tecnica - alcune scene sono molto scure, e possono riportare alla mente il celebre episodio dell'ultima stagione di Game of Thrones, quello della battaglia contro gli Estranei - The Underground Railroad è infatti un prodotto eccellente, per quanto sicuramente non leggerissimo nei temi che affronta.

Ma è proprio il dramma di Cora il motivo per cui tutti dovrebbero vedere The Underground Railroad, soprattutto in Italia. Perché in un certo senso risponde a Pio e Amedeo, e in generale a tutti coloro che, negli ultimi mesi e anni, si oppongono a quelli che considerano "eccessi da politically correct", nello specifico quelli riguardanti il razzismo e le sue manifestazioni. 

Sintetizziamo ancora la storia di The Underground Railroad: un secolo e mezzo fa, negli Stati Uniti, le persone di colore erano oggetti di proprietà dei bianchi, che potevano decidere della loro vita o della loro morte senza nessun freno da parte della legge. Violenze, torture, stupri, omicidi: tutto era consentito ai bianchi nei confronti dei neri, ma al contrario i neri non avevano proprio nessun diritto. E se provavano a scappare, c'era chi con ogni mezzo li inseguiva e li riportava ai loro "padroni". E chi aiutava gli schiavi rischiava a propria volta di subire analoghi trattamenti. 

Proviamo per un attimo a immedesimarci in quelle persone letteralmente disperate, senza speranza. Proviamo a immaginare che i nostri trisnonni o poco più abbiano subito inenarrabili sofferenze, ingiustizie tremende; che, nello specifico, siano stati trattati come cose; che siano vissuti e morti con le catene. E ora proviamo a immedesimarci negli eredi di quelle persone, che ancora oggi, un secolo e mezzo abbondante dopo, devono affrontare ogni giorno situazioni ingiuste, in alcuni casi fino a morirne, per il colore della propria pelle. Anche se, almeno in teoria, la Dichiarazione d'Indipendenza afferma che "tutti gli uomini sono stati creati uguali". Anche se le persone di colore sono americane come quelle bianche, parlano la stessa lingua, sono nati nello stesso posto, lavorano allo stesso modo, hanno persino gli stessi nomi e cognomi. 

Ecco, con un grande sforzo, mettendoci nei loro panni possiamo forse comprendere l'enorme portata delle loro istanze, le gigantesche ingiustizie che non vogliono più subire, anche per rendere finalmente giustizia ai propri antenati. Se ci riusciamo, probabilmente vedremo con occhi molto diversi molte questioni che hanno riempito il dibattito pubblico italiano. Anche solo rimanendo nel comunque ovattato mondo dello spettacolo, potremmo riconsiderare le nostre posizioni sul duca di colore di Bridgerton, su Lupin senegalese, e anche sulle parole di Pio e Amedeo. 

Poi ognuno è libero di pensarla come meglio crede, ma su una cosa non ci sono dubbi: vedere The Underground Railroad può essere terapeutico, e può aiutarci a riflettere di più e meglio su determinate questioni che, seppur indirettamente, riguardano tutti noi che abitiamo questo pianeta. 

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