"When they see us": la vera storia del massacro della "jogger di Central Park" raccontata dalla serie tv

La serie tv su Netflix è stata premiata con un Emmy nel 2019

Una scena della serie tv (credits: Fb@When they see us)

Tra le serie tv più interessanti di Netflix, secondo la critica, c’è “When they see us”: nel 2019 Jharrel Jerome ha vinto l’Emmy Award come miglior attore protagonista in una miniserie interpretando il ruolo di Korey Wise.

Qual è la trama, e quali le particolarità di questa miniserie drammatica di 4 puntate, creata e diretta da Ava DuVernay per Netflix nel 2019? Andiamo a scoprirlo insieme.

La trama e la vera storia

La serie è basata su un vero caso di cronaca, con il relativo processo successivo. I fatti sono quelli legati a Trisha Meili, jogger di New York che, una sera del 1989, fu brutalmente aggredita e stuprata durante un allenamento a Central Park. Quando venne trovata, aveva talmente tanti segni di tortura, fratture, shock emorragici e ferite da accoltellamento, che i medici pensavano che sarebbe morta. E invece rimase in coma per 12 giorni e poi si risvegliò ma, a causa dei gravissimi traumi, non fu mai in grado di ricordare nulla dell’aggressione. La riabilitazione fu lunghissima e alcuni danni si rivelarono permanenti.

Fu un caso che indubbiamente all’epoca scosse molto l’opinione pubblica.

La narrazione in ogni caso si incentra sulle vite dei giovanissimi sospetti accusati dell’aggressione, e delle loro famiglie: Kevin Richardson, Anton McCray, Yusef Salaam, Korey Wise e Raymond Santana, quattro neri e uno ispanico, tutti tra i 14 e i 16 anni.

In questo controverso caso giudiziario, i cinque vennero prima interrogati separatamente senza avvocati né genitori, poi in pratica costretti a confessare in video la propria colpevolezza, nonostante l’assenza di prove, e divisi in due gruppi dal pubblico ministero per il processo.

Saranno veramente stati loro gli autori dell’aggressione? La miniserie mostra luci e ombre di indagini e processo, non senza un viaggio tra pregiudizi, razzismo e diritti negati negli Stati Uniti a cavallo tra anni ’80 e ’90.

Come è veramente andata a finire

Se siete interessati a guardare la serie tv, non leggete oltre perché si va nello spoiler. Ma d’altronde si tratta di un vero caso giudiziario, che arrivò alla verità solamente molti anni dopo.

I ragazzi nel 1990 vennero condannati dalla rispettiva giuria di varie accuse relative all’assalto, con pene tra i 6 e i 15 anni di carcere. Per quattro sentenze fu proposto appello, ma le condanne furono confermate. I cinque ragazzi hanno scontato tutti la condanna, tra violenze e maltrattamenti.

Poi, nel 2002, un altro giovane che si trovava in carcere con uno dei ragazzi, confessò di essere stato lui da solo a stuprare la jogger, e il dna confermò tutto. Nel 2003, i cinque ragazzi ingiustamente condannati intentarono una causa nei confronti della città di New York per azione penale malevola, discriminazione razziale e stress emotivo. Solo il sindaco Bill de Blasio, nel 2014, affermò la necessità di un risarcimento, accordato per 41 milioni di dollari.

La vittima dell’aggressione, Trisha Meili, allora 28enne, nel 2003 ha iniziato una carriera come speaker motivazionale, lavorando con vittime di aggressioni sessuali e lesioni cerebrali nel programma di intervento antiviolenza del Mount Sinai.

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When they see us now

Sempre su Netflix si trova “When they see us now”: uno speciale di un’ora in cui Oprah Winfrey parla con gli ex ragazzi condannati, noti come i “Central Park Five”, e con il cast e i produttori della miniserie.

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