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Domenica, 22 Maggio 2022
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The Mission, il reality Rai sui rifugiati, scatena le polemiche

Ong e associazioni si scagliano contro il nuovo show in onda a novembre su RaiUno che porta otto vip nei campi profughi e sui internet nascono petizioni online per farlo chiudere

È già polemica prima ancora della messa in onda per "The Mission", il nuovo reality show di RaiUno che porta otto vip nei campi profughi.

A novembre vedremo infatti personaggi come Al Bano, Michele Cucuzza, Barbara De Rossi (rimasti bloccati in Congo lo scorso anno durante la registrazione del numero zero a causa del virus Ebola), Emanuele Filiberto, impegnati a dare una mano agli operatori dell'Unhcr (l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) e dell'ong Intersos, sotto l'occhio delle telecamere che li seguiranno 24 ore su 24.

Alcune associazioni non governative però hanno criticato il programma definendolo "inaccettabile" e "lesivo della dignità di chi deve fuggire dal proprio paese a causa di guerra o persecuzioni".

"L’aiuto ai popoli in fuga, ai profughi nei campi di accoglienza non passa da uno spettacolo che cerca di impietosire il pubblico di casa al quale chiedere poi un sms solidale a favore di organizzazioni che, con una mera operazione commerciale, hanno reso possibile questo programma. Se la Rai avesse voluto raccontare il lavoro di tante Ong nei territori di guerra o nei campi lo avrebbe potuto fare in altri modi. Purtroppo si è spesso dedicata, anche nelle ultime emergenze, a far vedere gli sbarchi e poco più e ad amplificare le polemiche di italiani contro i migranti, di poveri contro disperati", attacca duramente il Gruppo Umana Solidarietà (GUS).

Opinione condivisa anche dal Centro Astalli, il Servizio dei Gesuiti per i Rifiguati. "Il pericolo è di provocare l’emozione dello spettatore per il solo tempo della visione, poi si cambia canale e si passa ad altro - ha detto il presidente padre Giovanni La Manna - È vero che molti sono alla ricerca di esperienze forti, ma bisogna chiedersi come sensibilizzare la gente, non solo a livello emotivo. La nostra posizione è quella di promuovere un incontro diretto fra i veri rifugiati e le persone in un contesto però dove diritti e dignità siano salvaguardati. La Rai poteva fare un documentario senza usare vip". Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir), ha commentato: "Il rischio di strumentalizzazione, di un utilizzo inappropriato di immagini, storie e pezzi di vita di persone in condizione di estrema vulnerabilità, è davvero elevato".

Su internet intanto sono nate due petizioni per chiedere il blocco del programma, una su Change.org e una su Activism.org, che critica apertamente l'Unhcr e Intersos "che si sono prestate a questa iniziativa, rinnegando i valori di umanità ed etica professionale che dovrebbero caratterizzarle".

Emanuele Filiberto ha spezzato una lancia in favore del progetto, precisando che non si tratta di reality show ma di "un docu-reality in cui dei personaggi noti vanno a lavorare con delle ong", rifiutando le accuse di strumentalizzazione e sottolineando anche se i vip non percepiranno alcun cachet.

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