rotate-mobile
Domenica, 5 Dicembre 2021
L'intervista a Today

Alessandro Greco: "Devo tutto a Raffaella Carrà. Ora vicino a lei nella preghiera"

Il conduttore, al timone di un nuovo programma su Raidue, si racconta a Today: dall'esordio alle tappe più importanti della sua carriera televisiva, fino al rapporto con Dio

Quello che più colpisce delle parole di Alessandro Greco è la profonda gratitudine. Nei confronti di Dio, su cui si appoggia quotidianamente mosso da una fede incrollabile, della vita, che gli ha messo accanto una donna con cui condividere tutto - Beatrice Bocci, sua moglie e madre del figlio Lorenzo - e della persona a cui più di chiunque altro deve la sua carriera, Raffaella Carrà. "Anche se sto facendo questa intervista è grazie a lei" ci dice al telefono, accanto a Laura Fattore, stesso ufficio stampa della regina della tv - scomparsa lo scorso 5 luglio - 'mamma' del conduttore, ora al timone del nuovo programma di Raidue, Dolce Quiz, in onda il sabato alle 12. Fu la Carrà a scommettere tutto su di lui, quando era "un 25enne semisconosciuto" e lo scelse per Furore, programma cult - in onda su Raidue dal '97 al 2001 - che rifarebbe di corsa anche oggi. Con lei un rapporto quasi genitore-figlio, televisivamente parlando ma non solo. Per lui "un vanto".

Per la prima volta al timone di un programma di cucina. Non sapevamo di questa sua passione...
"E' un programma di cucina ma con una crisi d'identità. L'alta pasticceria e cioccolateria, quindi tutti i capolavori della famiglia Knam, sono il pretesto per un happening familiare. L'ambientazione dello studio ci porta a una dimensione molto domestica: si sta insieme, ci si diverte, si gioca e ci si dona cose buone. E cosa c'è di più buono del dolce?"

La formula evidentemente è vincente. Dolce Quiz è partito benissimo, con il 7% di share.
"Non ho mai avuto dubbi sulla generosità del pubblico. Però, visto il giorno particolare in cui va in onda, di sabato, e l'orario, siamo rimasti tutti esterrefatti". 

Prima di ogni esordio televisivo conduttori e direttori di rete minimizzano. Sfatiamo il tabù: in tv gli ascolti contano?
"Io ho un approccio molto disattento e potrei dire anche distaccato nei confronti degli ascolti. Quello che a me interessa è la sensazione di aver confezionato un bel programma. Sento proprio delle energie che mi fanno capire che la cosa va bene, che è garbata, divertente. Lo sento sulla mia pelle. E questa è la sensazione che ho avuto anche con Dolce Quiz, non avevo dubbi, di conseguenza nemmeno sul riscontro del pubblico". 

Ha mai pagato lo scotto del flop nella sua carriera televisiva?
"Anche quando sono stati definiti ascolti un po' bassi, hanno portato comunque alla vittoria di quel programma in una determinata fascia oraria. Questo è quanto mi hanno sempre riferito i tecnici. In ogni caso, a volte mi è capitato di fare ascolti più bassi, ma sono ascolti che oggi verrebbero considerati da processione con la banda". 

Furore fu un successo straordinario, il pubblico lo ricorda ancora oggi. Potrebbe esserci un nuovo capitolo per il programma?
"Nel 2017 ci fu Furore 20 years ed è stata la riprova che questo 'locale' degli italiani, ogni volta che si vuole aprire, è pronto per continuare a divertire il pubblico. Offre un pretesto semplice: ritrovarsi insieme a giocare con la musica". 

Lo rifarebbe?
"Sempre. Sai quelle cose in pianta stabile? Lo farei proprio da gestore del locale, lo aprirei su prenotazione in qualsiasi momento mi venisse fatta richiesta". 

Cosa farebbe di nuovo invece in Rai?
"Nella mia carriera ho spaziato tra generi completamente diversi, anche quando non ho condotto e mi sono messo a servizio di altri colleghi. Certamente la mia propensione è per l'intrattenimento, mi è molto congeniale la musica e la comicità. Mi piace fare da spalla al comico e devo dire che questa è una formula molto gradita al pubblico e che non disdegnerei affatto".

In Rai le novità non sempre ripagano. Allo show di Cattelan non è andata benissimo...
"Premetto che questa non è una risposta diplomatica. Non ho avuto modo di seguirlo e realmente non mi sono fatto un'idea". 

In Mediaset ha fatto capolino nel 2005, quando partecipò al reality La Talpa. Le sono mai arrivate proposte? 
"Quando ho partecipato a La Talpa, insieme a mia moglie Beatrice, era la prima volta che il reality si avvaleva nel cast di una coppia consolidata e fummo gli unici ad avere un contratto quadro con Mediaset, durato 15 mesi. Tre mesi di programma più un anno di contratto. In quel momento, dopo ripetute riunioni, ci siamo serenamente detti che non c'era nessun ripensamento da parte dell'azienda, solo che in quel momento era proiettata su altre cose. Quindi di fatto è stata una liaison non vissuta, un'infatuazione che dopo quel periodo si è dissolta".

Oggi l'accetterebbe una loro proposta?
"Non disdegnerei assolutamente una collaborazione o di riprendere un certo rapporto, perché è una grande azienda. Un'azienda bella, seria. Sono molto bravi nella promozione e nell'autopromozione". 

Lei è figlio dei talent. Nel '92 ha esordito su Raidue con Stasera mi butto. Oggi ne servirebbe uno per trovare nuovi conduttori tv?
"E' vero che quello era un antesignano dei talent, ma lo scopo non era trovare dei conduttori. Era il campionato nazionale degli imitatori. Di me si accorse il buon Bibi Ballandi. Durante una delle prove si avvicinò, mi diede un buffetto sulla guancia e mi disse: 'Tu un giorno diventerai un grande conduttore'. Io ero troppo emozionato per rispondergli che lo facevo già. Alla fine, dopo 5 anni da quel debutto che mi ha fatto passare dall'hobby al semiprofessionismo, ha avuto ragione. Raffaella Carrà e Sergio Japino mi scelsero, a 25 anni, per Furore".

Raffaella Carrà fu il suo pigmalione.
"La figliolanza legata allo spettacolo e alla televisione è assolutamente conclamata. Una genitorialità che non ho mai nascosto, anzi, è stata sempre il mio vanto. Se sto facendo questa intervista è perché furono loro a mettermi gli occhi addosso e devo dire anche combattendo, perché io ero un 25enne semisconosciuto. Hanno insistito contro tutto e contro tutti perché avevano deciso che dovevo essere io. Si sono presi dei rischi e alla fine abbiamo vinto tutti. Ma la vera vittoria è stato il rapporto che si è creato".

Eravate molto legati?
"Avevamo un rapporto personale bellissimo, costruito lavorando insieme, in particolare a quel capolavoro che è stato fondamentale per la mia carriera, ovvero Il Gran Concerto, un programma di divulgazione della musica classica che ho fatto per 4 edizioni a Torino con l'orchestra sinfonica della Rai. Abbiamo sperimentato la bellezza e il piacere di stare insieme e di farlo in maniera coinvolgente, serena e rispettosa. Tutto questo ce lo siamo trascinato sempre negli impegni che via via condividevamo. Anzi, che io ho condiviso con lei".

Un consiglio che le dava sempre?
"Dedizione, abnegazione, umiltà, meticolosità. Tutto quello di cui c'è bisogno per esercitare in maniera artigianale un mestiere. Cercare sempre di essere preparati, di arrivare in studio forti dell'esperienza. Questo ti dà sicurezza e il pubblico lo percepisce. Quando sei preparato il pubblico ti premia, è lui il nostro editore. E poi mi ha insegnato ad avere grande considerazione delle persone che lavorano ad un programma e che vanno premiate". 

Raffaella Carrà era molto devota a Padre Pio. La fede era un'altra cosa che vi univa?
"Negli anni in cui ci siamo frequentati non ho mai percepito da parte di Raffaella una sua lontananza dai valori di bene anche legati alla fede, però è un argomento che non è mai venuto fuori in maniera preponderante. Non ho condiviso con lei questa esperienza. Ho conosciuto meglio la sua fede quando è successo quello che è successo e adesso è un elemento che mi unisce ancora di più a lei. In questo momento, in una dimensione non più fisica, mi sento unito a Raffaella nel pensiero, nelle intenzioni e nella preghiera". 

Due anni fa ha scritto un libro insieme a sua moglie, 'Ho scelto Gesù. Un'infinita storia d'amore'. Quando ha scelto Gesù nella sua vita?
"In realtà è lui che ha scelto me. Ognuno di noi è chiamato e scelto da Dio, questo lo si sente e lo si percepisce con i sensi della fede. E' un riconoscersi figli bisognosi dell'amore del Padre e riconoscere che nel rapporto con Gesù Cristo tu hai quella fonte di bene, di esempio, di consolazione e di forza che spesso nella nostra quotidianità può mancare. Quando si è presentata l'occasione abbiamo scritto questo libro, che in realtà è un rendimento di grazie ed è una testimonianza di quella che è la nostra esperienza di fede. Un dono a disposizione di tutti, purché siano con il cuore e con la mente aperti e disposti a riceverlo". 

Vi siete sposati in chiesa sei anni dopo il rito civile. Il vostro matrimonio è cambiato con la fede?
"Ci siamo sposati nel 2008 civilmente, perché in quel momento le possibilità erano quelle, poi il vero matrimonio è stato celebrato dopo. Ci siamo sposati il 6 aprile del 2014. Davanti a Dio siamo quasi sposini. La nostra vita è Cristo-centrica, è una relazione costante, soprattutto nel servizio e nella vicinanza alle persone, di famiglia ma anche estranee, che poi in Cristo diventano fratelli e sorelle".

Cosa la rende felice?
"Mi rende felice aver aperto gli occhi stamattina, la giornata che sto vivendo, questa chiacchierata. Nonostante i colpi della vita io credo che sia un grande dono, di valore inestimabile. Se ci sforziamo un po', andando oltre le nostre miserie umane e i nostri limiti, c'è sempre un motivo per benedirla ed essere grati".

Ci riesce sempre?
"Ci provo sempre, con perseveranza e fiducia. Provo ad essere felice anche quando i periodi e le giornate, come per tutti, ti mettono a dura prova per tanti motivi. Cerco di esserlo lo stesso". 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Alessandro Greco: "Devo tutto a Raffaella Carrà. Ora vicino a lei nella preghiera"

Today è in caricamento