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Mercoledì, 8 Dicembre 2021

In tv vietato essere contro l'aborto

"Noi siamo contrari all'aborto in ogni sua forma". Questa la frase pronunciata da Alfonso Signorini al Grande Fratello Vip, in prima serata su Canale 5, che ha scatenato la bufera. Estrapolata da una gag tra il conduttore e Giucas Casella, a cui era stato fatto credere che la sua amata cagnolina Nina fosse rimasta incinta di un pastore maremmano (da lì la frase, obiettivamente infelice, dell'illusionista: "La faccio abortire"). Nei reality, si sa, tra alto e basso non c'è tutta questa differenza, così un siparietto goliardico si è trasformato presto in un processo mediatico dal quale il conduttore ne esce a pezzi. "Un insulto a tutte le donne", "parli a nome di chi?", "non hai rispetto", sono alcune delle critiche più leggere mosse al padrone di casa a cui, sui social e non solo, in molti stanno dando ripetizioni di storia e diritto ricordandogli l'esistenza della legge 194, che dal 1978 in Italia consente alla donna di ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza. 

Signorini un errore l'ha fatto ma non è quello di essersi detto contrario all'aborto. O perlomeno non dovrebbe essere quello, in nome della sacrosanta libertà di opinione e di espressione. Il conduttore ha toppato ad usare il plurale, parlando a nome di un programma, forse di un'intera azienda o peggio di una popolazione che nel 1981, chiamata a votare nel referendum abrogativo sull'aborto, si espresse contraria per il 68%. Quello di Alfonso Signorini è stato senza alcun dubbio uno scivolone, avrebbe però potuto - e forse dovuto - fare meno rumore. Tanto frastuono fa nascere diverse domande. Perché procamarsi contrari all'aborto suscita questo clamore? Se Signorini si fosse espresso a favore, le critiche contrapposte avrebbero avuto la stessa risonanza? Il 'noi', in quel caso, sarebbe stato così opinabile? Alla luce di questa vicenda (non la prima e certamente neanche l'unica) non si può negare che in tv parlare in un certo modo di certe tematiche sembri quasi vietato, e se concesso equivale a comprare un biglietto di sola andata verso il massacro. 

La tesi del pensiero unico

A rispondere alle nostre domande è Matteo Fraioli, direttore di CitizenGo Italia - associazione prolife -, che inizia proprio da quel "noi" dello scandalo: "Certe cose in tv non si possono dire, altre sì. In quel caso il 'noi' va rispettato. Mi complimento con Alfonso Signorini per il coraggio dimostrato, ha tutta la nostra solidarietà. E' un personaggio dello spettacolo, conosce benissimo le dinamiche con cui si puniscono pubblicamente i dissidenti del pensiero unico". E qui si apre un mondo: "Il pensiero unico è quello che si crea intorno a un'idea che non può essere contestata - spiega Fraioli a Today - A favore di chi va il pensiero unico? Sicuramente a favore di un gruppo di lobby. Non sono un investigatore che riesce ad entrare nei finanziamenti pubblici, o in quelli per le tv statali o private, però sicuramente ci sono degli interessi molto forti per quanto riguarda la presa di potere di certe ideologie che non possono essere contestate. Questo lo vediamo quotidianamente, ovunque, dalla televisione a Netflix, sui social. Noi prolife e profamily veniamo limitati nei nostri discorsi". Insomma, due pesi due misure, continua il direttore dell'organizzazione: "Lo spazio mediatico è uno spazio esclusivo e ci tengo a sottolineare che è anche di esclusione. Non tutti possono partecipare al dibattito pubblico. Il caso di Signorini è uno su tanti. Ricordiamoci anche gli attacchi subiti da Platinette (Mauro Coruzzi, ndr) quando si è espresso sull'utero in affitto. Quello che si cerca di fare è creare una tensione coercitiva per cui se ti azzardi ad uscire da una determinata tematica, provando a portare un'altra opzione, vieni fatto fuori. Nell'era del pensiero unico non c'è spazio per la discussione o per il dissenso - prosegue - Si vuole vendere un'idea e basta. Il mondo prolife è in crescita esponenziale, perché le persone non sono stupide. I nostri studi, le nostre posizioni in difesa della vita, della famiglia, si poggiano su dati scientifici e ragionamenti che molte volte sono inconfutabili. Forse è per questo che non ci lasciano spazio, perché la verità porta con sé un grande peso".

"Imbavagliati dalla tv"

Se Signorini si fosse espresso in prima serata a favore dell'aborto, una replica in difesa della vita avrebbe avuto la stessa risonanza? "Non sarebbe successo nulla, come non succede mai nulla" risponde Matteo Fraioli, che aggiunge: "Saremmo stati magari noi in quel caso a contestare l'abuso del servizio privato o del servizio pubblico sui nostri canali, ma a livello mediatico non avremmo avuto nessun tipo di risonanza. Nessuno avrebbe ripreso questa contestazione. C'è da dire, poi, che questo tipo di contestazione vorrebbe aprire a una discussione reale e concreta: è questo che tante volte cerchiamo di fare, ma ci viene negato. Questa è la palese dimostrazione che siamo noi quelli che vengono imbavagliati e a cui viene impedito di parlare. Dicano quello che vogliono la Lucarelli e compagnia bella, che tanto si riempiono la bocca di diritti quando sono i primi a negarli". 

Esiste una dittatura mediatica?

Tornando al "noi" di Signorini, per quanto sbagliato non sarebbe però così distante dalla realtà: "Quel 'noi' può non rappresentare il pensiero di tutti, ma rappresenta il pensiero di molti - dichiara il presidente di CitizenGo Italia - Dall'altra parte possiamo dire che esiste un altro 'noi' che vuole a tutti i costi tappare la bocca a chi vorrebbe dire la sua su un tema così delicato e importante, come ha fatto Signorini". Non sarebbe dunque così fuori luogo parlare di dittatura mediatica: "Certo che si può parlare di dittatura mediatica. Sui nostri temi c'è una censura. Noi di CitizenGo siamo stati ripetutamente censurati per le nostre campagne. Noi come altri. L'ultima, nel 2018 quando Virginia Raggi ha fatto rimuovere i nostri cartelloni provita in cui non facevamo altro che affermare il diritto alla vita di ogni essere umano". 

"L'aborto in ogni sua forma"

Oltre ad aver erroneamente parlato a nome di una collettività di un tema così delicato, l'altra cosa che viene contestata ad Alfonso Signorini è l'ultima parte della sua dichiarazione provita. "L'aborto in ogni sua forma". E qui anche per un attivista prolife è come camminare su un filo spinato. Qui entrano in gioco le sofferenze più profonde di una donna, messa davanti a una scelta così difficile per un motivo di salute o perché vittima di una violenza. Fraioli fa delle precisazioni: "Si parla di aborto terapeutico, ma l'aborto non è mai terapeutico. Questo è un neologismo costruito appositamente per dare una parvenza di cura rispetto ad un'azione che uccide una vita. Un medicinale è terapeutico quando serve per curare una malattia - spiega - Parlare di aborto terapeutico è come dire che un bambino è forse un cancro, ma sappiamo che non è così. Un bambino è vita". E sui casi di violenza: "Oggi su 42 milioni di aborti l'anno, vorrei sapere quanti se ne contano per violenza ricevuta. Non mi esprimo sulla questione violenza, che è estremamente personale e delicata, ma dico solo che ci sono anche casi di donne coraggiosissime che sono state aiutate e sostenute dallo Stato, hanno dato la vita a quei figli e la loro esperienza è che l'hanno ricevuta indietro. Sono storie vere, ma sempre taciute". Infine, sulla legge 194: "A noi piacerebbe che fosse realmente applicata, cosa che non avviene. La 194 dice che l'aborto deve essere l'ultima spiaggia, eppure tutto quello che c'è prima viene omesso: gli aiuti, i sostegni economici. Prima di essere una battaglia normativa la nostra è una battaglia culturale - dichiara il direttore dell'organizzazione -. Noi denunciamo l'ipocrisia dirompente con cui una certa politica, una certa cultura e un certo associazionismo pretendono di parlare di diritti lasciando che milioni di bambini vengano sterminati. Il nostro motto è che i diritti nascono nel grembo materno, assieme alla persona. Questa è la nostra battaglia, che poi si trasforma in prevenzione verso tutte quelle ragazze e donne che molte volte non riescono a realizzare il vero significato di un gesto del genere - conclude -. Vengono bombardate mediaticamente da questa propaganda che non ha nessun tipo di controparte né la vuole". Controparte. Opinione, posizione. Quella che in tv non sempre si può esprimere senza pagarne le conseguenze. Signorini docet.

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