Giovedì, 4 Marzo 2021

Così nacque la ‘tv del dolore’: la storia di Alfredino Rampi che 40 anni dopo diventa una miniserie su Sky

Il 10 giugno del 1981 a Vermicino un bambino di sei anni scivolò in un pozzo e fu recuperato senza vita 28 giorni dopo. Fu allora che per la prima volta il dolore si fece televisivo, mandando in diretta l’atrocità di una tragedia straordinaria e, come tale, realmente devastante

Alfredino Rampi, morto a Vermicino nel 1981

Il pianto, i volti contriti, le domande dell’intervistatore a cui seguono i silenzi degli intervistati sono alcuni degli elementi della cosiddetta ‘tv del dolore’, micidiale miscuglio di elementi sapientemente manipolati per intrattenere il pubblico con la scusa di informarlo. Non a caso è “infotainment” il termine che gli addetti ai lavori affiancano a questi spettacoli, a questi ‘show’, per rimanere in tema di inglesismi, voce derivante dall’incrocio di “information” ed “entertainment” che insieme riassumono la pratica ormai rodata di coinvolgere e magari di sconvolgere anche, se possibile. Di fondo deve esserci un dramma, una tragedia da raccontare e descrivere come un caso clamoroso e impressionante, e tale, tristemente tale, fu quello che 40 anni fa turbò l’Italia intera, affranta e stravolta dalla disgrazia di Alfredino Rampi che a sei anni scivolò in un pozzo artesiano il 10 giugno del 1981 per essere recuperato senza vita 28 giorni dopo. Fu allora che il Paese per la prima volta si ritrovò tutto riunito davanti ai piccoli schermi casalinghi per assistere alle complicate operazioni di soccorso durate tre giorni. Fu in quel momento che per la prima volta il dolore si fece televisivo, mandando in diretta l’atrocità di una tragedia davvero straordinaria e, come tale, realmente devastante.

Tragedia di Vermicino: la storia di Alfredino Rampi che tenne l’Italia con il fiato sospeso

Era la sera del 10 giugno 1981 quando a Vermicino, tra Roma e Frascati, il piccolo Alfredo di sei anni chiese al padre di fare un tratto di strada da solo a piedi, attraverso i prati, durante una passeggiata che li stava riportando a casa. Perso di vista, la famiglia iniziò a cercarlo invano, per poi allertare in serata le forze dell’ordine. Iniziarono così le ricerche convulse da parte di tutti senza esiti, finché non si decise di considerare l’ipotesi della nonna del piccolo che chiese di controllare in un pozzo scavato in un terreno vicino anche se coperto da una lamiera tenuta ferma da sassi, messa – ma questo si seppe dopo – dal proprietario del terreno dopo la caduta del bambino. Infilando la testa nel pozzo, un agente di polizia sentì così i lamenti del bambino, bloccato a una profondità di 36 metri in un cunicolo. In un primo momento si pensò di legare una tavoletta di legno a una corda e di calarla nel pozzo affinché il bimbo si potesse aggrappare, ma la fune si spezzò, lasciò la tavoletta incastrata a 24 metri di profondità e ostruì il condotto. Allora si tentò di scavare un tunnel parallelo da collegare, attraverso un cunicolo orizzontale, al punto in cui si trovava Alfredino, usufruendo anche di perforatrici sempre più potenti per scavare la roccia.

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(I soccorsi al piccolo Alfredino Rampi a Vermicino)

L’arrivo della Rai

Intanto che le operazioni di soccorso si facevano sempre più complesse, a metà giornata dell’11 giugno, arrivarono le troupe della Rai che, persuase dalle parole del capo dei Vigili del Fuoco Elveno Pastorelli sicuro che il salvataggio sarebbe presto avvenuto, rimasero a documentare quei momenti, immagini per i telegiornali che seguirono in diretta ogni passaggio con una staffetta tra le tre reti Rai. Pare che fossero circa 10mila le persone che si mobilitarono su quei luoghi spinte dalla curiosità mediatica e, con loro, un seguito di venditori ambulanti di cibo e bevande. Nel pozzo scese poi un volontario, Isidoro Mirabella, che parlò ad Alfredino, ma non riuscì a salvarlo. Le operazioni di scavo per completare il tunnel continuarono, però nel frattempo il bambino aveva smesso di rispondere ai soccorritori e i medici avvertirono che il suo respiro si stava affievolendo. Era il 12 giugno e alle 16:30 arrivò sul posto anche il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Completata la costruzione di un cunicolo orizzontale che metteva in comunicazione il pozzo in cui era il bambino con quello parallelo, si constatò che il bambino intanto era scivolato ancora più in basso, a una profondità di 60 metri.

Un tipografo d’origine sarda, Angelo Licheri, si fece calare nel pozzo, riuscì ad allacciare l’imbracatura ad Alfredino, ma alla fine gli sfuggì di mano; fu poi la volta di un altro speleologo che riferì che il bambino non respirava più, affermazione confermata da uno stetoscopio che non percepì più il battito cardiaco. Si decise, allora, di immettere azoto liquido nel tunnel per conservare il cadavere del bambino che fu recuperato 28 giorni dopo, l’11 luglio.

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(Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini sul luogo della tragedia)

La risonanza mediatica

La tragedia del Vermicino fu seguita a reti unificate per ben 18 ore catturando l'attenzione di circa 21 milioni di persone. Il Tribunale civile di Roma decretò in seguito il divieto di pubblicazione delle sequenze filmate in cui Alfredo Rampi “piange o singhiozza”, “chiama la mamma o i soccorritori” e quelle in cui “i genitori e altri soccorritori cercano di tranquillizzarlo”, parti della registrazione di una diretta integralmente custodita negli archivi della Rai.

La storia di Alfredino Rampi diventa una serie tv

Adesso che il filone delle serie tv basate su storie realmente accadute ha preso piede come potente mezzo che narra la storia, quella vicenda diventa 'Alfredino - Una storia italiana', una miniserie prodotta da Sky e da Marco Belardi per Lotus Production (una società Leone Film Group) per raccontare un trauma comune superato a fatica dalla sensibilità collettiva dell’epoca. Un evento che appartiene alla memoria storica dell'Italia quello di Alfredino, importante per la comunità che da quell’avvenimento ha giovato dell’impulso decisivo alla costituzione della Protezione Civile com'è concepita oggi. Nella serie, accanto ad Anna Foglietta che interpreterà la madre di Alfredino, la signora Franca Rampi, c’è anche Francesco Acquaroli nei panni del comandante dei Vigili del fuoco Elveno Pastorelli, Vinicio Marchioni (Nando Broglio, il vigile del fuoco che provò a tenere compagnia e a motivare Alfredo durante quelle terribili ore), Luca Angeletti (padre di Alfredo). E ancora, tra gli altri, Riccardo De Filippis nei panni di Angelo Licheri, "l'Angelo di Vermicino", ultimo a calarsi nel pozzo e a provare a salvare Alfredo, e Massimo Dapporto nel ruolo dell'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini che arrivò sul posto della tragedia per assistere alle operazioni di soccorso.

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