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Lunedì, 16 Maggio 2022
l'intervista

Anna Valle è Lea: "Essere mamma mi ha aiutato. Coi miei figli parlo di tutto, ma non perdo l'autorità"

Protagonista della nuova fiction di Raiuno, ne parla su Today. Un ruolo complicato che racconta il dramma della perdita di un figlio, ma anche la voglia di rinascere

Nella fiction è una donna che prova a rinascere dopo la perdita di un figlio e la fine del matrimonio, nella realtà una mamma alle prese con una figlia adolescente - Ginevra, di 14 anni - e un altro alla soglia, Leonardo, nato nel 2013. Rientrata da pochi giorni da Sanremo, dove ha presentato Lea, un nuovo giorno - la nuova serie di Raiuno di cui è protagonista - Anna Valle si gode oggi il successo dell'esordio. La prima puntata ha conquistato quasi 5 milioni di spettatori con oltre il 20% di share, confermando la grande affezione del pubblico nei confronti del genere medical. Un boom non così scontato, soprattutto quando in palinsesto c'è un gigante come Doc, ma l'attrice, tra i volti più amati delle fiction, è una granitica certezza. 

Non posso iniziare senza chiederle di Sanremo, dove è andata proprio per presentare Lea, un nuovo giorno.
"Andare a Sanremo fa sempre un effetto particolare. Avevo il terrore delle scale, ma è andata bene. Sono felice di aver avuto l'opportunità di parlare di Lea su quel palco, non capita sempre. Ero emozionata, per me era la prima volta, ma Amadeus rende tutto più semplice, ti mette a tuo agio".

Parliamo di Lea. Nel ruolo dell'infermiera non ti avevamo ancora mai visto.
"No, è vero. E' un personaggio molto bello ed è stato stimolante approfondirlo insieme a Giorgio Pasotti, capitanati da una regista donna, Isabella Leoni, con cui avevo già lavorato. Lea ha delle caratteristiche che mi fanno sorridere. A parte il dramma che racconta, ha questo caratterino non indifferente. A volte supera anche il limite deontologico perché si prende talmente tanto a cuore le cose che rischia di essere un tantino invadente. A fin di bene, ma sempre invadente. Ogni volta combina qualcosa. Rosa, la migliore amica, prova a tenerla a bada ma finisce spesso dal 'preside', il direttore dell'ospedale. E' un'empatica, istintiva, è una che non ama le ingiustizie. Dove vuole arrivare arriva, sempre per fare del bene. E' una persona appassionata".

Ci si rivede in queste caratteristiche?
"Sull'essere appassionata sì, anche io lo sono nel mio lavoro. Non amare le ingiustizie è una cosa che condivido con lei. A differenza di Lea però i miei limiti li rispetto. Lei è un pochino prevaricante, ai genitori dei bambini di cui si sta occupando, ad esempio, dice proprio tutto e non sempre a buon modo. Questo mi appartiene meno". 

Dopo Doc, un'altra serie medical su Raiuno. Teme il confronto?
"Sicuramente il confronto lo faranno. Doc è un prodotto bellissimo, ma il nostro è un altro racconto. E' un medical anche questo ma hanno le dovute differenza. Lea è molto al femminile, parliamo delle infermiere e del reparto di pediatria e anche le storie personali sono diverse". 

Lea ha perso il figlio all'ottavo mese di gravidanza. Essere mamma l'ha aiutata a immergersi in quel dolore?
"No. Una mamma non può pensare a quel dolore. Mi ha aiutata moltissimo Isabella Leoni, che mi ha dato anche dei riferimenti di storie che ho guardato e letto. Il dramma di Lea è qualcosa che è al di fuori di me. Immaginare di perdere uno dei miei figli mi fa troppo male, anche solo da pensare. Sapere però cosa significa essere mamma, quello sì, mi ha aiutato certamente". 

Che mamma è Anna Valle?
"Abbastanza amica. Non perdo la mia autorità come genitore, però sono molto vicina sia a Ginevra che a Leonardo. In questo momento forse più con Ginevra, che è più grande, parlo di tutto. Sanno che con noi possono dialogare. Io e mio marito (Ulisse Lendaro, sposato nel 2008, ndr)siamo due genitori molto presenti, soprattutto con il dialogo. Accogliamo i loro dubbi, le loro domande, anche i contrasti, perché spesso vogliono spiegazioni, proprio perché con loro abbiamo sempre parlato". 

Nella fiction Lea affronta anche un altro dolore, quello della fine del suo matrimonio. Un tema con cui è facile empatizzare...
"La fine del matrimonio di Lea e Marco è dovuta alla perdita del bambino. E' sicuramente un tema con cui si entra in sintonia, tutti quanti abbiamo avuto nella nostra vita un ex importante, ma non è quello a trainare la fiction. In tutti i personaggi c'è la ricerca della felicità, a volte consapevole, altre inconsapevole. C'è l'infermiera che cerca il principe azzurro, quella di cui non si sa molto sul suo privato, Lea che cerca di rimettere insieme i pezzi della sua vita e tra questi frammenti c'è anche l'amore con Marco". 

Lei è tra le poche attrici a non essere sui social. Una scelta controcorrente. Come mai?
"Perché non è una cosa che mi appartiene. Di solito sui social si postano cose personali e l'idea di rendere pubbliche le mie cose più intime non mi appartiene molto. Non mi viene proprio spontaneo pensare di aprire un mio profilo sui social". 

E con i suoi figli, su questo tema, come si comporta?
"Ne parliamo tanto. Per il momento neanche loro sono sui social, ma so che prima o poi ci verrà chiesto. Sono abbastanza tranquilla perché avendone parlato continuamente, anche delle problematiche che esistono in rete e che coinvolgono ragazzini della loro età, so che sia Ginevra che Leonardo saranno preparati. Più che preparati consapevoli di quello che possono portare e comportare i social". 

Lei è uno dei volti più amati delle fiction e la lista dei titoli è lunga. Ce n'è una a cui è particolarmente affezionata?
"Sicuramente la primissima che ho fatto, Commesse, perché è stata la prima e mi ha reso consapevole di quello che volevo fare, ovvero questo lavoro. Ero arrivata sul set già con con una grandissima passione, ma quella serie mi ha fatto capire che se ce la si mette tutta e la determinazione è forte le cose si possono fare. Mi ha dato il la. Un'altra serie a cui sono molto affezionata è quella che ho fatto con Alessandro Gassmann, Le stagioni del cuore: 12 prime serate che raccontavano la storia di una donna che ho amato particolarmente, Claudia Castelli. Trent'anni di storia italiana in cui il ruolo della donna all'interno della società è cambiato, partivamo dagli anni '40 e arrivavamo agli anni '70. Una storia bellissima. E poi Questo nostro amore, con Neri Marcorè. Quella è stata l'unica serie che ho fatto in tre stagioni e sono andate anche molto bene tutte e tre".

Anche con Sorelle non c'è stato verso di fare la seconda stagione, nonostante il successo...
"No. Stagione unica anche Sorelle, ma lì il finale chiudeva tutto il cerchio". 

Il prossimo ruolo che vorresti fare?
"Sicuramente un ruolo controverso. Di solito i personaggi che ho fatto finora sono sempre stati più dalla parte del bene che da quella del male. Non dico che voglio stare dalla parte del male, però sarebbe interessante e stimolante fare un personaggio che sia un po' più grigio, che faccia cose che noi non faremmo. Un ruolo più cupo".

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