Ares Gate, Lorenzo Crespi tuona: “La storia è vera. Adua venga messa sotto protezione”

L’attore si dice preoccupato per l'incolumità della collega concorrente del GF Vip dopo le rivelazioni su una vicenda che si arricchisce di elementi sempre più inquietanti

Lorenzo Crespi

Una nuova voce si leva dai social per commentare la vicenda che, nata dal dialogo tra Adua Del Vesco e Massimiliano Morra nella Casa del Grande Fratello Vip, sta diventando con il passare delle ore un vero e proprio caso noto come ‘Ares Gate’, dal nome della casa di produzione ora fallita che per anni ha realizzato fiction di successo. A parlare adesso è l’attore Lorenzo Crespi, che in vari tweet e su Instagram ha tuonato contro un oscuro mondo che avrebbe radici già dagli anni ’80.“La storia di Adua è una storia triste, orrenda, vera, che inizia verso la fine degli anni 80 inizio anni 90, coinvolge tutti, trent’anni di Mediaset, fiction, spettacoli, uomini potentissimi, politici…”, si legge nel suo post che prosegue auspicando che Del Vesco,  una volta fuori dal reality di Canale 5, venga aiutata e soprattutto protetta perché “in pericolo”.

“L'unica cosa che vi chiedo è gentilmente se iniziate ad indagare fate sì che questa ragazza quando esce dal #GfVIP venga messa subito sotto protezione,perché potrebbe essere in pericolo,questo signor Lucifero ne ha fatte di tutti colori ma era coperto dalla solita famiglia..la sua produzione era una lavatrice”.

Ares Gate, il parere di, Nancy Brilli, Eva Grimaldi, Giuliana De Sio e Francesco Testi

Sul caso sono intervenute anche le attrici Nancy Brilli e Giuliana De Sio, che hanno raccontato come l'agenzia le avrebbe invitate ad "inscenare" alcuni flirt con attori vari al fine di ottenere una risonanza mediatica, ricevendo in cambio un rifiuto. Un secco 'no comment' è arrivato invece da parte di Eva Grimaldi, tra i volti più noti della Ares. Tutto tace per ora sul fronte Gabriel Garko, altro paladino delle fiction pistolere dei tempi. 

Avere un contratto con Ares Film aveva come conditio sine qua non quella di lasciare la vecchia agenzia e di tagliare i ponti con il proprio agente, questo perché la produzione aveva una propria agenzia di riferimento”, il commento di Francesco Testi, attore più volte protagonista di fiction prodotte da Ares: “Il paradigma su cui si fondava il progetto lavorativo era l’assoluta dedizione al lavoro e l’impossibilità di avere legami affettivi stabili (visti come potenziale distrazione dal progetto). Il tutto era perfettamente chiaro e diventava una scelta consapevole (nessuno mi ha mai puntato una pistola alla tempia)".

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