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Mercoledì, 25 Maggio 2022
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Bangla, Phaim Bhuiyan: "Racconto il sesso per i musulmani e le difficoltà di una coppia mista"

Dopo il film, uscito nel 2019, arriva la serie tv su Rai3. Il regista e protagonista ne parla su Today

(La videointervista a Phaim Bhuiyan)

Phaim Bhuiyan si definisce un "2 G". Italiano di seconda generazione. Nato e cresciuto a Roma 26 anni fa - nel quartiere Torpignattara - i suoi genitori sono del Bangladesh e lui da sempre convive con queste due culture che si contaminano, quella della sua famiglia d'origine e quella italiana. Un melting pot che ha raccontato tre anni fa nel film Bangla - con cui ha vinto un David di Donatello come miglior regista esordiente e ai Nastri d'Argento per la miglior commedia - e che adesso porta sul piccolo schermo in una serie tv da 8 puntate, in onda su Rai3, alle 20.20, dal 27 aprile al 6 maggio.

Regista e protagonista di Bangla - La Serie, Phaim ne parla su Today: "Il tema principale è l'amore. Abbiamo voluto raccontare attraverso una commedia romantica un italiano di seconda generazione che rispetta le regole dell'Islam e si va a scontrare con una ragazza agli antipodi, mentalmente molto aperta. Lui invece sente il peso della comunità, dei genitori, si sente sempre in conflitto - spiega - Vorrebbe viversi il suo amore e rispettare le regole inviolabili dell'Islam, tra cui il sesso prematrimoniale. Fa tutto gioco su questo tema". Su come i giovani musulmani vivono il sesso, il regista continua: "Più che tabù c'è rispetto per l'attesa, cosa oggi anomala visto che i primi rapporti si hanno a 15, 16, 17 anni. Tra i giovani musulmani c'è ancora l'idea di rispettare questa regola, c'è tutta un'altra prospettiva per sposarsi". Questa è una delle difficoltà più grandi che vivono i due protagonisti della serie, non distante dalla realtà: "Ci sono degli ostacoli per le coppie miste. Mi è capitato di sentire alcuni che per paura che i genitori rifiutassero di accettare una fidanzata di etnia diversa magari non ci provavano a priori, ho conosciuto altre coppie dove invece ha funzionato. Le difficoltà ci sono ma si possono affrontare parlandone, quella è la chiave più giusta. Speriamo di dare un minimo di speranza anche attraverso la serie". La strada verso l'integrazione che la società italiana sta prendendo, secondo Phaim è quella giusta: "Credo che piano piano ci arriveremo. I pregiudizi ci saranno sempre, sicuramente i libri, le serie, o anche la musica, aiuteranno a ridurli, ma ci vorrà tempo ancora. Però sono piccoli passi e ci si può riuscire". Un passo necessario? "Lo Ius soli. A livello burocratico mi è stata riconosciuta la cittadinanza a 18 anni, perché questa è la legge - spiega Phaim Bhuiyan - Si sta discutendo sul fatto di abbassare l'età per ottenere la cittadinanza, portandola all'età scolastica e secondo me è già un buon punto di partenza. Però perché non fare lo Ius soli, come è stato fatto in America, Francia, Inghilterra".

A tre anni dall'esordio come regista, Phaim oggi si sente "una persona migliore" e aggiunge: "Sono maturato e molto più consapevole delle mie potenzialità. Se mi dovessi guardare allo specchio mi farei un in bocca al lupo".

La storia

Phaim e Asia vivono una storia d'amore barricata in mezzo a mille divieti. Lui nato e cresciuto a Torpignattara, padre venditore ambulante, madre addetta alle pulizie di un albergo, musulmani osservanti. Lei, italiana da generazioni, padre proprietario di un locale e mediocre chitarrista, separato dalla madre di Asia che si è risposata con la sua fisioterapista: una famiglia ultramoderna, allargata e atea. Asia e Phaim appartengono a due mondi lontani e incompatibili. O almeno così sembra. Di sicuro mettersi insieme è stato semplice, naturale. L'incognita per loro è come andare avanti, visto il 'problema' di Phaim. Restare casto prima del matrimonio fino ad oggi non gli è stato difficile, ora però il sentimento per Asia e il desiderio di vivere con lei la sua prima volta lo mettono a dura prova. "Per fortuna c'hanno pensato i miei a salvarmi in calcio d'angolo. Ci trasferiamo a Londra per andare a lavorare nel ristorante di zio Barat... questo almeno mi risolve il problema del sesso, anche se mi dispiace 'na cifra partì proprio adesso che ho incontrato Asia...". Phaim cede all'idea di farlo con Asia solo una volta, prima di partire. E' il 'delitto' perfetto: faccio sesso, me pento, parto e bella lì... “. Perfetto mica tanto. A interrompere il momento magico tra i due nella cameretta di Asia arriva la telefonata della madre di Phaim, che non promette nulla di buono. E infatti: la partenza per Londra è annullata, di conseguenza salta anche il piano di Phaim di peccare una volta e basta. Del resto, se potrà vedere la sua ragazza tutti i giorni come farà a non cadere più in tentazione? Questo è ora il suo grosso, enorme problema. Asia e Phaim non si lasciano ovviamente, ma nemmeno si fondono in un corpo solo. Phaim è costretto a ricorrere sempre più spesso ai suoi mentori: Matteo il pusher e Rifat, l'Imam, che tutto fanno tranne aiutarlo. Chiederà sostegno ai suoi strampalati compagni di band, ragazzi di seconda generazione di origine bengalese, nati e cresciuti come lui a Torpignattara, che con Phaim condividono le contraddizioni del vivere a cavallo di due culture. Asia, intraprendente e curiosa com'è, prova a immergersi nel mondo di Phaim, a capirlo. Ma si tratta di un’impresa quasi impossibile, come sentenzia un po' scherzando Fede, la compagna d’università di Asia. I due, pur adorandosi, restano così in balia di ciò che vorrebbero e di ciò che invece non è permesso. Procedono per tentativi, si danno regole ferree. Tra avvicinamenti 'pericolosi', equivoci, imprevisti, omissioni necessarie e tradimenti più o meno immaginati, il loro amore riuscirà a trionfare?

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