Barbara Foria: "La comicità non ha sesso, eppure gli uomini sono avvantaggiati" | L'INTERVISTA

Nel cast di 'Enjoy', il nuovo comedy show di Italia 1, la comica si racconta senza filtri a Today

Barbara Foria, foto @Lucia Iuorio

Un avvocato mancato, Barbara Foria alle arringhe in tribunale ha preferito quelle sul palcoscenico, dove da anni si dedica alla sua vera vocazione, l'ars comica. Con un best of alle porte - il 1 aprile al Teatro Brancaccio di Roma - e un nuovo spettacolo in preparazione, dal 2 febbraio è nel cast di 'Enjoy', il comedy show di Italia 1 condotto da Diana Del Bufalo, insieme ad altri colleghi, divisi in due squadre. L'obiettivo del programma è quello di finanziare i progetti di solidarietà ideati e promossi da Mediafriends, la Onlus di Mediaset, Mondadori e Medusa, ma un pizzico di sana rivalità non manca. Il gender gap? Si nasconde anche dietro a una risata.

La domenica sera, su Italia 1, nel nuovo show 'Enjoy'. Due squadre di comici, ridete e scherzate, ma un pizzico di competizione c'è?
"Sì, in maniera goliardica, ma c'è. All'inizio non ci pensavi, ma quando capivi che era una gara e il pubblico doveva darci un voto, sicuramente un po' di competizione nasceva. Ci siamo divertiti tantissimo. E' stato bello fare questo programma, anche per la finalità che ha. Volevamo raccogliere quanti più soldi possibili per la nostra associazione di riferimento".

E fuori dallo show quanta rivalità c'è tra comici?
"Io non ne ho, in linea di massima, ma sicuramente c'è. Se c'è un programma in cui cercano 5 monologhisti, alla fine è una guerra. Dipende anche dagli spazi che sono riservati alla 'quota rosa', ahimè bisogna dirlo". 

barbara foria enjoy-2

Nella sua carriera ha spaziato in ogni settore. Se dovesse scegliere, tv o teatro?
"Teatro, senza esitazione. La televisione mi permette di portare il mio pubblico a teatro. Al primo posto per me c'è sempre il teatro, poi viene la televisione e infine il cinema. A teatro ho un impatto con il pubblico immediato e molto forte, non ho la quarta parete, non ho barriere, filtri, e mi diverto, come si diverte il pubblico. E' vero anche che la tv, soprattutto la diretta, ti dà una grande adrenalina perché in quel momento arrivi nelle case di milioni di persone ed è bellissimo, ma un bravo artista si vede a teatro. Il cinema invece che pesantezza, ci sono dei tempi morti e io non sono per i tempi morti. Poi è bellissimo vedere la realizzazione di tutto, però mamma mia...".

Gigi e Ross, anche loro nel programma, sono appena tornati da Sanremo, dove hanno condotto il Prima Festival. C'è un'occasione televisiva che sogna?
"Anche io era a Sanremo con loro, gli ho fatto un paio di scherzi. Noi abbiamo insieme la carriera televisiva, a 'Tintoria'. Siamo tutti figli di Gregorio Paolini. Ci sono due cose che mi piacerebbe fare. Prima di tutto un ruolo drammatico e non brillante, al cinema. Da un punto di vista attoriale mi piacerebbe interpretare qualche ruolo più impegnato. Per quanto riguarda l'aspetto comico, invece, mi piacerebbe fare un programma di interviste, tutto a misura mio. Un programma alla Foria".

Donne e comicità, prima parlava di 'quota rosa'. I colleghi uomini sono avvantaggiati in qualche modo?
"Sì sì, senza dubbio. Poi dipende dai colleghi uomini, ma in linea di massima sì. C'è sempre una percentuale più bassa di donne comiche rispetto agli uomini, nonostante credo ci siano molte donne comiche anche più brave e divertenti degli uomini. La comicità non è una questione di sesso, ma di bravura nel sapere far ridere o meno. Sembra che una donna comica sia un'anomalia. La regola è che la comicità sia maschile".

Retaggio culturale?
"Non lo so, sicuramente è abitudine. Da sempre i comici sono stati uomini. Quest'anno Serena Dandini ha riproposto 'La tv delle ragazze', poi però ci ha messo dentro anche Neri Marcorè e altri uomini. Allora anche lei ha mollato la vera tv delle ragazze?"

Il gender gap c'è anche in questo settore?
"Sì, sicuramente. Poi dipende, se penso ad esempio a Paola Cortellesi o alla Littizetto, penso che guadagnano di più di tantissimi comici uomini. Virginia Raffaele uguale. A parità di qualità e di fama però immagino di sì".

Le polemiche sul sessismo nel mondo dello spettacolo allora non sono così fuori luogo...
"A volte, come nel caso di Amadeus, vengono strumentalizzate. Si dà troppo peso a quello che si dice, qua sembra che se uno dice una parola fuori posto deve essere tacciato di sessismo, di razzismo o di omofobia. Su questo tante volte si eccede, si strumentalizzano tante cose. La verità però è che c'è qualche difficoltà in più per le donne, ma questo in tutti i settori, dai parrucchieri agli avvocati. Io conosco dei magistrati donne e avvocati donne che hanno gli attributi, anche se è brutto dire che le donne hanno gli attributi perché sembra che per essere in gamba devi essere equiparata ad un uomo ed è molto brutto. A me l'hanno sempre detto e l'ho sempre odiato". 

Uomini e donne ridono per cose diverse?
"Sì, loro ridono per le scemità. Loro ridono se vedono Pierino che si piega a guardare Edwige Fenech, è quello il genere. Io li ammiro, li invidio. Vorrei essere un uomo a volte, per provare quella sensazione di vuoto. L'invidia del pene? No, l'invidia della leggerezza della testa".

La donna quindi è più complessa anche nella comicità...
"Sicuramente. Anche lì poi è molto soggettivo, c'è a chi piace la comicità di battuta, a chi la comicità di situazione, il tormentone, i personaggi. La comicità è molto soggettiva e meno male".

E a lei cosa fa più ridere in assoluto?
"Le cose semplici. Mi fa ridere stare con i miei amici, prenderci in giro tra di noi. Rido molto anche a casa con mia madre e mio fratello. Cerco di sorridere di tutto, delle cose più sceme. Anche una cosa che può essere non comica mi piace renderla comica e riderci su".

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Quindi possiamo dire che è una delle poche comiche che è comica anche nella vita?
"Io faccio più ridere quando non sto sul palco. Sono ambitissima alle cene di amici. Mi piace stare in compagnia, ho la sindrome di quella che non vuole stare a casa. La tristezza dei comici? Quelli sono tristi anche sul palco. Secondo me però la virtù sta nel mezzo, io sono anche contraria ai comici che vogliono far ridere a tutti i costi. A quelli che devono fare per forza la battuta preferisco quelli tristi, almeno se 'stann zitt". 

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