Chi era Teodosio Losito, lo sceneggiatore morto suicida citato al GF Vip

A lui pare abbiano fatto cenno i concorrenti del reality Adua Del Vesco e Massimiliano Morra nel racconto che ripercorre un periodo inquietante del loro passato

Teodosio Losito al Festival di Sanremo del 1987

I racconti di Adua Del Vesco e Massimiliano Morra sono come i pezzi di un puzzle presi da una scatola e lanciati nell’etere, a disposizione di chi li ascolta e ora tenta di afferrarli per ricomporre un quadro dai colori noir. In queste ore l’attenzione dei telespettatori che sui social commentano il GF Vip è tutta per la conversazione incentrata su quelle che sembrano le dinamiche di una setta segreta in cui i due ex fidanzati, ora concorrenti del reality di Canale 5, sarebbero finiti anni fa.

Lucifer, Innominabile, energie negative, suicidi sono i termini del dialogo ora oggetto di ricostruzioni e dubbi rilanciati a colpi di tweet e di dichiarazioni televisive che, almeno per il momento, non giungono alla ricostruzione di una trama affidabile. Nessun nome è stato pronunciato dai due attori prestati allo show, nessuna identità è stata svelata. Ma un nome, “Teo”, pronunciato nel corso del dialogo ha indotto i più avvezzi al mondo dello spettacolo al riferimento a Teodosio Losito, sceneggiatore autore di fiction di successo morto suicida a gennaio 2019. “Tu hai visto cosa è successo? Io non ero lì quando è successa quella cosa, l’ho scoperta il giorno dopo alle 7 del mattino. Lui mi mandò un messaggio. Io gli volevo bene e so che anche tu ne volevi a lui”, ha raccontato Adua: “Io se rimanevo facevo la sua fine. Ero veramente sola e avrei fatto quella fine lì…”.

Gf Vip, Adua a Massimiliano sullo sceneggiatore morto: "Non è stato un suicidio" 

Chi era Teodosio Losito, lo sceneggiatore morto suicida citato da Adua Del Vesco

Teodosio Losito è morto suicida l’8 gennaio 2019 a 53 anni. Lo sceneggiatore era noto per aver firmato fiction di successo tutte trasmesse sulle reti Mediaset  (L'onore e il rispetto, Il bello delle donne, Caterina e le sue figlie, Il peccato e la vergogna, Io ti assolvo e Baciamo le mani) quasi tutte realizzate in coppia con il produttore Alberto Tarallo di Ares Film, con cui da vent'anni aveva instaurato un sodalizio sul piano professionale ma anche privato, instaurando con lui una relazione sentimentale. In giovanissima età Teodosio Losito aveva anche partecipato al Festival di Sanremo del 1987 con la canzone ‘Ma che bella storia’, ma la popolarità è arrivata negli anni seguenti, grazie alle produzioni televisive che hanno fatto il pieno di ascolti lanciando personaggi del calibro di Gabriel Garko e Manuela Arcuri.

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Bollato come re del trash dalla critica, Losito commentava i giudizi su di lui con un certo distacco: “Storcono il naso, ragliano come asini, ma io non amo le sfumature, i miei personaggi sono reali e in 16 anni di lavoro gli spettatori mi hanno sempre seguito. Ho iniziato con Il bello delle donne, lì ho messo esperienze, ricordi, anche i più tristi. Fai un sorriso e dietro c’è il dolore” raccontò lui in una rara intervista a Panorama nel 2014 che ripercorreva la sua storia, personale e professionale. “Ho preso a morsi la vita. Le mie esperienze non le considero scheletri nell’armadio: non ho rubato, non mi vergogno. Sono state importanti, mi hanno temprato: ero timido”, disse riguardo all’esperienza sul palco dell’Ariston, arrivata dopo anni di lavoretti saltuari svolti di giorno (ortolano, ma anche modello) per frequentare le scuole serali di ragioneria. E ad Aldo Grasso che sul Corriere della Sera parlò di “estetica queer” riferendosi alle sue fiction: “Ma cosa vuol dire? Provate a chiederlo a uno spettatore, non lo sa. È lo snobismo dei critici che in passato hanno ucciso il cinema e ora ci provano con la televisione”, replicò Losito: “Che sono omosessuale lo sanno tutti, io e Tarallo non lo abbiamo mai nascosto. Grasso sarà inciampato con lo sguardo sulle maglie della veletta che indossa quando scrive col piglio da maestrina”.

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