Giovedì, 6 Maggio 2021
l'erede di montalbano?

Claudio Gioè: "Makari? Non mi aspettavo un successo del genere". E sulla seconda stagione...

L'attore, che nella fiction interpreta il protagonista Saverio Lamanna, parla della pesante responsabilità di ricevere il testimone da un gigante come Montalbano

Claudio Gioè nella fiction 'Makari'

Makari continua a sbancare l'Auditel, confermandosi di settimana in settimana una delle fiction di maggior successo di questa stagione Rai, eppure il risultato non era così scontato. Parola di Claudio Gioè, che ai microfoni dei Lunatici, su Rai Radio2, commenta: "Credo non se lo aspettasse nessuno. Avevamo un carico alle spalle molto gravoso, prendevamo il posto il lunedì sera del mitico Commissario Montalbano, giravamo in Sicilia come lui, non nascondo che c'era un carico di responsabilità che ci gravava".

Makari è la nuova fiction con Claudio Gioè su Rai 1: anticipazioni puntate, trama, cast e romanzo

Eppure esame superato a pieni voti: "L'affetto del pubblico ci ha riempito di gioia e ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo - continua l'attore - Cosa c'è di me nel personaggio di Saverio Lamanna? E' stato importante entrare nel mondo di Gaetano Savatteri, leggendone romanzi e racconti. E' stato emozionante entrare nei panni di Saverio, parliamo di un palermitano che ha più o meno la mia età, che decide di tornare in Sicilia dopo un lungo periodo di lavoro a Roma. Una cosa che ha coinciso con la mia biografia recente. Sono tornato da due anni a Palermo dopo ventisette anni vissuti a Roma". Davanti a numeri così importanti e all'apprezzamento del pubblico, una seconda stagione sarebbe quasi d'obbligo, ma Gioè non si sbilancia: "Non so niente, ho ricevuto tanti complimenti, ci siamo felicitati con la produzione, ma ufficialmente o ufficiosamente non mi hanno comunicato nulla. Non ho notizie fresche".

Claudio Gioè, dall'accademia di recitazione al successo con 'Il capo dei capi'

Claudio Gioè si appassiona alla recitazione da giovanissimo e si trasferisce a Roma per studiare, nonostante la famiglia inizialmente non era d'accordo: "Avevo 15 anni, ho fatto un corso di teatro scolastico, ho visto che la cosa mi interessava, avevo voglia di approfondire l'arte drammatica, e sono arrivato alla Silvio D'Amico di Roma - racconta - A 18 anni mi sono dovuto trasferire a Roma, ho studiato tre anni in accademia e poi sono rimasto cercando di coltivare la mia passione e incrociando una serie di set. Ho provato a scegliere sempre cose che in qualche modo avrei avuto voglia di vedere anche io da spettatore. Come hanno preso in famiglia la mia scelta? Non è facile spiegare a dei genitori che sono preoccupati per il tuo futuro che vuoi fare l'attore. Avrebbero preferito un lavoro più stabile, ai tempi c'era il mito del posto in banca. Poi è crollato tutto, alla fine mai dire mai, le idee vanno aggiornate, la precarietà della nostra arte si è connessa con una precarietà sociale che ha invaso tutti. Il posto fisso non mi interessava all'epoca, non mi interessa oggi".

Ancora sulla sua carriera: "Il momento in cui hanno iniziato a riconoscermi per strada? Con 'I cento passi' ho avuto un inizio di riconoscibilità. Avevo 24 anni, mi ricordo che a Venezia fu presentato il film e lì è stato un bellissimo momento. Poi la grande popolarità mi è arrivata con 'Il capo dei capi', che fece ascolti straordinari.  Quegli ascolti hanno portato con se tutta una serie di cose, tra cui anche una dose di popolarità. Ma ero già grandicello, avevo 33 anni, tanti anni di gavetta alle spalle, tanti anni in cui non avevo lavorato. Dopo 'I cento passi' ebbi una grossa delusione, pensavo che fare il proprio lavoro bene potesse aprirti possibilità in questo mondo del cinema, poi ho capito che non bastava, ci sono tutta una serie di cose, di incontri fortuiti, di coincidenze che devi cercare di prendere al volo, che poco c'entrano col tuo talento e la tua passione. Anche se io ho sempre cercato di farmi guidare da questo. Dalla passione. Dopo un ruolo mi riguardo sempre. Non capisco i colleghi che dicono che non si riguardano. Non ci credo e non capisco come facciano a migliorarsi se non si riguardano. O sono estremamente sicuri di se stessi, cosa che io non sono. Io ho sempre bisogno di verificare, capire in un secondo momento, quello che ho fatto e come è stato usato dai montatori e dai registi". 

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