Domenica, 28 Febbraio 2021
tragedia famigliare

La madre di Daisy Coleman morta suicida si è tolta la vita quattro mesi dopo la figlia

La tragedia è avvenuta qualche ora fa: su Facebook il suo ultimo post dedicato alla figlia 23enne protagonista del documentario Netflix in cui raccontò gli abusi sessuali subiti

Daisy Coleman

A quattro mesi dalla scomparsa della figlia Daisy Coleman morta suicida, si è tolta la vita anche Melinda Moeller Coleman, la madre della 23enne protagonista del documentario Netflix in cui raccontò gli abusi sessuali subiti quando ancora frequentava il liceo.

Il corpo di Melinda, 58 anni, è stato trovato ieri sera, come ha annunciato su Instagram SafeBae, gruppo di prevenzione delle aggressioni sessuali avviato da Daisy: "Siamo scioccati e increduli nel condividere con la nostra famiglia SafeBae che abbiamo perso Melinda Coleman per suicidio questa sera”, si legge nel post: "Melinda era una veterinaria, madre e moglie devota e body builder di talento”.

Su Facebook, l'ultimo post di Melinda per sua figlia risale a poche ore prima della morte: “Non ci sono abbastanza ti amo di quelli che ti avrei potuto dire quando ti tenevo in braccio, fredda, spezzata e morta. Ti ho tenuto a me come una bambina, piccola mia. La bambina che ho tenuto in braccio quando sei venuta a questo mondo. È sempre stato il mio più grande onore, la mia più grande gioia essere la tua mamma e la tua migliore amica. La tua ‘mamma orsa'.

Il suicidio di Daisy Coleman

Daisy Coleman è morta suicida a soli 23 anni lo scorso agosto. La ragazza fu protagonista, insieme ad Audrey Pott, di 'Audrey & Daisy', il documentario pluripremiato del 2016 di Netflix che racconta gli abusi e le violenze sessuali subite quando ancora frequentavano il liceo. Il corpo della Coleman è stato trovato dopo che la madre, Melinda, ha allertato la polizia, preoccupata per lo stato di salute della ragazza.

Il documentario di Netflix 'Audrey & Daisy'

Il documentario 'Audrey & Daisy', diretto da Bonni Cohen e John Shank e presentato in anteprima al Sundance Film Festival del 2016, descrive nel dettaglio la storia di abusi e violenze sessuali subiti da Daisy Coleman e Audrey Pott, in particolare, delle accuse rivolte all’allora 17enne Matthew Barnett, che avrebbe stuprato la Coleman ad una festa nel Maryland nel 2012, quando la ragazza aveva 14 anni. Il caso fu archiviato senza alcuna condanna per Barnett, secondo i Coleman, per via dei legami politici locali della famiglia del ragazzo. La notizia fece scalpore a livello nazionale, e la famiglia Coleman fu costretta a lasciare il Maryland per via degli abusi e delle minacce subite online e a scuola da Daisy dopo l’accaduto. Audrey Pott fu invece aggredita a Saratoga, in California, nel settembre 2012. Si tolse la vita dieci giorni dop.

Dopo aver lasciato il Maryland, Daisy Coleman ha frequentato il Missouri Valley College ed è stata co-fondatrice della SafeBae (Safe Before Anyone Else – Al sicuro prima di chiunque altro), un'organizzazione no-profit dedicata a porre fine alle violenze sessuali tra studenti delle scuole medie e superiori. L'organizzazione aiuta anche i sopravvissuti a far fronte alle loro esperienze.

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