Giovedì, 13 Maggio 2021
dietro lo show

Elodie, è nata una stella: “Così abbiamo ideato la sua performance a Sanremo”

Intervista a Carolina Stamerra Grassi, direttore creativo dell’esibizione della cantante entrata da co-conduttrice e uscita di scena da regina del palcoscenico

Elodie nell'esibizione del Festival di Sanremo 2021

Tra i ricordi dello storico Festival di Sanremo appena concluso, almeno tre sembrano gli elementi destinati a restare impressi nella memoria del pubblico fermo davanti alla tv durante il coprifuoco della pandemia: i Maneskin che espugnano il tempio sacro della musica italiana con un brano che più rock di così non si poteva; le poltrone rosse del teatro Ariston privato del suo pubblico; la performance di Elodie, protagonista di un madley che è già nella storia della kermesse.

Ma se la band veniva da anni di successi che hanno trovato lì una meritata consacrazione e la platea vacante è risultata conseguenza della conclamata condizione di distanziamento sociale, bellissima rivelazione si è manifestata la 30enne romana, entrata come cantante prestata alla conduzione di una delle serate e uscita di scena da regina del palcoscenico.

Evidente il suo talento, dirompente almeno quanto l’avvenenza indiscutibile esplosa nel tripudio di uno show cantato e ballato che, durato meno di cinque minuti, ha mostrato il risultato di di una preparazione lunga e minuziosa oggi raccontata da chi l’ha curata e pensata in ogni dettaglio. Perché è sempre ovvio considerare il personaggio, ammirarlo e applaudirlo come giusto che sia; meno, invece, pensare alle figure professionali che determinano la perfetta riuscita del contesto in cui lui brilla, lavorando alla penombra di un dietro le quinte inaccessibile alle luci della ribalta.

Di come sia nata la performance di Elodie, con quanta attenzione sia stata pensata e studiata in ogni elemento - dai costumi alle luci, dalla formazione di un corpo di ballo segnato anche dalla positività al Covid di una ballerina alle luci di una regia sapientissima – ne abbiamo parlato con Carolina Stamerra Grassi, direttore creativo dell’esibizione sanremese e, prima ancora, di eventi come ‘Revelation Tour’ di Mika, ‘Laura e Biagio stadi 2019’ di Pausini e Antonacci, la performance di Mahmood all’Eurovision 2019.  

Qual è il ruolo del direttore creativo in uno spettacolo come quello di Elodie al Festival di Sanremo?

Il direttore creativo è una figura professionale che progetta l’esibizione condividendola con l’artista. Nel caso di Elodie la casa discografica aveva deciso che cantasse un medley composto dalle sue canzoni più famose come Guaranà e Andromeda, insieme ad alcuni successi italiani e internazionali, come ‘Vogue’ di Madonna, ‘La luna bussò’ di Loredana Bertè, ‘Rumore’ di Raffaella Carrà, ‘Crazy in love’ di Beyoncé. Alla base c’era un progetto musicale curato da Dardust che mi è stato consegnato affinché lo trasformassi  in una performance che potesse, insieme, divertire e intrattenere. Da lì sono partita per costruire un’esibizione attorno ad Elodie che regalasse al Festival quei cinque minuti di intrattenimento proprio come si faceva prima del Covid.

Quindi partendo dalla musica si definisce il resto, costumi, coreografia, corpo di ballo... Com’è nata la costruzione del progetto?  

Appena ho ascoltato quel medley ho capito quanto fosse importante che sul palco ci fosse un corpo di ballo e, soprattutto, che Elodie ballasse, cosa che lei non aveva mai fatto prima da performer nell’ambito di una coreografia. Il tempo era poco, per questo era fondamentale un coreografo che lavorasse con lei a stretto contatto e iniziasse a fare un percorso di crescita pensando a una coreografia adattata ad un suo modo di muoversi, e non il contrario, che non riprendesse le mosse iconiche dei brani musicali in questione. Il corpo di ballo è stato il primo scoglio incontrato, visto che c’erano dei vincoli legati al numero delle persone ammesse insieme sul palco come da protocollo anti-Covid.

In quanto tempo sono stati preparati quei quasi cinque minuti di show?

La coreografia è stata costruita in cinque giorni. Poi un mese intero fatto di prove, di ricerche di costumi adatti.

Sul palco solo donne: come mai questa scelta di pensare a un corpo di ballo solo femminile?

L’idea è stata di Elodie, visto che lei con le donne lavora benissimo e ne è profondamente complice. Quando ha proposto che il corpo di ballo fosse solo femminile mi si è aperto un mondo. L’intenzione all’inizio era di chiamare  ballerine molto diverse l’una dall’altra, ognuna con un’identità sua e con caratteristiche fisiche diverse, idea poi non realizzata  a causa dei problemi insorti.

Ti riferisci all’imprevisto della ballerina risultata positiva al tampone poco tempo prima dell’esibizione?

Sì. Giovedì 25 febbraio abbiano fatto l’ultimo tampone ed eravamo tutti negativi (l'esibizione si è svolta mercoledi 4 marzo, ndr) Sabato 27 una delle ragazze è risultata positiva ed essendo considerata componente di un corpo di ballo di otto elementi, abbiamo dovuto rimandare indietro tutte le ballerine. La situazione è stata risolta chiamando cinque professioniste della Rai componenti del corpo di ballo di Franco Miseria, e tre sono state convocate da Milano. Per fortuna Elodie aveva provato prevalentemente da sola con i coreografo, quindi per lei non c’è stato alcun rischio.

I costumi sono stati determinanti per la riuscita visiva della performance, un vero colpo d’occhio nel contesto dello show. Che criteri sono stati pensati per la scelta?

Il costume di Elodie, firmato Oscar de la Renta, è stato scelto dalla sua stylist Ramona Tabita perché si sposava perfettamente con i movimenti della coreografia. Per le ballerine, invece, è stato pensato a un costume che fosse altrettanto elegante e lontano da ogni accenno di volgarità, che ricreasse una certa armonia con quello di Elodie. Per la sua realizzazione Maria Sabato, storica costumista Rai, si è rivolta all’azienda pugliese Rossorame e insieme abbiamo pensato al color carne, tonalità che richiamava quello di Oscar de la Renta, ma profilato di nero per dare loro una certa evidenza sul palco. I cambi d’abito durante la messa in scena sono stati quattro, dettati dalla musica e dal movimento coreografico: giacche nel primo quadro, gonne di piume di struzzo nere nel secondo, poi una mantella luminosa e infine il corpetto con una maschera pensata per non coprire il volto.  

Un progetto del genere curato in ogni dettaglio da un direttore creativo deve necessariamente coordinarsi con la regia dell’evento affinché sortisca un risultato eccellente. In questo caso, come ti sei rapportata con Stefano Vicario, regista del Festival?

Abbiamo lavorato come si fa quando si porta un’esibizione già chiusa all’estero, ovvero condividendo prima di arrivare sul palco ogni elemento della performance in ogni momento della traccia musicale. In questo modo la regia ha già un’idea di come andrà l’esibizione. Una volta arrivati in scena, poi, si decidono i dettagli importanti, come le luci, che si possono sistemare definitivamente solo quando si sono scelti i costumi. Non è stato semplice, perché prima della diretta abbiamo potuto provare solo due volte. Stefano Vicario è stato bravissimo nel raccontare la perfomance nel modo più raffinato, valorizzando Elodie ma anche le ballerine a cui è stato dato modo e tempo di realizzare quei quattro cambi d’abito durante l’esibizione rendendoli elementi stessi della scena. Stessa capacità va riconosciuta anche al direttore della fotografia Mario Catapano: entrambi sono stati bravissimi nel rispettare l’idea iniziale del progetto e di metterla in pratica in tempi stringenti.

Domanda che esula dal tema Sanremo, Elodie e successi vari: come si diventa direttore creativo?

Non c’è un percorso formativo vero e proprio. Molti miei colleghi vengono dal mondo della danza o del teatro e sono magari ex coreografi oppure ex attori. Io sono un architetto, sono partita dalle scenografie e poi piano piano ho preso in mano la cura di tutto un progetto. Il direttore creativo è una figura professionale che si fa carico di una serie di situazioni da condividere sempre con gli artisti che devono farle proprie. Un conto, poi, è lavorare con i giovani esordienti nei talent, un altro con personaggi del calibro di Mika o Renato Zero che sanno perfettamente cosa vogliono sul palco durante la loro esibizione.

Progetti futuri?

In questo momento sto lavorando per supportare la direzione creativa di Luca Tommassini per l’esibizione di Senith che rappresenterà San Marino al prossimo Eurovision. Anche quella sarà una bella sfida. 

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