Sabato, 19 Giugno 2021
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La richiesta di Fedez alla Rai dopo il caso del Concertone del Primo Maggio

Il rapper torna sulla questione e sul presunto tentativo di censura negato dal direttore di Rai3 Franco Di Mare che, a sua volta, lo ha accusato di aver manipolato i fatti

Fedez

Fedez ha chiesto di essere ascoltato dalla Commissione di Vigilanza Rai sul contenzioso legato al Concertone del Primo Maggio. A distanza di 18 giorni dal caos mediatico iniziato con il suo intervento sul palco dell’evento trasmesso da Rai3 e proseguito a colpi di accuse e repliche, il rapper  avrebbe scritto al presidente della Vigilanza Rai Alberto Barachini per avere la possibilità di esporre la sua versione sui fatti avvenuti, essendo stato nominato "costantemente, sia dagli onorevoli intervenuti, che dal direttore Franco Di Mare".

I fatti sono noti: secondo il cantante ci sarebbe stato un tentativo di censura da parte dell'Azienda di Servizio Pubblico che inizialmente gli avrebbe chiesto di non nominare gli esponenti politici nel suo discorso, mentre la Rai, per bocca del direttore di Rai3 Franco Di Mare, ha parlato di manipolazione dei fatti da parte dell'artista e ha respinto ogni accusa di censura.

Di Mare e la possibile querela contro Fedez

In quella circostanza Franco Di Mare ha aggiunto che si stava valutando l’intenzione di una querela per diffamazione con richiesta civile di danni nei confronti di Fedez, "considerato che esiste un danno di immagine e che la reputazione oggi è una cosa importantissima nella vita economica di un'Azienda e nella vita professionale di ciascuno di noi". L’evenienza non ha smosso il rapper dalla propria posizione: "Il punto è questo. Io mi assumo totalmente la responsabilità di ciò che ho detto e fatto. Sapevo benissimo a cosa andavo incontro. Il tema è che potevo benissimo starmene a casa mia ma rifarei quello che ho fatto 100 mila volte. Anche perché sono un privilegiato. Se la Rai mi fa causa, ho i mezzi per potermi difendere. Se la Rai mi bandisce dalla Rai, non mi cambia la vita", la replica.

Poi la riflessione su cosa sarebbe accaduto se a prendere una posizione come la sua fosse stato un altro artista con meno potere e mezzi economici: "Se al posto mio su quel palco ci fosse andato un artista che ha un po’ meno potere di me e che non è privilegiato come me e gli avessero chiesto di non fare nomi e cognomi, e magari avrebbe subito delle ripercussioni per le quali avrebbe perso l’opportunità di esibirsi, avrebbe perso l’opportunità di lavorare. Che cosa avrebbe fatto al posto mio? Avrebbe ceduto probabilmente".

Ora il nuovo, possibile capitolo di una vicenda che non accenna a placarsi.

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