Fenomeno ‘Il Collegio’, tra effetto nostalgia e tele-psicoterapia

20 studenti vengono spediti negli Anni '80. Così il docu-reality di Rai2 riporta sul divano genitori e figli, l'uno accanto all'altro. Ed incassa il pienone di ascolti

Mario Tricca, 15 anni, è nel cast de 'Il Collegio'

È il 1984 quando Antonello Venditti incide 'Notte prima degli esami', celebrazione dell'adolescenza in tutte le sue angosce, i suoi tormenti, l'eccitazione delle scoperte, l'identificazione della coscienza come metro di giudizio di se stessi. Impossibile - anche per il più convinto dei cinici - non provare malinconia all'ascolto di quelle note, intonate ancora oggi da migliaia di teen ager prossimi all'esame di maturità. Merito della sana nostalgia per quell'età in cui tutto è possibile, che porta a riscoprire tenerezze e ribellioni sopite dentro al 'logorio della vita moderna' di ogni ragazzo che si è fatto uomo. Ed è proprio questa la magia de 'Il Collegio', trasmissione di Rai2 che spedisce 22 ragazzi nel 1982 e rimette finalmente sul divano genitori e figli, di nuovo l'uno accanto all'altro, strappando questi ultimi ai 'black mirrors' di telefoni, tablet e pc vari, e lasciando ai primi il gusto di potersi schierare dalla parte della severa sovergliante o in favore della piccola Claudia, ribelle e fragile al punto da farsi cacciare dalla scuola.

Non una banalizzazione di quella 'Generazione Z' spesso stereotipata a vittima della dipendenza digitale, né la riduzione dei ragazzi di oggi ad una vita tutta trap e tatuaggi. Il docu-reality prodotto da Rai e Magnolia - vera e propria rivelazione della stagione televisiva - è un'analisi degli stati d'animo nell'età della formazione che, dal momento che gli esami non finiscono mai, finisce per coinvolgere anche gli adulti. Perché quel turbinio di istinti, rabbia e consapevolezze che andranno a sistemarsi negli anni, ci accompagnano in fondo per tutta la vita.  A fare il resto è l' “effetto nostalgia”, almeno per il pubblico più grande. Con l'alternanza di 'The Wild Boys' dei Duran Duran a 'C'est la vie' di Achille Lauro e il raffiorare di ricordi in vhs.

Ed ecco quindi la dolce Maggy Gioia, 14enne di Milano, che grazie all'aiuto dei professori vince i suoi problemi relazionali ("che fino ad oggi provavo ad oscurare", dice) e rompe finalmente il muro di timidezza che l'ha resa vittima della vigliaccheria dei cyber-bulli. E poi la lotta all'ansia ("non solo quella del futuro, ma anche riguardo a ciò che accadrà nei prossimi dieci minuti") di Mario Tricca, 15enne di Castel Madama tra i personaggi più amati di questa edizione. E ancora l'‘emancipazione’ di Francesco Cardamone dal suo ciuffo e delle ragazze dalle loro extension, alla ricerca di una sicurezza in se stessi meno superficiale delle sovrastrutture estetiche. Al Collegio c'è spazio anche per la scoperta della fiducia nel prossimo, con la decisione del Preside di mettere in convivenza forzata i due antagonisti della classe Mario e Martina Brondin. Impeccabile, inoltre, la scelta autoriale di consegnare il destino di Claudia Dorelfi, 14enne romana ribelle e indisciplinata, nelle mani dei propri compagni, al fine di accrescere il senso di responsabilità.

Un po' una seduta di psicoterapia per chi assiste alla 'lezione' dei presidi, del corpo docente e, di fatto, degli autori televisivi che stanno portando la trasmissione al successo (la puntata di ieri ha registrato 2.530.000 spettatori e l’11% di share, mentre le precedenti non sono mai scese sotto i 2milioni e 200mila). Con una narrazione televisivamente ipnotica: l'alternanza di ironia e riflessione, iperboli trash ed emozione, proprie dell'emotainment più rispettoso. Intrattenimento degno del servizio pubblico. E con un cast perfettamente assortito: l'alunno riflessivo e quello verace, quello chiuso se stesso e quello ribelle, quello diligente e lo svogliato, il provocatore e l'ansioso. Veri e propri 'fenomeni' capaci di diventare idoli per i giovanissimi, tanto da spingere il pubblico a chiedersi se, in realtà, non stiano recitando. Ma, in fondo, poco importa se gli sketch siano veri o non veri: ciò che conta è il verosimile. 

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