Venerdì, 30 Luglio 2021
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L'INTERVISTA | Antonella Falugiani di CoorDown: "Più realismo nel racconto delle persone con sindrome di Down in tv. Le scuse di Asia? Ha peggiorato la situazione"

L'intervista alla presidente del Coordinamento delle associazioni delle persone con sindrome di Down dopo i recenti casi avvenuti al Gf Vip su Canale 5 e all'Assedio su Nove

Alfonso Signorini ed Asia Valente al Grande Fratello Vip

Tra la tv e la realtà, tra le polemiche tipiche del tubo catodico e la vita vissuta, c'è il ruolo dei media "che dovrebbero essere nostri alleati nel fare cultura dell'accoglienza e del rispetto di tutte le diversità, invece che alimentare pregiudizi e discriminazioni". A parlare a Today è Antonella Falugiani, Presidente di Coordown - Coordinamento delle associazioni delle persone con sindrome di Down - e mamma di Irene, 20enne con sindrome di Down. La sua condanna, a nome delle 60 associazioni rappresentate dal coordinamento e delle famiglie che lottano ogni giorno a favore dell'integrazione, è ai recenti episodi avvenuti a L'Assedio di Daria Bignardi e al Grande Fratello Vip di Alfonso Signorini, con quel "Sono una mongoloide" esclamato da Amanda Lear in diretta e il "Sei un down" gridato da Asia Valente. Oltre che, a margine, all'immagine troppo spesso stereotipata offerta dalla tv a proposito delle persone con disabilità intellettiva. Perché "le parole hanno un peso, non solo linguistico ma soprattutto nella sostanza. E la vera cultura dell'inclusione passa attraverso di esse, che si ripercuotono sul quotidiano delle persone, nelle scuole, per strada".

"Siamo stanchi perché più volte abbiamo espresso sdegno e rabbia per l'uso violento della parola mongoloide o Down, ma abbiamo il dovere di denunciare", spiega Falugiani, che qualche giorno fa ha diramato un comunicato stampa per chiedere rispetto assoluto. "Vent'anni fa ero dall'altra parte della barricata - racconta - Poi è arrivata Irene, che oggi frequenta la quinta liceo scientifico e lotta ogni giorno per farsi strada, trovare spazio, avere amici. Noi impariamo tanto dai nostri ragazzi, perché loro sono abituati a combattere prima di tutti e ci accorgiamo che culturalmente abbiamo ancora tanti passi in avanti da fare". Per questo la presidente stigmatizza quanto andato in onda e pretende da conduttori e pubblico una riflessione: "Bisognerebbe approfittare di questi episodi spiacevoli per trasformarli in opportunità e far cambiare idea a chi utilizza termini offensivi e alla società tutta. Bisogna raccontare il valore e il contributo che le persone con sindrome di Down possono portare alla società, la loro lotta continua per essere creduti e ascoltati quando riconoscono sguardi che li trafiggono, e ci trafiggono, e che entrano nell'anima. Bisogna raccontare quanti tipi di lavori diversi possono fare, non sono solo cuochi o camerieri. E quanto, in questi anni, hanno combattuto le loro famiglie. Facciamo un passo avanti e poi, quando capitano questi avvenimenti, ci sembra di farne due indietro. A volte ci viene da arrenderci, ma l'importante è non farlo".

Nessuna scusa dall'Assedio di Bignardi

L'altro ieri, in occasione dell'ultima puntata di GF Vip, Signorini ha invitato la concorrente Asia a scusarsi di fronte a tre milioni e mezzo di telespettatori di Canale 5. Lo ha fatto a mezzanotte inoltrata. Peccato che lei, almeno in un primo momento, sembra non aver capito la gravità delle sue affermazioni. "Le scuse di Asia? Penso sia abbastanza evidente il fatto che ha peggiorato la situazione, perché ha pensato, dicendo Down al compagno (Sossio Aruta, ndr) di offendere lui - afferma Falugiani - Preferisco non esprimermi ulteriormente, ma apprezzo che Signorini abbia cercato di far capire che termini di quel tipo sono usati ma è bene non usarli". In tanti, tra gli spettatori, hanno chiesto la squalifica per l'influencer 23enne, come avvenuto in passato per Salvo Veneziano e Clizia Incorvaia, il primo accusato di sessismo e la seconda di aver dato del "vigliacco e pentito di mafia" ad un coinquilino. "Questo non mi interessa - precisa Falugiani con grande concretezza - Non mi aspettavo niente se non una riflessione, anche perché sono ragazzi giovani e saranno il futuro dell'Italia. Ciò che mi preme è fare cultura e denunciare questi episodi per fermarli. Loro non sono i primi né gli ultimi: situazioni di questo tipo avvengono anche in politica, nel giornalismo, sui social".

A colpire in misura maggiore la presidente è però quanto avvenuto a L'Assedio, talk show in onda su Nove. "Mentre non ho alcuna intenzione di fare pubblicità al Grande Fratello, ci saremmo aspettati un altro atteggiamento da trasmissioni che dovrebbero fare cultura. Mi ha ferita l'uscita di Amanda Lear, ma soprattutto la risata generale del pubblico che non è stata ripresa dalla conduttrice. Anche lì la parola 'mongoloide' è stata usata per fare una comicità poco gradita". Al momento, dalla trasmissione, in onda questa sera con una nuova puntata, la prima dopo le polemiche, "non è arrivata alcuna scusa". 

"Più realismo nel racconto delle persone con sindrome di Down" e il caso C'è Posta per Te

Eppure - al di là degli episodi negativi citati sopra - l'impressione comune è che negli ultimi anni il mondo dello spettacolo ponga maggior attenzione all'inclusione delle persone con disabilità intellettiva. Il pensiero va, ad esempio,  allo spettacolo teatrale 'Up & Down' di Paolo Ruffini o alla fiction 'Ognuno è perfetto' in onda di recente su Rai1. Ma tra quanto è stato fatto e quali sono i passi in avanti da percorrere, l'appello della presidente è ad un maggior realismo nel trattare l'immagine delle persone con sindrome di Down. "Bisogna cercare di essere il più realisti possibile. Talvolta, invece, l'immagine che viene trasmessa è quella della persona con sindrome di Down come un eterno bambino. Non è così. Quando le persone Down diventano adulte abbiamo il dovere di trattarle come tali, perché hanno un cromosoma in più ma non sono stupide e quindi chiaramente rimangono ferite allo stesso modo del resto dell'umanità. L'atteggiamento deve essere di rispetto dell'età e del contesto in cui vive la persona e quindi bisogna evitare di porre loro domande che uno non farebbe ad un quarantenne". Di recente nel mirino è finta anche Maria De Filippi, che ospita spesso persone con sindrome di Down a 'C'è Posta per Te', destinataria di una lettera diffusa da Special Olympics, organizzazione sportiva per le persone con disabilità intellettiva ("Cercare di fare simpatia con lo stereotipo della persona con la sindrome di Down “tirchia” ed eterna bambina non fa un buon servizio ad uno spicchio di popolazione che di stereotipi è già piena", si legge): "L'ho letta e condivido le parole che sono state scritte, il rispetto per le persone e la necessità di trattarle da adulte quando sono adulte".

Le attività di CoorDown

Intanto prosegue l'attività di CoorDown sul territorio. Il prossimo 21 marzo sarà celebrata la 'Giornata Mondiale della sindrome di Down' e il coordinamento ha messo appunto la campagna 'We Decide'. In corso anche l'iniziativa 'Ora parlo io', lanciata ad ottobre. "Si tratta di un questionario rivolto ai giovani adulti con sindrome di Down. Le domande riguardano la loro quotidianità a tutto tondo, tra scuola, sport, lavoro, conto in banca, affettività e sessualità. E' proposto in tre linguaggi, ovvero stampatello maiuscolo, sintesi vocale e attraverso immagini. Lo abbiamo fatto tradurre anche in 5 lingue perché possa essere accessibile a tutto il mondo. I risultati ci aiuteranno a capire le diversità che esistono ancora tra un territorio e l'altro, in Italia e all'estero, e ci consentiranno di portare al Governo le nostre proposte". 

Nella foto in basso, Antonella Falugiani, presidente di CoorDown, durante un'iniziativa a Vasto (Chieti)

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