Giovedì, 23 Settembre 2021
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Non è la Rai, Laura Colucci replica a Pamela Petrarolo: "Non può far finta di non sapere le cose"

Dopo le accuse nei confronti del programma di Gianni Boncompagni è bagarre tra le due protagoniste

A una settimana dal trentennale di Non è la Rai e dalle accuse di Laura Colucci, che prima sui social e poi con Today ha sfatato il mito del programma di Gianni Boncompagni - vero e proprio fenomeno di costume degli anni '90 - affermando che "non era la favola che tutti credevano" e accendendo i riflettori su quello che secondo i suoi racconti era un torbido e ambiguo dietro le quinte, fatto di compromessi e pressioni psicologiche che coinvolgevano le giovanissime protagoniste, il campo si scopre sempre più minato. 

"Ho ricevuto insulti e minacce, anche pesanti" ci fa sapere oggi Laura Colucci, tracciando però un bilancio positivo: "Sono stati più i messaggi di solidarietà e condivisione. Tantissimi". A intimidirla alcuni fan del programma, "persone che probabilmente vogliono ancora credere alla favoletta" spiega al telefono. Delle altre ex ragazze di Non è la Rai, "conoscenti, non amiche" - come tiene a precisare - non ha più avuto notizie dal giorno dell'ormai famoso post, dopo un'infuocata discussione nella chat di Whatsapp: "Loro si sono dissociate e io sono uscita dal gruppo dicendo 'fate ridere'. Si dissociano da cosa? Dall'evidenza? Cose note e stranote". L'unica a farsi sentire, a distanza, è stata Pamela Petrarolo che in un'intervista l'ha accusata di aver detto falsità sulla trasmissione e ha tacciato come "folli" e di "cattivo gusto" le sue dichiarazioni su Boncompagni, con l'aggravante di averle rilasciate soltanto adesso, trent'anni dopo, quando lui non può difendersi. Aggiungendo come sconveniente dettaglio la presenza della Colucci ai funerali dell'autore, scomparso nel 2017. 

La replica di Laura Colucci

Alla luce di certe accuse, Laura Colucci fa delle precisazioni. Prima di tutto su quanto detto da Pamela Petrarolo: "Ha fatto una controintervista che fa ridere. Quello che ha detto è assurdo, non sta né in cielo né in terra. Lei è una delle migliori amiche della cugina di una delle donne di Boncompagni, che quando stava con lui aveva 16 anni. Lui 60. Conosce perfettamente certe dinamiche. Non può dire che non esistono". E sulla presunta ricerca di visibilità, altra critica mossa nei suoi confronti: "Se fossi stata una che cercava visibilità l'avrei fatto a vent'anni. Avrei iniziato allora a seminare, non oggi. Qualche anno fa mi è stato chiesto di scrivere questo libro e non l'ho fatto. L'altro giorno, quando ho scritto quel post, ero certa che non avrebbe avuto nessun riscontro e non nego che vedere l'interesse che ha suscitato mi ha dato lo stimolo per iniziare. Ho pensato che fosse il momento giusto". Dunque, nessun libro imminente che ha bisogno di essere pubblicizzato: "Ho iniziato a scriverlo adesso". Un'insinuazione infondata, soprattutto se proveniente da un certo pulpito, continua: "La Petrarolo si ritiene una cantante. Per essere una cantante dovrebbe avere doti canore che non ha mai avuto e che non avrà mai. Ha poco da parlare riguardo la visibilità, perché è una vita che la rincorre - tuona - Il bue che dice cornuto all'asino. E' davvero l'ultima che lo può dire". 

I funerali di Boncompagni

Sul fatto di aver partecipato ai funerali di Boncompagni, Laura Colucci chiarisce: "E' stato un atto di educazione, semplicemente questo. Tra l'altro sono andata a quel funerale perché mi è stato chiesto da loro di andare, era stato stabilito che avremmo partecipato tutte. Partecipare al funerale di una persona, e ripeto che mi è stato chiesto - continua - non significa condividere tutto di quella persona, non significa sposare ogni modo di essere di quella persona. Al funerale mi si avvicinò un giornalista - racconta ancora - e io l'ho allontanato, perché conoscendomi avrei potuto dire qualcosa di bello ma anche qualcosa di brutto e non mi sembrava la sede più opportuna". Infine ribadisce: "Quelle cose non le ho dette dopo trent'anni, le ho sempre dette. Ripeto che tre anni fa mi è stata censurata un'intervista. Lui non si può difendere? Non riesco a capire da cosa si debba difendere visto che parliamo di cose note. Basta fare una semplice ricerca su Google per avere un'ampia galleria di immagini e avere la conferma dei suoi gusti particolari. Vasco lo attaccò in modo esplicito trent'anni fa e neanche lì si difese. Cosa c'è di nuovo? - conclude - E' la famosa scoperta dell'acqua calda, non ho tirato fuori niente che non si conoscesse già".

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