Giovedì, 21 Ottobre 2021

Lobby nera, quando i colpevoli sono sempre di destra

"Cos'è la destra, cos'è la sinistra" si chiedeva Giorgio Gaber nel '94 - anno in cui Silvio Berlusconi scese in campo con la sua Forza Italia, appena fondata, e sbaragliò Achille Occhetto prima in un confronto tv, poi alle urne, confondendo le idee alla 'vecchia guardia' - provando a rispondere dopo 13 strofe: "Tutto il vecchio moralismo è di sinistra, la mancanza di morale è a destra". Una profezia a riascoltarla oggi, dopo quasi trent'anni di inchieste giornalistiche (e non solo) che nella maggior parte dei casi hanno coinvolto politici di destra. Sono loro i cattivi? A volte sì. A volte invece sono gli altri i bacchettoni, come Gaber suo malgrado insegna. 

L'ultimo esempio di come il giornalismo, aiutato dalla tv nel suo ruolo di denuncia, abbia messo spalle al muro una fazione piuttosto che un'altra - senza contraddittorio e sferrando più di qualche colpo basso - è rappresentato dall'inchiesta di Fanpage 'Lobby nera', trasmessa la scorsa settimana su La7 da Piazza Pulita, che giovedì tornerà a parlarne con il direttore del quotidiano online Francesco Cancellato. Grande assente Giorgia Meloni, che ha rimbalzato l'invito di Corrado Formigli e continua a chiedere di visionare le 100 ore di girato prima di andare in trasmissione. Cento ore racchiuse in 10 minuti di video in cui il giornalista, infiltrato per tre anni tra le compagini milanesi di Fratelli d'Italia, si finge un industriale interessato a sovvenzionare una candidata alle elezioni comunali. Nel filmato, oltre a saluti fascisti e battute sugli ebrei, si parla dell'esistenza di "una serie di lavatrici" per finanziamenti illeciti. Ipotesi di reato, insieme a quella di riciclaggio, per cui sono ora indagati l'europarlamentare di Fdi Carlo Fidanza - che si è autosospeso dal partito dopo la messa in onda del servizio, rigettando comunque le accuse - e lo storico militante Roberto Jonghi Lavarini, candidato alla Camera nel 2018, per cui si aprirebbe anche un fascicolo per apologia del fascismo. Già condannati alla pubblica gogna prima ancora della fine delle indagini e di un eventuale processo. Processo che invece si è concluso, seppur in primo grado, per Mimmo Lucano, l'ex sindaco di Riace condannato a 13 anni di carcere per associazione a delinquere, truffa aggravata e peculato riguardo la gestione dei migranti messa in piedi nel piccolo comune calabrese, difeso a spada tratta e ritratto come un eroe da Saviano e dintorni. Le sentenze si commentano, è vero, ma la morale (casualità?) sembra pendere sempre dalla stessa parte. Un doppiopesismo che se in politica potrebbe, al limite, anche essere giustificato, all'interno dell'incessante braccio di ferro tra maggioranze e opposizioni, nel giornalismo stride. Senza contare la tempistica. Una coincidenza quasi perfetta l'inchiesta che esplode a pochi giorni dalle elezioni e va in onda il giorno prima del silenzio elettorale, quando i diretti interessati non possono controbattere. O forse no. 

Non esiste nessun pm che si esprima in un processo alle intenzioni, né dall'una né dall'altra parte, ma si può riavvolgere il nastro ed ecco che il tempo si dimostra come sempre il miglior giudice. Non c'è memoria, o quasi, di accanite inchieste giornalistiche, spesso di matrice televisiva o comunque rilanciate dal piccolo schermo, mosse nei confronti di politici di sinistra. E non necessariamente per meriti. Al contrario si potrebbe fare una compilation sui loro antagonisti, dal vecchio centro in là. Non si contano le inchieste sul 7 volte presidente del consiglio, storico leader della Dc, Giulio Andreotti, che ancora oggi animano la morbosità dei complottisti e non solo. Andò peggio a Silvio Berlusconi, tritato dal potere mediatico non soltanto per questioni giudiziarie, tanto che proprio con lui si iniziò a parlare di "macchina del fango". Si sono certamente riempite più pagine di giornale e più talk televisivi, nel 2019, sulla condanna in primo grado di Gianni Alemanno per corruzione - all'interno dell'inchiesta Mondo di mezzo - che sull'assoluzione definitiva, in Cassazione, lo scorso luglio. Per citarne alcuni. Finì a tarallucci e vino invece, sempre mediaticamente parlando, per i 24 mila euro, in contanti, trovati questa estate nella cuccia del cane nella villa di Capalbio della senatrice Pd Monica Cirinnà. Per dirne un'altra. Tornando al profetico Gaber, l'ideologia, malgrado tutto, speriamo ancora che ci sia. 

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