Martedì, 11 Maggio 2021

Caso Genovese, Agcom richiama Massimo Giletti: "Spettacolarizzazione, amplificata sofferenza giovani donne"

L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni adotta una delibera di richiamo nei confronti de La7 per il programma 'Non è l'Arena'

Massimo Giletti, 59 anni

Nella seduta di oggi il Consiglio dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, all'unanimità, ha adottato una delibera di richiamo nei confronti de La7 per il programma 'Non è l'Arena' in merito alle trasmissioni dedicate al caso Alberto Genovese, l’imprenditore accusato di violenza sessuale durante le sue feste private.

L'Autorità richiama "la società La7 S.p.A. affinché assicuri il rigoroso rispetto dei principi sanciti nel Testo unico e nei provvedimenti dell'Autorità a tutela di una informazione imparziale e di una corretta modalità di rappresentazione dei procedimenti giudiziari e dell'immagine della donna, avendo cura di realizzare nei programmi di informazione dedicati a fatti di attualità oggetto di procedimenti giudiziari in corso un equilibrato contemperamento tra il diritto di cronaca e i diritti fondamentali della persona, evitando forme di spettacolarizzazione degli eventi che possano ledere la sfera personale dei soggetti coinvolti".

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Perché Massimo Giletti è stato richiamato

In ordine alle modalità di trattazione della vicenda Genovese da parte della trasmissione Non è l'Arena, Agcom ritiene che "sotto il profilo della continenza, la trattazione del medesimo argomento in ben 12 puntate del programma con spazi di durata compresa tra i cinquanta e gli ottanta minuti, denuncia un'attenzione sproporzionata al fatto di attualità che, pur nel rispetto della libertà editoriale, sembra oltrepassare i limiti del legittimo esercizio del diritto di cronaca".

E ancora: "Una simile e continuativa attenzione non sembra infatti essere stata riservata ad altri fatti di cronaca del pari attenzionati dall'opinione pubblica. La copertura mediale riservata al caso non appare coerente con i principi sopra richiamati come declinati nei provvedimenti dell'Autorità".

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"Spettacolarizzazione eventi che amplifica sofferenza delle donne"

Con riferimento alle modalità di conduzione e di trattazione del caso, "si rileva in particolare quanto segue: la trattazione del caso non sempre ha assicurato il doveroso equilibrio tra informazione e rispetto della riservatezza delle indagini e dei diritti alla dignità, all'onore e alla reputazione delle persone. In questa prospettiva va rilevata la spettacolarizzazione della notizia in cui i toni, le parole, la scelta degli ospiti e la sequenza narrativa sono elementi qualificanti. Al di là del legittimo diritto di cronaca e della rilevanza sociale del tema, tornare sulla stessa vicenda per così tante volte ha portato all'estrema pubblicizzazione del dramma personale, enfatizzando e spettacolarizzando eventi che in definitiva hanno amplificato le sofferenze delle stesse giovani donne coinvolte".

"Confronto tra tesi non sembra esser stato garantito"

Inoltre, si legge nella delibera, "il confronto fra diverse tesi non sembra essere stato adeguatamente garantito, in quanto la lunga 'serializzazione' della vicenda ha inevitabilmente ingenerato, anche nello spettatore più attento, il rischio di confusione tra i ruoli delle parti coinvolte, determinando sia una sorta di vittimizzazione secondaria sia, in definitiva, la perdita dell'efficacia informativa e sociale dell'approfondimento".

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