Lunedì, 1 Marzo 2021

Rai, Milena Gabanelli sceglie l'aspettativa: "Non è un capriccio"

"Resto senza stipendio e aspetto una soluzione" ha spiegato la giornalista ex conduttrice di Report al 'Corriere della Sera' dopo aver rifiutato la condirezione di RaiNews

Milena Gabanelli

“Il mio non è un capriccio, ma la certezza che non ci sono le condizioni per produrre risultati. E di cui poi devo rispondere”: lo afferma Milena Gabanelli, in una intervista al Corriere della Sera dopo la decisione di andare in aspettativa. 

Alla Gabanelli era stata offerta la condirezione di Rainews. “Anch’io – spiega – non sono felice di come sia andata. Il mio incarico è far funzionare l’informazione online, che la Rai non ha, malgrado i suoi 1.600 giornalisti. La proposta è quella di stare dentro un sito che non ha i presupposti per funzionare, in attesa degli eventi”. 

Il Cda Rai ha criticato la decisione della Gabanelli. “I casi – replica – sono due: o sono matta (e sono stata abile a mascherarlo per 20 anni) o qualche ragione c’è, visto che ho rinunciato allo stipendio e non sono ricca di famiglia. Non voglio polemizzare, il Cda ha il diritto di decidere cosa vuole fare, e io di rifiutare”. 

Però, precisa, non si tratta di uno ‘strappo’. “Al contrario – afferma - è una disponibilità ad attendere o trovare altre soluzioni, e non a carico del cittadino. Nella pubblica amministrazione ci sono molti incarichi fittizi. Anche in Rai. Ho fatto battaglie contro questo malcostume. Non produrre nulla e incassare lo stipendio lo troverei umiliante”. 

La Gabanelli spiega che “non ne ho mai fatto una questione di carica. E lavorare con Di Bella, che stimo, è pure divertente. Ma buona parte dei giornalisti che ho incontrato sono disponibili a trasferirsi al portale unico Rai, ma non al sito di una testata. Così quelli di tg nazionali e regionali, corrispondenti: tutti felici di contribuire. Ma non a Rainews.it, perché è percepito come il sito di una testata concorrente. Ma io non voglio né un ‘mio’ portale, né una ‘mia’ testata. Ho regalato all’azienda il marchio ‘Report’, e non conosco un solo autore che non se lo sia tenuto, figuriamoci. Però difendo il diritto di mettere la faccia su qualcosa che firmo”. 

Se il progetto non andasse in porto, conclude, “sarebbe un peccato per la Rai che non può permettersi un ulteriore ritardo sull’informazione online. Se invece il problema sono io, non ho difficoltà a farmi da parte, il lavoro fin qui fatto non andrà sprecato”.  

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