Sabato, 31 Luglio 2021
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‘Non ho l’età’, così il garbo diventa tv: cosa c'è dietro al successo del programma dedicato all’amore over 65

Intervista a Paolo Rossetti, uno degli ideatori del programma di Rai3 che fa delle storie d’amore vissute nella terza età uno spettacolo da guardare e ascoltare, forse anche sospirando un po’

Gianfranco e Rosa, due protagonisti di una puntata del programma di Rai Tre 'Non ho l'età'

L’orologio segna più o meno le 20 quando nelle case degli italiani si riaccendono le luci. Il racconto della giornata, la mente che si sgombera dai pensieri, la cena da mettere in tavola sono parti della routine di serate casalinghe in cui la tv è presenza costante, come quella di un parente che, per quanto logorroico, alla fine si invita sempre.

Ed è mentre i telegiornali informano e i talk approfondiscono; mentre il sunto di recriminazioni politiche diventa strillo e i fatti di cronaca insinuano allarmi che Rai Tre propone la nicchia accogliente di ‘Non ho l’età’, un programma che fa delle storie d’amore vissute nella terza età spettacolo garbato da guardare e ascoltare, forse anche sospirando un po’.

‘Non ho l’età’, il programma di Rai Tre che racconta l’amore over 65

Un conduttore non c’è: il format di ‘Non ho l’età’ prevede che siano i diretti protagonisti, innamorati dai 65 anni in su, a mandare in scena se stessi nelle varie puntate che, dal lunedì al venerdì, a partire dalle 20.25, ripercorrono la loro storia d’amore nata dopo tutta una vita già piena di tanto. Ognuno ha alle spalle un vissuto narrato in prima persona con un linguaggio scevro da qualsiasi artifizio. I ricordi si dicono così come vengono, in italiano fluente come in genuino dialetto, e lo spettatore che dipana con loro la matassa di storie complesse e faticose sì, ma sempre segnate da coraggiosa energia, se ne scopre affascinato come chi ascolta per la prima volta un’antica cronaca famigliare o rivive, grazie a quella, il suo di passato. L’innamoramento, a quel punto, sembra il fine a cui, inconsapevoli, hanno teso le vite di entrambi: riportato con un pudore che risuona straordinario per la tv fracassona di oggi, il sentimento dei protagonisti si rivela alla fine, sotto strati di vita, e stupisce fino a commuovere occhi che si guardano come fosse ogni giorno la prima volta.

‘Non ho l’età’, il crescente successo del programma di Rai Tre

Giunto alla sua quarta edizione, ‘Non ho l’età’ ha ottenuto un successo crescente con punte di due milioni di telespettatori e uno share che ha superato anche il 7%. Premiato dall’Osservatorio Media Movimento Italiano Genitori nell’ambito della XII edizione della Guida critica ai programmi televisivi family friendly  ‘Un Anno di Zapping …e di like 2018-2019’ quale esempio di televisione che sa conciliare gli obiettivi di share con la qualità del prodotto e la necessità di intrattenimento per tutta la famiglia, il programma ha anche un ottimo riscontro sui social che registrano i commenti entusiasti degli utenti coinvolti da uno spettacolo discreto, educato. Il programma, nato da un’idea di Paolo Rossetti, Riccardo Brun, e Francesco Siciliano, è prodotto da Panamafilm, e la regia è affidata a Stefano De Concilio e Mario Pantoni.  

E proprio per indagare sulla qualità di un prodotto come ‘Non ho l’età’, Today ha intervistato uno dei suoi ideatori, Paolo Rossetti, che, anche a nome dei suoi soci e colleghi, ci ha raccontato il dietro le quinte di un programma che merita di essere visto almeno una volta, a dimostrazione di come la tv possa ancora fare emozionare senza sensazionalismi e coinvolgere senza sconvolgere.

Com’è nata l’idea del programma di realizzare un programma che ha come protagonisti gli over 65? 

Qualche anno fa quando è uscita la legge Cirinnà (la n.76 del 20 maggio 2016 che regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina le convivenze, ndr) facevamo ‘Stato Civile’ su Rai Tre (programma basato sulle storie delle coppie che hanno potuto celebrare la loro unione al fine di essere riconosciuti come coppia dallo Stato e dalla società, ndr). Allora il direttore era ancora Daria Bignardi. Una volta esaurita la novità della legge Cirinnà io, con i miei soci Francesco Sicilano e Riccardo Brun anche loro ideatori del programma, insieme al nuovo direttore Stefano Coletta ci siamo interrogati su come proseguire questa esperienza che racconta la vita, su come indagare su una parte della società che non è stata quasi mai approfondita. Tanto è vero che a quel tempo Stefano che ci teneva tantissimo a questo programma e a raccontare il mondo della terza età, si è scontrato anche lui con una serie di disagi anche all’interno della Rete. Però alla fine avevamo ragione sia lui che noi, perché il programma che oggi è alla quarta edizione, con i suoi oltre 150 episodi, ha avuto un grande riscontro sia dal punto di vista del pubblico, di audience arrivato anche a punti di due milioni di telespettatori, sia dal punto di vista di critiche molto positive. Prima dell’estate abbiamo avuto anche l’onore di avere il premio Moige, riconoscimento che ci ha fatto molto molto piacere, conferma che stiamo andando nella giusta direzione. 

Perché la scelta di non affidare il programma a un conduttore? 

Perché volevamo togliere quella barriera o vantaggio che un conduttore può rappresentare. I veri protagonisti sono gli anziani, le coppie. Volevamo fare in modo che queste persone si raccontassero in libertà, senza la presenza di un ‘famoso’ che poteva fare da filtro. Infatti alla fine questo programma, al di là del parlare dell’amore a una certa età, ci racconta anche della nostra Italia vista con gli occhi delle persone ‘normali’ che hanno vissuto durante le varie fasi della storia, dopoguerra, boom economico, anni di piombo, anni Ottanta. Volevamo raccontare il nostro Paese con gli occhi diretti dei protagonisti dei non famosi, di ognuno di noi. Infatti forse è anche questa un po’ la formula che funziona.

Nel corso di queste quattro edizioni è aumentato il numero di storie arrivate in redazione? 

Riteniamo che aver sdoganato questo mondo abbia invogliato molte persone a proporsi in qualche modo. A partire dalla prima edizione, con i primi messaggi sotto alla trasmissione che dicevano ‘se hai più di 65 anni e hai voglia di raccontare la tua nuova storia d’amore chiama o scrivi a…’, fino ad oggi, effettivamente c’è stata una crescita.

Con quali criteri vengono selezionate le storie?

Non abbiamo criteri specifici. Scegliamo le storie belle, le storie d’amore. Cerchiamo di evitare tutte quelle dove non ci sia un veramente un sentimento, dove ci siano delle convenienze. Senza entrare nello specifico, ci è capitato di avere dei colloqui con delle persone; poi arrivati sul posto abbiamo capito che queste storie non funzionavano, non c’era un sentimento ‘sincero’ e siamo andati via.

Anche solo per esigenze narrative, vi è mai capitato di dover aggiungere un dettaglio, un elemento ‘romanzato’?

No, mai. Ma perché non ce n’è bisogno, le storie sono talmente belle... Se dovessimo farlo non le racconteremmo. Raccontiamo solo storie che non ne hanno bisogno, che sono totalmente genuine.

In ogni puntata di ‘Non ho l’età’ il racconto dei protagonisti e il montaggio delle riprese è scandito da canzoni e musiche che valorizzano i contenuti, alimentando l’emozione dei telespettatori. Sono consigliate dai protagonisti delle storie o è tutto rimesso alla vostra ‘squadra’?

I protagonisti delle puntate si lasciano solo intervistare. Tutto ciò che viene dopo - scelte musicali, dettagli ulteriori, montaggio - è affidato a un reparto di autori e di montatori molto valido che fa questo e lo fa bene.

Quanto tempo occorre per realizzare un’edizione del programma?

Più o meno il tempo di lavorazione è di tre, quattro mesi. In questa edizione, la quarta, ci sono 30 puntate. Nella prossima che partirà a fine febbraio saranno 35.

Secondo lei, cosa spinge una coppia over 65 a rendere pubblica la sua storia d’amore, a raccontarla in tv?

La voglia di raccontarsi, di parlare. E’ un percorso in cui rivedono la loro vita, un pretesto per darsi forza e dare forza al sentimento. E’ qualcosa che fa loro bene.

Tra le tante raccontate fino ad ora, c’è una storia in particolare che le è rimasta più impressa di tutte?

Sono tutte talmente belle… Storie molto emozionanti, molto belle, sono state quelle di ritorni. Una in particolare, credo fosse nella prima edizione, che parlava di Ofelia e Eugenio, due ragazzi degli anni Cinquanta di Bordighera che si erano conosciuti, ma le famiglie si erano frapposte. Poi si sono incontrati di nuovo a 77 anni e sono ritornati insieme. Sono storie talmente forti che non serve aggiungere altro.

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