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Domenica, 3 Luglio 2022
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Perquisizione nella redazione di Report dopo lo speciale su Capaci: cosa è successo

Immediato il sostegno di colleghi e del presidente della Commissione antimafia in Senato

Ieri sera Report ha parlato della strage di Capaci. E proprio a seguito dello speciale che la trasmissione ha dedicato all'uccisione di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, avvenuta nel 1992 ecco che la redazione di Report e l'abitazione dell'inviato Paolo Mondani sono state perquisite "su mandato della Procura di Caltanissetta".

Perché la redazione di Report è stata perquisita

Come mai? A spiegare il motivo, nonché a dare proprio la notizia, è stato Sigfrido Ranucci che su Facebook ha condiviso una serie di post in cui si legge che la ragione della perquisizione è il "sequestro di atti riguardanti l'inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci".

Nello specifico nell'approfondimento andato in onda ieri, 23 maggio, Paolo Mondani ha parlato de "La bestia nera" e per farlo ha cercato di ricostruire, a 30 anni di distanza i legami tra gli estremisti di destra e gli uomini di mafia e tal riguardo Ranucci scrive: "L'inchiesta evidenziava la presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia Nazionale, sul luogo dell'attentato di Capaci e gli investigatori cercano atti e testimonianze anche su telefonini e pc".

La motivazione della perquisizione viene poi spiegata nel dettaglio nel lungo comunicato pubblicato dalla Procura di Caltanissetta in cui si legge: "Questo Ufficio, che si era imposta la rigorosa consegna del silenzio, è costretto ad intervenire per smentire notizie che possano causare disorientamento nella pubblica opinione e profonda ulteriore amarezza nei prossimi congiunti delle vittime delle stragi, che si verrebbe a sommare al tremendo dolore sofferto. Ed è proprio per verificare la genuinità delle fonti che questa Procura ha disposto una perquisizione a carico di un giornalista di Report, che non è indagato".

"Tale perquisizione - si legge ancora - non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta da tale giornalista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario". Ad essere messi al vaglio sono dei documenti: "Secondo quanto accertato da questo Ufficio, in una occasione, il detto giornalista avrebbe incontrato il suindicato Luogotenente in congedo Giustini, non per richiedergli informazioni, ma per fargli consultare la documentazione in possesso di esso giornalista in modo che lo stesso Giustini fosse preparato per le imminenti sommarie informazioni da rendere a questa Procura".

Per questo secondo la Procura "è necessario verificare la natura di tale documentazione posta in lettura al Giustini, che presumibilmente costituisce corpo del reato di rivelazione di segreto d’ufficio relativo alla menzionata attività di altra autorità requirente. Tale accertamento è tanto più rilevante in considerazione dell’importanza che Giustini attribuisce a tale documentazione, nonché a seguito delle contraddittorie versioni fornite da quest’ultimo in materia di comunicazione nel 1992 delle informazioni da parte dell’Arma all’Autorità Giudiziaria di Palermo".

La necessità di smentita da parte della Procura nasce a seguito delle interviste rilasciate dal "Luogotenente dei Carabinieri in congedo Walter Giustini ed alla signora Maria Romeo dalle quali è emerso complessivamente che, nel corso delle indagini condotte nel 1992 dai Carabinieri del Gruppo 1 – Palermo, coordinate dalla Procura di Palermo, sono state fornite da parte di Alberto Lo Cicero, prima quale confidente e poi quale collaboratore di giustizia, preziose informazioni circa la preparazione della strage di Capaci (quindi prima del tragico evento), nonché circa la funzione svolta da Biondino Salvatore quale autista del latitante Salvatore Riina, molti mesi prima che lo stesso venisse catturato in compagnia dello stesso Biondino".

Salvatore De Luca, procuratore della Repubblica, nel comunicato specifica che "Tali dichiarazioni sono totalmente smentite dagli atti acquisiti da questa Procura sia presso gli archivi dei Carabinieri, sia nell’ambito del relativo procedimento penale della Procura di Palermo". "Il riscontro negativo - si legge ancora nel comunicato - emerge dalle trascrizioni delle intercettazioni ambientali fatte nei confronti del Lo Cicero, prima della sua collaborazione, nonché da tutti i verbali di sommarie informazioni e di interrogatorio dallo stesso resi prima dei su indicati eventi.

Il sostegno a Report e a Paolo Mondani

Non sono mancati i messaggi di sostegno a favore di Report. Tra i primi compare Nicola Morra, presidente della Commissione antimafia in Senato, che sui social ha scritto. "Questo non va bene", anche il presidente della Federazione della Stampa Nazionale Italiana, Giuseppe Giulietti, ha espresso la vicinanza a Sigfrido Ranucci e a Paolo Mondani e si augura che la redazione del programma venga "lasciata in pace".

Vittorio di Trapani ha sottolineato come "sentenze della Cassazione e della Cedu hanno già acclarato che sequestrare pc e telefonini dei giornalisti, ancor di più con copie indiscriminate dei contenuti, è illegittimo". E poi ha aggiunto: "L'unico risultato che resterà dalla perquisizione a Report è il timore delle fonti di essere svelate".

Sigfrido Ranucci ha poi voluto sottolineare come Report abbia sempre collaborato con la Procura: "Noi siamo sempre stati collaborativi con la giustizia, pur garantendo il diritto alla riservatezza delle fonti. Il decreto di perquisizione riporta la data del 20 maggio, cioè tre giorni prima della messa in onda del servizio. Ovviamente abbiamo messo al corrente l'ufficio legale, l'ad Fuortes e il nostro direttore".

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