Mercoledì, 14 Aprile 2021

Sabrina Paravicini di ‘Un medico in famiglia’, lotta contro il cancro: “Insultata per la chemio”

L'attrice che nella serie tv di Rai Uno interpretava l'infermiera Jessica sta documentando su Instagram la sua battaglia per sconfiggere il tumore al seno. Con i follower ha condiviso anche lo sfogo verso chi l'ha accusata di non essersi affidata a fantomatiche cure alternative per guarire

Sabrina Paravicini

Nella seguitissima serie televisiva di Rai Uno ‘Un medico in famiglia’ Sabrina Paravicini ha interpretato Jessica, l’infermiera amica del protagonista Lele Martini (Giulio Scarpati). Poi l’attrice 48enne ha dovuto allontanarsi dalle scene per affrontare la dura battaglia contro un tumore al seno, una prova dura e affaticante che sta raccontando su Instagram attraverso foto e aneddoti inerenti al suo percorso verso la guarigione.

Sabrina Paravicini e la lotta contro un tumore al seno

Lo scorso anno Sabrina aveva spiegato di aver messo da parte la carriera per stare vicina al figlio13enne Nino, che ha la sindrome di Asperger. Poi la scoperta della sua malattia, nata da una cisti che teneva sotto controllo da anni: “Il tumore era nascosto dietro la cisti che stava sotto al capezzolo, pare che le cellule tumorali abbiano attaccato la cisti e grazie a questo attacco il mio corpo ha parlato. Quando ho avuto la diagnosi, il tumore aveva solo sei mesi, era grande due centimetri e mezzo e aveva già creato un’area infiammatoria di 6 centimetri. Era veloce e aggressivo. Non ancora operabile. Nel giro di due settimane ho iniziato la chemioterapia”, ha spiegato sui social.

COMPAGNI DI CHEMIO Ieri ho aspettato due ore e mezza nella sala d'attesa, erano arrivati i miei farmaci dalla farmacia centrale, ma non c'era una poltrona libera. Così mi sono seduta ad aspettare, piace la sala d'attesa della chemioterapia, ci sono signore con la parrucca, ragazze con il turbante e i foulard annodati alla testa, ragazze a cui stanno ricrescendo i capelli. Ieri una ragazza aveva i capelli cortissimi color biondo rosa. "é il cool blonde, me lo sono fatta stamattina da sola" "sei bellissima" Poi ci sono i signori accompagnati dalle figlie o dalle mogli. Sono fieri e silenziosi mentre noi chiacchieriamo, ridiamo, ci facciamo i selfie e ci scambiamo i numeri di telefono per darci consigli. E' bella la sala d'attesa, Giada è venuta a salutarci, Marina deve fare l'intervento, Dora è arrivata tardi e ha portato i bigliettini di una ragazza che fa gratuitamente le pratiche per l'Inps e li ha distribuiti a tutti. Una signora anziana accompagnata dalla figlia è stata rimandata a casa perché le analisi del sangue non erano buone, si è fermata per fare un po' di idratazione visto che arrivava da lontano. "sono tre anni che ho questo tumore, ai reni, non mi possono operare, sono stanca" Le ho preso la mano, avrei voluto dirle che ero stanca anche io invece le ho detto. "non sia stanca signora, non dobbiamo stancarci mai" Mi ha sorriso con gli occhi lucidi. Fino a qui tutto bene.

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Sabrina Paravicini: “La chemio è offensiva e orribile ma è l’unica cura certa e protocollata”

Sabrina Paravicini sta condividendo con i follower che le dimostrano tutto il loro affetto ogni passo della cura necessario per sconfiggere la malattia, compreso lo sfogo contro chi l’ha accusata di essersi sottoposta alla chemioterapia.

“Caro Alberto, che tu sia vero o finto sappi che non ho intenzione di morire di chemioterapia”, ha scritto l’attrice a margine della foto che mostra il commento di un utente che le rivolgeva la colpa di non seguire fantomatiche cure alternative: “La chemio è offensiva e orribile ma è l’unica cura certa e protocollata. Anche io non la volevo fare, non volevo il veleno nel mio corpo e solo io so quanto è avvelenato oggi il mio corpo dalla chemio. Ci ho anche provato a pensare di fare qualcosa di alternativo, non potevo permettermi di perdere neppure un mese, figuriamoci un anno per sperimentare”.

“A tre giorni dalla diagnosi una sorta di guru alternativo mi ha insultata per telefono perché non ho accettato di fare solo il “suo” protocollo curativo di 120 giorni, mi gridò: “si faccia avvelenare dalla chemioterapia, che stupida!” MA: Questo è il referto della risonanza che ho fatto dopo 4 cicli di epirubicina, un mese fa: remissione al 90% del tumore”, ha proseguito prima di concludere: “Caro Alberto non morirò di chemioterapia. Poi si vedrà e comunque: fino a qui tutto bene”.

Caro Alberto, che tu sia vero o finto sappi che non ho intenzione di morire di chemioterapia. La chemio è offensiva e orribile ma è l’unica cura certa e protocollata. Anche io non la volevo fare, non volevo il veleno nel mio corpo e solo io so quanto è avvelenato oggi il mio corpo dalla chemio. Ci ho anche provato a pensare di fare qualcosa di alternativo, non potevo permettermi di perdere neppure un mese, figuriamoci un anno per sperimentare. A tre giorni dalla diagnosi una sorta di guru alternativo mi ha insultata per telefono perché non ho accettato di fare solo il “suo” protocollo curativo di 120 giorni, mi grido: “si faccia avvelenare dalla chemioterapia, che stupida!” MA: Questo è il referto della risonanza che ho fatto dopo 4 cicli di epirubicina, un mese fa: remissione al 90% del tumore. Caro Alberto non morirò di chemioterapia. Poi si vedrà e comunque: ?fino a qui tutto bene?

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