Domenica, 7 Marzo 2021

‘Sex and The City’ 20 anni dopo: cosa (non) ci hanno insegnato Carrie Bradshaw & le altre

Il 6 giugno 1998 andava in onda il primo episodio della serie americana diventata un cult della tv: tutto quello che resta vent'anni dopo di Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha

Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha in 'Sex and The City'

Ma chi se ne frega dell’età? Chi se ne importa se gli -enta o gli -anta sono già abbondantemente arrivati a comprendere quella che gli inguaribili osservatori del bicchiere mezzo pieno della vita, considerano la fase più lussureggiante dell’esistenza?

Nulla ce ne importa, un fico secco proprio.

Ma – siamo onesti – quando succede che un lasso di tempo ventennale separa questa seconda giovinezza autoincoraggiante dalla prima anagraficamente registrata, almeno un “per la miseria!” è chiaro che si pronuncia senza passare dal via del cervello.

L’esclamazione potrebbe essere comune a molti oggi, 6 giugno 2018, nel fare i conti con la stessa data che nel 1998 segnò il debutto di ‘Sex and the City’.

'Sex and the City' insegna sesso: le 10 'perle di saggezza' della serie tv

Fino al 2004 e oltre, con le continue repliche ritrasmesse a oltranza e i due film che hanno tentato di accontentare i nostalgici, la serie televisiva americana ha incollato allo schermo milioni di uomini e donne incuriositi dalle avventure di quattro donne, belle, ricche ma soprattutto abilissime nel considerare il sesso un imprescindibile elemento di vita intesa come vitalità, sostanza succulenta e bellissima dell’essere femmina.

Carrie Bradshaw, Miranda Hobbes, Charlotte York e Samantha Jones, in una Manhattan che fagocita ma mai abbastanza da indurre alla stanchezza, discutono serenamente di sveltine, trombamici, vibratori, centimetri da misurare e posizioni da provare a letto (ma non solo).

Tra un drink e l’altro, davanti a un’insalatina da gustare “al solito posto”, al fischio di una, il poker di caratteri e personalità si ritrova sempre al completo, stramaledettamente impeccabile in abiti griffatissimi che se per le comuni mortali hanno il valore della rata mensile dell’auto comprata di seconda mano, per loro sono il bottino di un giretto di shopping mai sacrificabile.

A ‘Sex and the City’ il merito di aver sdoganato la sessualità femminile raccontata senza arrossire, la capacità di ammettere che pure la donna, se vuole, ‘usa’ gli uomini per una notte e mai più: arrivederci, grazie e tanti saluti; la facoltà di decidere se e quando dire basta a una storia che sembrava amore e pure il coraggio di urlare, senza vergogna, la sofferenza di vedersi tradite.

Ma a questa serie ormai cult della storia tv, vanno anche riconosciute delle mancanze, che a distanza di vent’anni non si capisce ancora se sono davvero il frutto della mente eccelsa degli sceneggiatori, o se è colpa della sfiga che non ti ha fato nascere Carrie Bradshaw &Co.

Tipo: come si fa a indossare vestitini di seta da millemila dollari senza calze, sotto la neve, senza emettere nemmeno uno starnuto?

Come può essere che addominali scolpiti esistano in natura senza aver mai visto la loro titolare entrare in una palestra che sia una e, contestualmente, dissetarsi di drink a pranzo, a cena e a oltranza?

Com’è che basta uscire, sedersi al bancone di un bar e rimorchiare un uomo mai brutto e il più delle volte ricco oltre il limite della decenza? 

Come si fa a radunare nel momento del bisogno e nel giro di mezz’ora, tutte le tue migliori amiche, nonostante siano impegnatissime nelle loro lunghe e redditizie giornate di lavoro, in una città paralizzata dal traffico?

Dopo tutti questi anni, le fan del quartetto di Manatthan mica hanno capito com'è che funziona… Forse è colpa dei piedi tenuti per terra, sprovvisti del tacco Manolo Blahnik che, loro sì, possono solo sognarselo. 

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