Lunedì, 19 Aprile 2021

Skam Italia, il regista Ludovico Bessegato: "Lunga la scelta degli attori. Con il copione li lasciavo liberi" | INTERVISTA

Dietro la macchina da presa della serie tv diventata fenomeno tra i giovani, ma non solo, Bessegato commenta su Today questo straordinario successo: "L'abbiamo fatta senza pensare fosse un prodotto solo per ragazzi, per questo ha intercettato un pubblico più largo"

Skam Italia

Eva, Martino, Eleonora e Sana, ma anche Giovanni, Niccolò, Edoardo, Malik e ancora Silvia, Federica, Elia e Luchino. Sono loro i protagonisti di Skam Italia, la serie tv disponibile su Netflix e Timvision (una coproduzione Cross Productions - Timvision) che spopola tra i giovani e non solo. A raccontarli Ludovico Bessegato - regista che ha firmato anche il riadattamento del format originale norvegese - per certi versi il loro 'papà'. Come un padre, infatti, Bessegato ha dato vita a questi personaggi, lasciandoli poi liberi di evolversi insieme alle loro storie, nel corso delle quattro stagioni, con uno sguardo sempre molto attento alla realtà. Questa una delle chiavi del successo della serie, custodita nelle tasche dei giovani attori, insieme al realismo estremo dei dialoghi, merito di una libertà di interpretazione e di espressione di cui ci ha parlato Ludovico Bessegato nella lunga videochiamata, insieme a tanti altri 'segreti' di questo straordinario successo.  

Com'è nata l'avventura dietro la macchina da presa di Skam Italia?
"Era gennaio di tre anni fa, 2017. Ero direttore creativo di Cross Productions, uno dei nostri editor aveva visto Skam originale e ce ne aveva parlato. Spesso facciamo scouting nel mondo, per vedere quali sono le varie tendenze e il nostro produttore Rosario Rinaldo aveva capito che questa serie aveva delle grandi potenzialità. Si è attivato per prendere i diritti del remake, che abbiamo ottenuto presto, poi mi ha proposto di occuparmi di un progetto di adattamento. Io avevo già fatto in passato dei prodotti più indie e per questo forse pensava che potessi essere più giusto rispetto ad altri. Non avevo mai fatto un teen, li avevo sempre visti da spettatore ma non mi sarei mai definito un esperto. Mi sono immerso in questa cosa e ci sono immerso ancora adesso. E' stato un bellissimo incontro quello tra me e Skam".

La serie è norvegese, per cui prima di dirigerla è stato necessario riadattarla. Siete rimasti fedeli all'originale o avete voltato pagina per scrivere di vostro pugno?
"Una via di mezzo. Abbiamo trovato un equilibrio tra i personaggi e i macro avvenimenti, che sono quelli della serie originale. Quando si decide di prendere i diritti di un remake è perché sostanzialmente si vuole poter prendere a man bassa da un progetto. Se avessimo deciso di fare un teen drama ambientato in un liceo, non avremmo comprato un format. Abbiamo preso il remake proprio perché funzionava bene, quindi abbiamo tenuto le tante cose che funzionavano e le abbiamo adattate alla realtà italiana. Sono molto diverse la Norvegia e l'Italia, proprio come dinamiche sociali, come tipo di scuola e come cultura, quindi abbiamo adattato anche tanto. Nel corso delle stagioni abbiamo preso sempre più una nostra autonomia e abbiamo creato personaggi nuovi, creato intere linee narrative, ma chi ha visto l'originale si rende conto immediatamente che si tratta di una serie molto simile".

Perché la scelta di girarla a Roma?
"L'ambizione di Skam è quella di parlare a tutti i ragazzi italiani e ambientarlo al nord lo avrebbe reso forse molto lontano da altre parti d'Italia e viceversa. Roma anche geograficamente si pone in mezzo. Secondo me Roma è una città fantastica perché unisce degli aspetti di modernità e di grande metropoli ad aspetti ancora arcaici che la rendono vicina anche a un pubblico più di provincia. Nelle sue contraddizioni e nelle sue diversità, con i suoi personaggi e i suoi paesaggi, è una città che permette di parlare a un pubblico più vasto possibile".

A proposito di parlare ai giovani, i dialoghi colpiscono per la loro veridicità. Sembrano scritti da adolescenti...
"Quello che ho sempre cercato di fare è non avere la presunzione di scrivere cercando di imitare un ragazzo di 17 anni, di Roma. Ne ho 36 e sono di Milano, non saprei farlo, ma ho sempre detto agli attori 'questo è il concetto, queste più o meno sono le parole, trova tu le tue'. Ho sempre lasciato agli attori, scelti per le loro capacità e per la loro personalità, la possibilità di tradurre ogni volta i concetti che c'erano nel mio copione in un linguaggio che gli apparteneva. Questo, insieme a un mio studio sulla cultura di questa generazione, ha aiutato tanto e ha permesso di avere delle parole appropriate".

Quindi libertà agli attori?
"Sì sì, molta".

Il cast è composto da giovanissimi, alcuni di loro emergenti. E' stato difficile sceglierli e dirigerli?
"E' stato lungo, perché l'ambizione era quella di trovare attori nuovi, senza ricorrere a facce già note. E' stato lungo ma bello e mi ha aiutato molto a conoscere questa generazione. Incontrare 500 ragazzi e parlarci per un'ora ti permette di avere degli scambi umani importanti. Dirigerli è stato molto bello. All'inizio ho dovuto spiegargli che potevamo lavorare in modo un po' diverso rispetto a quello che si aspettavano, cioè che non era importante che ripetessero a memoria tutto quello che c'era scritto sul copione, ma dovevano fare un passo in più. Una volta che c'è stato questo click è stato uno scambio bellissimo. Ogni tanto facevano un po' troppo casino, ma è normale. Sono ventenni che si trovano catapultati in una realtà magica e ci sta che siano pieni di energia. Questa cosa andava saputa incanalare. Un po' difficile gestire ventenni pieni di ormoni e di voglia di vivere, ma è stato molto bello".

Un progetto ambizioso, ma i risultati sono sorprendenti. Skam Italia ha conquistato anche il pubblico adulto. Qual è il segreto di questo successo? 
"Sicuramente il grosso del segreto è essersi potuti appoggiare su un progetto molto bello. Quando hai la possibilità di partire da una cosa che già funziona bene è tutto più facile. E poi le cose che ci siamo detti, l'attenzione ai dialoghi, che sembrano autentici, dei bravissimi attori, per quanto mi riguarda tanto studio, soprattutto per la quarta stagione, passione e amore sconfinato per questo mestiere. Poi l'idea di non fare un prodotto per ragazzi. Io non ho mai pensato una cosa del genere. Ho fatto una serie su delle persone che incidentalmente avevano vent'anni, ma questo non ha modificato il mio sguardo. Allora forse anche per questo ha intercettato un pubblico più largo".

Ogni stagione si concentra su uno o al massimo due personaggi, affrontando temi importanti, come la scoperta del proprio orientameno sessuale e l'integrazione culturale. Questa serie ha anche una funzione sociale?
"Nelle intenzioni sì. In Norvegia è stata inventata dal servizio pubblico come serie educativa. Io non direi che ho quello come principale obiettivo, ma c'è sicuramente il tentativo di trasmettere dei valori. Immagino che il pubblico di Skam sia già predisposto a questo tipo di messaggi. Non mi vedo la persona omofoba che guarda Skam e cambia idea, ma immagino che chi si avvicina già abbia idee di un certo tipo. Però non è detto, magari ci sono persone che rispetto a un certo argomento non avevano semplicemente mai riflettuto più di tanto. Mi viene da pensare soprattutto alla stagione 4. Nessuno del pubblico di Skam, di base, aveva qualcosa contro le donne musulmane, ma la verità è che nemmeno le aveva capite così tanto. Allora è chiaro che nel momento in cui permetto a così tante persone di conoscere meglio cosa c'è nella testa di una ragazza musulmana, e quindi di capire anche più profondamente le sue scelte, anche se una persona su cento ha cambiato il suo sguardo mi fa sentire meglio. Il mio obiettivo primario non è educare, ma dare la possibilità alle persone di vedere le cose in un altro modo. Non ho mai avuto la pretesa di insegnare come comportarsi con una ragazza musulmana o con un ragazzo gay, ma di provare a mettersi nella vita di un'altra persona. Voglio dire: 'Prova cosa vuol dire scoprire a 17 anni di essere innamorato di un maschio, vediamo se dopo farai ancora quella battuta scema o avrai quel pregiudizio nei confronti dei gay'. Questo cerchiamo di fare con Skam, provare a permettere alle persone di vedere le cose da un altro punto di vista".

Tra i personaggi più amati ci sono Martino e Niccolò. Con loro, nella seconda stagione, non solo si tocca il tema dell'omosesualità ma anche quello dei disturbi psichici. Skam Italia descrive adolescenti sensibili e molto attenti nei confronti di tematiche attuali come queste, certamente diversi rispetto ai protagonisti di altre serie teen, come 'Baby' ad esempio, tutti 'sesso facile e droga'. Chi sono davvero i giovani di oggi?
"La verità è che ci sono tanti tipi di adolescenti. Quelli di cui parla Baby esistono, perché è una serie basata su fatti realmente accaduti, penso fosse importante raccontare anche quella parte. Nessun personaggio è mai emblema di una generazione. Non penso che gli adolescenti siano tutti come quelli di Skam, né tutti come quelli di Baby, probabilmente ce ne sono un po' e un po'. Sicuramente il nostro taglio è stato quello di raccontare delle persone che hanno una certa facilità a manifestare i propri affetti e le proprie debolezze. In questa generazione mi sembra di avvertire una maggiore predisposizione a mostrare la propria parte sensibile. Certamente i ragazzi di oggi sono più abituati alla diversità, ad avere compagni che hanno origini diverse dalle loro, a vedere le persone dichiarare la propria omosessualità senza nascondersi. E' chiaro che tutto questo ti rende più aperto. Rappresentare la diversità in una serie popolare significa continuare ad abituare le persone all'idea che non c'è una normalità, che non c'è una sola Italia possibile, che non c'è un italiano e basta".

Nella quarta stagione, per raccontare Sana, vi siete avvalsi di una consulente, Sumaya Abdel Qader, scrittrice e attivista che fa parte dei Giovani Musulmani. Quanti pregiudizi ha scardinato sul set?
"Sul set c'è stata poco. E' stata soprattutto utile a me e all'attrice protagonista per preparare la serie, per scrivere dei copioni accurati, per insegnare a Sana i movimenti, le preghiere. Siamo stati tanto a casa sua, con la sua famiglia, è stato molto utile. Per quanto ci riguarda, più che scardinare i pregiudizi ci ha aiutato ad approfondire. Ne sapevamo troppo poco. Approfondendo e aumentando le nostre conoscenze abbiamo potuto essere ancora più consapevoli e restituire l'immagine più credibile".

Visto il tema, attuale e spinoso, è stata la stagione più complicata da girare?
"Sicuramente sì. Più che complicata direi complessa, nel senso positivo del termine. Io penso che la complessità sia un valore. Non mi piacciono le risposte semplici e i ragionamenti semplici, perché la realtà non è semplice. Se si descrive la realtà in modo semplice vuol dire che si è fatta una semplificazione, io invece sono favorevole alle risposte complesse, al rendere complessa la realtà, perché la realtà è complessa. La quarta stagione, in cui volevamo raccontare la realtà più complessa fino ad ora, è stata la più complessa anche da fare, ma anche quella che ci ha dato più soddisfazioni".

All'appello mancano ancora un paio di protagonisti da raccontare e i presupposti per la quinta stagione ci sono tutti, manca solo il sì della tv norvegese. Quale altra storia ci dobbiamo aspettare?
"La verità è che io non so niente. Ho letto anche io il tweet di Rosario Rinaldo (il presidente di Cross Productions che ha fatto sapere di voler proseguire, ndr), ho appreso da lì questa cosa ma non so nulla. Non so se è stata chiesta, a che punto siamo. Sicuramente non mi stupisce che qualcuno la chiede, perché è andata bene, ma per andare avanti ci devono essere tre cose che si devono allineare. Ce la devono chiedere ufficialmente e per ora non mi risulta che questo sia avvenuto, poi ci vuole un permesso del titolare del format ad andare avanti in deroga oltre la conclusione naturale della serie, perché in Norvegia è finita alla quarta, e soprattutto devo essere sicuro io, o chi andrà avanti, di avere abbastanza storie da raccontare. Non andrò mai avanti con Skam se non avessi la certezza di avere delle storie e dei personaggi che ho veramente bisogno di raccontare come ho avuto bisogno per gli altri quattro. Quindi, non è scontato. Se le idee che abbiamo si concretizzano, se ci viene chiesta, se i norvegesi sono comprensivi rispetto allo scenario italiano, perché no. Però siamo ancora lontani da tutto questo. Rispetto a chi potrebbe essere il prossimo protagonista non lo so. Agli altri Paesi che sono andati avanti i norvegesi hanno impedito di proseguire con altri personaggi, perché loro vogliono essere i primi, giustamente, in una eventuale prosecuzione e non vorrebbero mai trovarsi loro ad essere quasi remaker di una cosa. Pare abbiano una serie di regole che limitano un po' la scelta dei personaggi, quindi non lo so. Penso che tutti i personaggi di Skam avrebbero il diritto di essere raccontati, anche il personaggio più piccolo ha un mondo interessante".

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