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Martedì, 24 Maggio 2022
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Stefano Sani dopo 'Ora o mai più': "Un futuro in tv? Mi piacerebbe” |INTERVISTA

Finita l'esperienza nel programma di Rai Uno 'Ora o mai più', il cantante ha tracciato con noi un bilancio: dalle perplessità iniziali nell'accettare la proposta al rapporto di amicizia con colleghi passando per i progetti futuri

Stefano Sani sa bene cos’è il successo: ha il suono degli applausi del teatro Ariston durante il Festival di Sanremo del 1982; ha la melodia di ‘Lisa’, il brano scritto e prodotto da Zucchero che allora gli diede notorietà.

Ma Stefano Sani, il cantante di Montevarchi che è tornato su Rai Uno come concorrente del programma condotto da Amadeus ‘Ora o Mai più’ per rimettersi in gioco come artista, sa anche cosa significhi perdersi nell’ombra dell’oblio, rimboccarsi le maniche e non arrendersi, tornare all’università, rimettersi a studiare e reinventarsi.

Ora o mai più 2 si farà? La risposta del conduttore Amadeus 

Del suo ritorno in tv Stefano Sani ci ha parlato nel corso di un’intervista che ha restituito l’entusiasmo e la gioia per aver vissuto ancora un’esperienza così importante.

E non importa se la classifica finale del programma che ha decretato la vittoria di Lisa lo ha indicato al sesto posto: lui si è messo in gioco ancora, ha cantato il suo brano inedito ‘Liberi di vivere’, scritto insieme al 27enne Fabio Moselli, e si è detto entusiasta di questa esperienza. Perché “la vita è bella, non te la devi inventare”, ci dice con un accento fiorentino carico di un ottimismo falìmiliare che bandisce le formalità e passa al "tu" che fa sentire a proprio agio. 

Che esperienza è stata quella a ‘Ora o mai più’? Deluso da questo sesto posto in classifica?

E’ stato stupendo, davvero. Dopo anni mi sono rimesso in gioco. Non sono deluso dal sesto posto, perché me è stata una vittoria  già l’attestazione di stima e di consenso ricevuto durante queste settimane anche attraverso le pagine social. Ci sono state anche delle critiche, ma sono state di tipo costruttivo, sul brano, sull’arrangiamento... Sono state quel tipo di critiche che ti danno adito a riflettere per mettersi ancora in gioco.

Quindi bilancio positivo...

Sì. Guarda, forse tre altre puntate in più mi sarebbero servite! Alla fine tra i colleghi in gara ero l’unico ad essere stato davvero lontano dalle scene completamente da 15 anni, infatti dalla terza puntata in poi ho vinto la paura iniziale e, non a caso, i voti sono aumentati.

Hai dichiarato di aver avuto qualche perplessità prima di accettare di partecipare a ‘Ora o mai più’. Che paura c’è stata, se di paura si è trattato, o che cosa ti frenava?

Ho titubato un po’ prima di accettare perché da tempo facevo e faccio un altro lavoro presso l’azienda di piante della mia famiglia. Poi non sapevo chi fossero i coach, i colleghi che partecipavano… E’ stato il mio manager Pasquale Mammaro ad insistere molto, e per questo lo ringrazio. Alla fine, la molla che mi ha fatto scattare a dire di sì è stata la possibilità di fare dei duetti: cantare insieme a un collega è sempre stato il mio sogno. Poi, quando ho saputo che lo avrei fatto con una donna e, precisamente, con Marcella Bella… Beh, ho provato una gioia infinita, perché lei è un’artista che ho sempre stimato dai tempi del suo brano “Montagne verdi”. Mi sono considerato un privilegiato: Marcella è una donna verso cui nutro grande stima e amicizia, al di là dell’aspetto professionale.

Dopo i primi anni Ottanta che hanno decretato il tuo successo al Festival di Sanremo del 1982 con il brano ‘Lisa’ e quello di ‘Complimenti’ nell’anno successivo, la tua carriera si è arrestata nel tempo. Oggi, col senno di poi, ti sei dato una spiegazione? Come mai non è andata?

Se tutti avessero la chiave del successo saremmo tutti famosi… (ride, ndr). Incontri giusti, scelte dei brani, l’essere nel poisto giusto al momento giusto… Se un errore c’è stato, tutto sta nel non ripeterlo. Quello che vorrei fare ora è prendere questo lavoro con grande serietà. La vita è bella, non te la devi inventare.

E adesso? Lascerebbe la sua azienda di famiglia, il suo lavoro, per tornare nel mondo dello spettacolo?

Se dovesse succedere di intraprendere di nuovo la strada artistica, quell’attività camminerebbe parallelamente con la mia azienda che è stata salvifica, è un lavoro che non lascerò mai. E anche lo studio lo è stato: in questi anni, quando avevo perso la fiducia in me stesso, mi sono iscritto all’università alla Facoltà di Lettere indirizzo Musica e Spettacolo (attuale Dams) di Firenze e studiare mi ha aiutato molto. Adesso c’è in programma un mini tour per chi voglia vedermi dal vivo. Il pubblico mi gratifica dalle sofferenze che ho subito.

Nella penultima puntata di ‘Ora o mai più’ hai lanciato un appello al cantante Zucchero, autore e produttore del brano ‘Lisa’ che ti ha aperto la strada per il successo nel 1982, affinché ti richiamasse. Nel frattempo, c’è stata una risposta?

No. Anche in questi anni l’ho cercato diverse volte, volevo solo salutarlo. Ho lasciato dei messaggi alla sua segretaria, ma non ho mai ricevuto risposta.

E con il team di ‘Ora o Mai più’? Che tipo di rapporto si è creato?

Con Marco Masini, Orietta Berti si è creato un bel feeling. Da parte loro ho percepito un sostegno, come se mi avessero messo una mano sulla spalla, perché anche loro hanno avuto un momento di down nella loro carriera e sanno cosa significhi. Red Canzian è stata la persona che mi ha più colpito: “Finalmente un cantante che interpreta”, mi ha detto, il complimento più bello. Amadeus, poi, un grande professionista. Pensa che è stato presente ogni giorno in studio durante le prove, voleva vedere e sapere tutto.

La tua famiglia? Ti ha sostenuto in questa avventura?

Moltissimo. Non sono sposato e non ho figli, ma ho i miei nipoti, Lorenzo di 27 anni e Lucrezia di 24, che è come se lo fossero. Sono venuti a ogni puntata di ‘Ora o mai più’, mi hanno supportato tantissimo.

E adesso? Se potesse scegliere, in che ruolo televisivo si vedrebbe?

In quello del conduttore o intrattenitore televisivo, perché sono molto autoironico. Nei primi anni Ottanta ho condotto il programma su Rai Tre “L'Orecchiocchio” che proponeva i primi videoclip musicali. Poi i miei discografici di allora mi consigliarono di lasciare perdere perché il pubblico non sapeva inquadrarmi come conduttore o come cantante. Erano tempi, quelli, in cui ognuno doveva fare solo una cosa e chi faceva troppe cose non era ben visto… Ecco, ora che ci penso, quello sì che fu un errore.

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