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Martedì, 17 Maggio 2022
Parola agli esperti

Da Bassetti a Pregliasco, cosa pensano i virologi di Doc

La serie tv Rai ha avuto un enorme eco mediatico e anche i medici, che non hanno mai visto la fiction, la trovano bellissima

Ai medici piace, la osannano, ma non l'hanno mai vista. La serie tv con protagonista Luca Argentero ha fatto innamorare l'Italia, i telespettatori hanno accolto le prime puntate della seconda stagione con lo stesso entusiasmo con cui ai Mondiali guardiamo l'Italia giocare. Più di 7 milioni di spettatori e un eco mediatico pazzesco, anche perché la strategia, non solo dovuta al covid, di far morire uno dei personaggi proprio all'inizio ha creato non poca suspance.

L'opinione dei dottori su Doc - Nelle tue mani

Il settimanale Oggi ha intervistato alcuni dei medici diventati famosi durante l'emergenza sanitaria e gli ha chiesto cosa pensassero del medical drama italiano. Con poca sorpresa tutti lo amano e lo osannano, ma nessuno (una sola eccezione l'epidemiologa Stefania Salmaso lo ha visto e le "piace da morire") lo ha visto. Matteo Bassetti afferma che è il figlio a guardarlo, lui lo ha solo intravisto "mi sembra sia fatta molto bene, che ci sia un grande livello tecnico-scientifico"; il professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'Istituto Galeazzi di Milano, non guarda la tv però ha letto "che Doc è fatta molto bene, è fatta con un con una buona cura dei dettagli e che rende bene il senso di straniamento e impotenza che provammo nelle prime settimane. Io guardavo E.R e con più attenzione Dr House". 

La vera storia dietro Doc e il suo protagonista

Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto Mario Negri, al settimanale non afferma nulla di diverso dai colleghi: "Me la sono persa, ma persone affidabili mi dicono che è fatta benissimo. E questo è di vitale importanza". "Una fiction raggiunge tutti, è un mezzo di comunicazione formidabile" e per far completare la sua posizione ha aggiunto: "Nel 2001, in una trasmissione Celentano si scagliò contro la donazione degli organi perché a suo dire li prelevavano da persone in coma, quind ancora vive. Io scrissi una lettera al Corriere per contestare questa sua convinzione e lui mi invitò nella puntata successiva: parlammo di trapianti per 22 minuti in prima serata e davanti a 9 milioni di telespettatori. Questo diede un impulso enorme alla donazione, Celentano cambiò idea e la fece cambiare a migliaia di italiani".

Martina Benedetti, l'infermiera del reparto di terapia intensiva dell'Ospedale Noa di massa Carrara, diventata famosa per le foto condivise sui social dove aveva il volto segnato dalle mascherine afferma di non avere tempo per guardare le fiction: "Negli ultimi due anni sono stata sigillata in reparto, la mia cultura sulle fiction è un ' arrugginita. E dico la verità: non so se mi farebbe bene, nei pochi momenti di relax a casa, immergermi di nuovo nel mio ambiente. però mi incuriosisce, cercherò di seguirla".

Benedetti coglie l'occasione per ribadire quanto la figura dell'infermiere sia sottovalutata e non nega che avere un dottore come Luca Argentero non sarebbe male. "Il lato romantico della serie è enfatizzato, ma alla fine passiamo due terzi della nostra vita in ospedale: logico che le nostre amicizie più forti , e anche qualche amore, nascano in corsia". 

In Rai prossimamente andrà in onda Lea, la serie tv italiana dove la protagonista è un'infermiera che sarà interpretata da Anna Valle.

Le anticipazioni di Doc

I vaccini spiegati a scuola "per andare avanti come in Doc"

Salmaso, unica ad averlo visto, sottolinea un grande merito di Doc: "Dare risalto alla componente umana del medico, che non è un automa" questo lo dice in merito alla scelta narrativa di toccare brevemente, anche se in modo forte, il covid per dare spazio "gli intrecci romantici che sarebbero stati intralciati dalle alterazioni della vita sociale". Per l'epidemiologa la formazione sui vaccini andrebbe fatta a scuola: "Andrebbe stanziato un pacchetto di incontri per spiegare ai ragazzi come funziona un vaccino e perché è fondamentale farlo tutti: così anche noi, come in Doc, ci metteremmo la pandemia alle spalle".

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