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Sabato, 20 Aprile 2024
L'intervista

L'estate non è più la stessa: l'anomalia a cui dovremo adattarci

L'anticiclone delle Azzorre si è spostato più a Nord così l'Italia viene investita dal caldo africano: ondate di calore ma anche temporali sempre più estremi, grandinate e trombe d'aria. La nuova realtà spiegata bene dal fisico dell'atmosfera Andrea Corigliano

L'estate inizia con il caldo, ma è un caldo tutt'altro che normale. Le previsioni fino al 6 giugno sono chiare: caldo e afa si impadroniranno dell'Italia con temperature ben superiori alla media confermate da tutti i centri previsionali: si tratta di anomalie termiche per il periodo (domani inizia l'estate meteorologico) particolarmente marcate al centro e al Sud dove sono attesi - tra giovedì e domenica - temperature estremamente alte con punte di 39-40 °C nell'entroterra sardo e siciliano, sulla Basilicata orientale e nel foggiano. Ma temperature tra i 36 e i 39 gradi saranno possibili anche nelle zone interne del Centro Italia così come nella Val Padana sono attesi 33-34 °C.

Questa prolungata fase di caldo anomalo continuerà? Già in passato abbiamo assistito a ondate di calore precoci ma ad esempio nel 2002 e nel 2014 sono state seguite da un bimestre luglio-agosto instabile e "fresco". Tuttavia oggi gli scenari previsionali a lungo termine forniti dai principali centri di calcolo internazionali confermano come per il trimestre giugno-agosto 2022 dovremo aspettarci temperature ben al di sopra della norma su quasi tutta Europa. 

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Nel riquadro giallo l'area di forte compressione (quindi molto secca) che nei prossimi giorni raggiungerà il Mediterraneo centrale, nel riquadro blu la depressione responsabile della spinta dinamica dell'aria calda verso nord.

Insomma, un'estate che inizia arroventata ma come evolverà? Secondo i dati raccolti negli ultimi anni l'estate rispetto al 1980 è più calda di ben due gradi. Partendo da questo dato già qualche settimana fa avevamo cercato di capirci di più con i meteorologi di 3bmeteo, oggi grazie a Andrea Corigliano - docente e fisico dell'atmosfera, già assistente del colonnello Giuliacci e ora noto divulgatore scientifico - proviamo ad andare oltre per capire grazie al legame tra meteorologia e climatologia cosa stia succedendo e se davvero queste ondate di calore in futuro saranno la normalità.

Ricordo una volta quando il leit motiv di questo periodo era l'arrivo dell'anticiclone delle Azzorre, ora invece si parla di "promontori africani", che cosa è cambiato? 

"Certo una volta era impensabile registrare 35 gradi a Maggio, ora invece i record cadono uno dopo l'altro a distanza ravvicinata. Soprattutto sul Tirreno il 27 maggio scorso sono stati infrante rilevazioni che a Fiumicino ad esempio resistevano dal 2008, a Pisa dal 2011 a Firenze dal 2009, a Viterbo si segnalano oltre due gradi al di sopra del record del maggio 2003. Normale chiedersi cosa stia succedendo. Si tratta della normalizzazione di eventi estremi, il sintomo del cambiamento climatico che ora è diventato evidente anche agli scettici. Si tratta di un aumento di temperatura durante il trimestre estivo di oltre un grado e mezzo in trent'anni come dimostrato dai dati del Cnr. E un grado e mezzo vuol dire che cambia l'estate. Assistiamo alla scomparsa dell'anticiclone delle Azzorre dalle nostre latitudini sostituito dalle propaggini dell'anticiclone africano. Questo perché l’alta pressione delle Azzorre ha subito la modifica delle correnti che si muovono all’interno della fascia latitudinale compresa tra i 40° e i 60° nord.

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"L'anomalia riguarda il blocco della circolazione atmosferica per via di un gradiente termico tra le alte e le basse latitudini meno intenso rispetto al passato e che non fornisce così alla circolazione atmosferica quella spinta sufficiente a trasportare la massa d’aria oceanica, certamente più mite rispetto a quella nord africana, verso il Mediterraneo centro-occidentale. Un’intensificazione del gradiente termico con l’avanzare della stagione autunnale - quando le alte latitudini si raffreddano - posticipa così l’arrivo dell’alta pressione delle Azzorre proprio nel momento in cui dovrebbe arrivare il turno delle perturbazioni atlantiche e comporta, a sua volta, anche un posticipo dell’arrivo delle piogge. E così nell’immaginario collettivo ha preso piede la convinzione che l’estate ormai inizia a maggio e finisce a ottobre."

Cosa implica l'allontanamento dell'anticiclone delle Azzorre?

"Immaginiamo l'anticiclone delle Azzorre come un giudice di pace tra l'aria calda che sovrasta il deserto del Nord Africa e l'aria fresca atlantica. Quando l'alta pressione delle Azzorre non c'è scompare il clima mite e viene sostituito da un'aumentata ricorrenza di ondate di calore. Vi ricordate il caldo registrato già a Capodanno? Era sempre il promontorio africano a portare 20 gradi di temperatura in montagna a gennaio. Assistiamo ad una progressione verso il riscaldamento e se continua così assisteremo ad un aumento dei fenomeni estremi: un'atmosfera più calda e più umida comporta temporali più intensi ma localizzati nello spazio e nel tempo, e lunghi periodi di siccità. Insomma, fenomeni violenti che non risolvono il problema della siccità.

"Abbiamo perso la variabilità meteorologica a favore di una maggiore tendenza a mantenere un blocco anticiclonico. E quando l'aria fredda forza il blocco scivola sopra un pentolone bollente".

"Quella energia crea così imponenti nubi temporalesche a sviluppo verticale da cui si generano nubifragi, grandinate anche di medie o grandi dimensioni, violente raffiche lineari di vento (downburst) e, nei casi più estremi, anche tornado (o trombe d’aria). Il calore immagazzinato allora sotto forma di elevate temperature (calore sensibile) ed alti tassi di umidità (calore latente) si trasforma in fenomeni violenti. In pratica senza l’Anticiclone delle Azzorre si alterno condizioni di accumulo a fasi di rilascio di ingenti quantità di energia come dimostrato dai violenti temporali con grandine anche di grosse dimensioni che hanno per esempio colpito alcune aree del nord e del centro Italia".

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"Ora ci troviamo all'inizio della seconda ondata di calore: fino a domenica 5 giugno la nostra penisola sarà esposta al richiamo di aria molto calda proveniente dal deserto del Sahara algerino con punte di 8-12 °C oltre la media del periodo tra la Sardegna, la Sicilia e il versante tirrenico. Resteranno al riparo giusto le regioni settentrionali dove potrebbero verificarsi locali temporali in un contesto caratterizzato comunque da temperature superiori alle media e da un crescente disagio dovuto alla afa".

"Si tratta di temperature massime decisamente elevate non solo per il periodo, ma anche se rapportate ai valori termici che si registrano durante le tre settimane più calde dell’estate che statisticamente cadono tra la terza decade di luglio e la prima di agosto. Temperature da primato del caldo e che sono campanelli di allarme".

Un campanello di allarme presuppone che possiamo fare qualcosa? Ma cosa?

"Mitigazione e adattamento: il salto climatico cui assistiamo è notevole, soprattutto per gli anziani che fisiologicamente non sono pronti a queste ondate di calmo così accentuate e senza una fase di adattamento. Dal 1980 suonano gli allarmi del cambiamento climatico, ora l'inerzia è difficilmente reversibile in tempi brevi. Possiamo però mitigare una situazione che ora presenta il conto, riducendo l'emissione di gas serra. Altrimenti i fenomeni estremi diventeranno sempre più frequenti".

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