Venerdì, 17 Settembre 2021
20 anni dopo / Stati Uniti d'America

L'11 settembre che sfuma nella storia

Vent'anni dopo, il ricordo di quel giorno è naturalmente sempre più sfumato anche tra i giovani adulti dell'America di oggi: molti erano troppo piccoli, altri non ancora nati. Negli ultimi anni la quota di statunitensi che indicano il terrorismo come un grave problema nazionale è diminuita drasticamente. Negli attacchi 3 mila bambini hanno perso almeno un genitore. Per loro l'11/9 non sfumerà mai nella memoria e nel ricordo

Un'immagine inedita del crollo delle Torri gemelle diffusa nel 2011 dal Ney York Police Department.ANSA

Il crollo delle Twin Towers, sventrate da aerei di linea. Più di tremila morti a New York, Washington (dove un aereo si schiantò sul Pentagono), e Shanksville, in Pennsylvania, dove il quarto aereo dirottato, lo United Flight 93, si schiantò in un campo dopo la rivolta dei passeggeri a bordo. Cosa resta oggi di quel giorno?

9/11, vent'anni dopo

Ha cambiato il mondo l'11 settembre 2001. Il ventesimo anniversario degli attentati coincide con il ritiro delle truppe americane e Nato dall’Afghanistan, chiudendo un cerchio in un modo che nessuno avrebbe mai immaginato vent'anni fa. Si torna al punto di partenza, ma è un altro mondo quello di oggi. Cosa resta oggi del nine eleven nella mente, nel ricordo e nel cuore del popolo americano? Secondo una recente ricerca del Pew Research Center, un think tank statunitense con sede a Washington, imparziale, apolitico, un serbatoio di fatto indipendente che informa il pubblico e conduce sondaggi, il ricordo di quel giorno è naturalmente sempre più sfumato tra le giovani generazioni. 

Coloro che oggi hanno più di 35 anni ricordano perfettamente dove erano e cosa stavano facendo l'11 settembre 2001 quando hanno appreso degli attentati, con un picco tra i sessantenni: in quella fascia di età quasi il 100% ha perfettamente cristalizzato nella memoria il ricordo di quel giorno. Ma il tempo passa, e tra i più giovani non è così.

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Grafico: Pew Research Center

Un numero sempre più grande di americani, che crescerà per forza di cose anno dopo anno, non ha alcun ricordo personale di quel giorno: milioni di loro erano troppo giovani o non erano ancora nati. L'opinione pubblica statunitense dopo l'11 settembre 2001 si riunì, brevemente, in uno spirito di tristezza e patriottismo. La popolarità di George W. Bush schizzò alle stelle, la stragrande maggioranza della popolazione si schierà a favore delle guerre in Afghanistan nel 2001 e in Iraq nel 2003. Poi il sostegno è diminuito nel tempo, ed è diminuita nettamente la preoccupazione nei confronti del terrorismo. 

Negli ultimi anni infatti la quota di americani che indicano il terrorismo come un grave problema nazionale è calata drasticamente: gli Usa, in special modo durante l'era Trump, si sono chiusi a riccio su se stessi: altre emergenze come l'economia, la pandemia di COVID-19 e le violenze della polizia contro le minoranze sono emerse di prepotenza come questioni più urgenti agli occhi del pubblico. Già nel 2016 solo la metà dell'opinione pubblica (53%), secondo il Pew Research Center, riteneva il terrorismo un problema nazionale molto grande nel paese. Il dato è sceso a circa quattro su dieci nel 2019. L'anno scorso, solo un quarto degli americani considerava il terrorismo un grave problema nel Paese.

La percezione del terrorismo

A livello globale il numero delle vittime del terrorismo resta altissimo con oltre 5mila morti in quasi 900 attentati terroristici di stampo jihadista nel solo 2019. Inoltre, nell’ultimo decennio il numero di attacchi terroristici di matrice jihadista è aumentato di 6 volte rispetto al decennio precedente, secondo un report dell'Ispi. I 28 attacchi terroristici verificatisi negli USA a partire dal 2010 hanno causato 91 morti. Ma a confronto, nello stesso periodo, sono stati 566 i morti per sparatorie di massa in America. Il terrorismo non è più percepito come il pericolo numero uno.

Nel gennaio 2002, pochi mesi dopo gli attacchi, l'83% degli americani riteneva che "difendere il Paese da futuri attacchi terroristici" fosse una priorità, anzi la priorità assoluta, per il presidente in carica. Poi le cose sono lentamente e inesorabilmente cambiate nei due decenni successivi. Non è chiaro se la recente caduta di Kabul possa cambiare questa percezione in maniera drastica. In un sondaggio di fine agosto, l'89% degli americani ha affermato che la conquista dell'Afghanistan da parte dei talebani rappresenta una seria minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti.

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Grafico: Ispi

I figli dell'11 settembre

L'11 settembre 2001 fu il giorno dello shock, della tristezza, della paura: fu devastante l'impatto emotivo sul popolo americano. Per migliaia di famiglie le ferite non sono rimarginabili.. Sono passati vent’anni, ma il mondo continua a contare le vittime dell’11 settembre. E c'è chi solo da pochi giorni ha una prova concreta, tangibile, della perdita. A inizio settembre l'ufficio del medico legale di New York ha reso noto che sono state riconosciuti grazie al DNA i resti di altre due persone decedute nell’attacco alle Torri gemelle: si tratta di Dorothy Morgan, un'impiegata assicurativa originaria della città di Hempstead che il giorno dell’attentato si trovava nel suo ufficio della Torre nord e di un uomo i cui familiari hanno chiesto di mantenere il riserbo sull'identità.

Molti di coloro che sono morti l'11 settembre hanno lasciato bambini piccoli, che non hanno mai conosciuto i loro genitori. Negli ultimi due decenni è cresciuta una nuova generazione con pochi o nessun ricordo di coloro che hanno perso. La commemorazione annuale delle vittime dell'11 settembre è ancora opprimente per molti di loro. "Quella sensazione non va mai via", dice alla NPR (la radio pubblica americana) Amanda Trerotola. Lei e il suo gemello avevano 3 anni e mezzo quando la loro madre, Lisa, è stata uccisa nella torre nord del World Trade Center.  "Il fatto che la nostra famiglia in sostanza faccia parte di una tragedia nazionale" è un peso a volte insopportabile. Negli attentati 3 mila bambini hanno perso almeno un genitore e 100 nati nei mesi successivi non conosceranno mai il loro papà. Per loro l'11 settembre non sfumerà mai, è una parte della loro vita, ricostruita in seguito con dolorosi percorsi.

Gli attentati

L'11 settembre 2001 diciannove terroristi di Al Qaeda dirottarono 4 aerei usandoli come "missili" per attaccare il cuore degli Stati Uniti, uccidendo 2.974 persone e ferendone altre 6 mila. Fu il peggior attacco contro l'America da Pearl Harbor nel 1941, il più grave della storia contemporanea.

Sono le 8:46 dell'11 settembre 2001 a Manhattan quando il primo aereo dirottato dai terroristi partito da Boston in direzione di Los Angeles si abbatte contro la torre Nord del World Trade Center. Alle 9:03 il secondo aereo entra nella torre Sud, alle 9:37 un terzo aereo colpisce il Pentagono. La torre Sud collassa su se stessa alle 9:59 e alle 10:03 il volo United 93 si schianta a Shanksville, Pennsylvania, mentre i passeggeri cercano di riprenderne il controllo. Alle 10:28 crolla anche la torre Nord. Una nuvola di cenere e polvere avvolge Manhattan. A Ground Zero muoiono ben più di duemila persone, 125 rimangono uccise al Pentagono e 40 a Shanksville. A queste si aggiungono i 206 passeggeri deceduti sugli aerei American Airlines Flight 77, United Airlines Flight 175, American Airlines Flight 11, le cui sigle verranno per sempre ritirate dai cieli.

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