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Domenica, 29 Maggio 2022

Cosa farà Putin il 9 maggio: 3 scenari

Il 9 maggio in Russia si celebra la fine della II Guerra Mondiale - la 'Grande Guerra Patriottica'  per i sovietici prima e per i russi poi - giorno in cui nel 1945 a Berlino fu firmata la resa incondizionata della Germania nazista nelle mani del Maresciallo Žukov. Nella Russia putinista questa data ha acquisito grande importanza, mettendo in secondo piano l'altra data simbolo delle grandi parate sulla piazza Rossa, il 7 novembre, anniversario della Rivoluzione d'ottobre.

Sebbene Putin abbia sempre più preso le distanze dal bolscevismo, per esempio ripudiandone l'anima federalista che riconosceva la legittimità dell'esistenza di uno stato ucraino e sposando invece la visione imperialista zarista che considera l'Ucraina come una 'regione' russa, né ha conservato alcune icone, come per esempio la retorica della missione russa - quasi divina - contro il nazismo e della potenza militare dell'Armata Rossa. Retorica usata a mani basse per giustificare l'invasione dell'Ucraina con l'obiettivo proprio di 'denazificarla', anche quando era palese che, sebbene in Ucraina esistano partiti e movimenti di estrema destra, l'obiettivo non avesse molto senso reale, anche perché tali partiti e movimenti sono poco rappresentativi, e comunque molto meno rispetto a tanti altri paesi europei.

Quest'anno il 9 maggio, con la parata militare sulla piazza Rossa, assume un valore particolarmente importante e gli analisti hanno formulato diverse ipotesi su cosa farà Putin in quell'occasione così simbolica. E abbastanza ovvio che Putin sarebbe voluto arrivare lunedì sulla Piazza Rossa presentandosi con un "mission accomplished" di bushiana memoria, ma i suoi piani iniziali di una rapida capitolazione dell'Ucraina sono falliti e quindi il 9 maggio non potrà celebrare la fine dell'operazione militare speciale, come lui la chiama. Cosa farà quindi? Gli analisti sono divisi su due ipotesi.

Prima ipotesi: mobilitazione generale e la "guerra" su larga scala

I primi, che si basano anche su report dell'intelligence britannica, dicono che il 9 maggio il presidente russo approfitterà dell'onda emotiva delle celebrazioni per lanciare una mobilitazione generale contro il 'nazismo', anche usando come scusa gli attacchi ucraini in territorio russo, sia quelli veri che quelli simulati, e forse addirittura per questo dichiarare formalmente guerra all'Ucraina. La motivazione alla base di questa clamorosa decisione deriverebbe dalla situazione sul campo. Nonostante dopo un mese di guerra, il 26 marzo, la Russia abbia dichiarato che si sarebbe concentrata solo sul Donbass ritirandosi dal nord e da Kiev, nel mese successivo non è riuscita a registrare significativi progressi neanche nel sud-est. Dei 120-130 BTG (gruppi tattici di battaglione) inizialmente disposti sulle 4 direttrici, dopo le sconfitte, il ritiro e la riorganizzazione di quelli del nord, gli analisti ritengono che nel sud-est siano ora impiegati circa 90 battaglioni su un fronte di 900 km. La Russia sta impegnando in Ucraina oltre il 60% delle sue forze militari operative da combattimento eppure questo non basta. L'esercito russo a Kherson ha perso terreno, a Kharkiv è stato respinto di 20 km verso il confine russo e nelle ultime ore gli ucraini stanno avanzando anche verso il nodo strategico di Izyum. Di sicuro la strenua difesa di Mariupol ha dirottato risorse ed energie importanti all'avanzata russa, ricordando molto il sacrificio dei 300 spartani alle Termopili che ritardò l'avanzata persiana.

Ecco che se Putin vuole conquistare tutto il Donbass e anche tenere il corridoio con la Crimea e oltre, fino Kherson, dove è stato introdotto il rublo ed è stato programmato un 'referendum' di indipendenza, ha assolutamente bisogno di nuove risorse e soprattutto una nuova narrazione per poter andare avanti per mesi in questa guerra: da qui la necessità della mobilitazione generale, e della legge marziale per sedare eventuali rivolte interne contro la coscrizione obbligatoria.

Seconda ipotesi: la vittoria fittizia

Una seconda ipotesi, sostenuta per esempio da Dmitri Alperovitch, è che il 9 maggio non verrà usato da Putin come occasione per una ulteriore escalation piuttosto per dichiarare una vittoria fittizia, da rivendere internamente grazie al controllo della propaganda. La 'denazificazione' dell'Ucraina, che inizialmente era intesa come il rovesciamento del governo di Kiev, può essere ridotta alla sconfitta del reggimento Azov a Mariuopl, la 'demilitarizzazione', cioè la trasformazione dell'Ucraina in uno stato neutrale senza un grosso esercito, può essere spacciata come la distruzione delle fabbriche e delle infrastrutture e la 'protezione dei russofoni dal genocidio' con la conquista del Donbass (ancora da completare però, tant'è che le parate del 9 maggio previste a Doneck e Lugansk sono state annullate) e del corridoio con la Crimea. D'altronde gli obiettivi di Putin non sono mai stati chiari e netti e quindi sono altrettanto malleabili e rivendibili sotto varie forme all'opinione pubblica russa, lobotomizzata da anni di propaganda e controllo dei media. Secondo questi analisti la mobilitazione generale e l'inasprimento del conflitto sarebbe molto rischioso per Putin perché rischierebbe di sottoporsi a una sconfitta ancora più grave nel caso probabile comunque fallisse, quindi meglio accontentarsi di una mezza vittoria da rivendere come successo pieno.

La terza via: stasi anche il 9 maggio

A queste due ipotesi ne aggiungo una terza, una via di mezzo: il 9 maggio non verrà annunciato nulla di particolare e le operazioni russe in Ucraina proseguiranno con una guerra di attrito sul fronte e lanci missilistici da lontano, fino a quando le cose sul campo non cambiano sostanzialmente, o per un improvviso cedimento ucraino o per un arretramento russo, oppure fino a quando Putin non deciderà di sedersi davvero al tavolo negoziale e raccogliere quanto possibile. Per capire quale di queste ipotesi possa prevalere dovremmo provare a metterci dal punto di vista del regime di Mosca.

Le due anime del putinismo

Io individuo nel putinismo due anime: quella ideologica, di Putin e della sua cerchia, che sogna, sognava a questo punto, la rinascita della Russia come potenza 'euroasiatica' rispettata e temuta nel mondo, e quella cleptocrate, degli oligarchi che si sono arricchiti con le privatizzazioni pasticciate di Boris Elcin, che pensano solo al proprio patrimonio personale e al godersi il frutto delle ruberie nell'opulente e odiato - sulla carta - Occidente.

Le due anime vivono, o almeno vivevano fino al 24 febbraio, in perfetta simbiosi. Quando Putin e i suoi 'siloviki', cioè gli ex funzionari dei servizi ed ex militari, hanno preso il potere, hanno fatto un patto molto chiaro con gli oligarchi: voi continuate a rubare e a fare affari ma dovete stare fuori dalla politica, noi in cambio non entreremo più di tanto nei vostri affari fintanto che questi sostengono il regime. Khodorkovsky, all'epoca il più ricco degli oligarchi, ha provato a ribellarsi ma è stato punito con l'esproprio della sua Yukos e con il carcere per 10 anni, fino  quando è stato spedito in esilio all'estero. 'Colpire uno per educarne cento', così è stato e gli altri hanno capito. Ma le due anime, che spesso si sovrappongono, sono andate più o meno d'amore e d'accordo per 20 anni e forse, se 'l'Operazione militare speciale' fosse durata un paio di settimane, con un nuovo governo ucraino fantoccio e con sanzioni occidentali limitate, lo avrebbero fatto per altri 20 anni. Ma le cose sono andate ben diversamente sin da subito e la Russia è precipitata in un isolamento senza precedenti. Oggi quindi l'anima cleptocratica ha necessariamente bisogno di una d'uscita se vuole sperare di rivedere un giorno i propri yatch da centinaia di milioni di euro sotto sequestro o, nel caso della 'classe media', andare a fare le vacanze in Costa Azzurra e in Sardegna e pagare con la carta di credito. Dall'altra parte però l'anima ideologica ha lanciato la palla molto lontano ed è difficile ora tirare il freno a mano. Per avere il sostegno della popolazione la propaganda ha spinto molto e lo vediamo osservando la TV russa, dove si continua a parlare di guerra santa contro l'occidente, di attacchi nucleari, addirittura di smembramento dell'Ucraina con la Polonia e dove la missione divina contro l'occidente è così sentita che nel caso "non improbabile di un olocausto nucleare", dicono, "i russi andranno comunque in paradiso" perché sono dalla parte del giusto.

A mio avviso, anche se ora non è molto palese, queste due anime, quella ideologica e quella cleptocratica, presto entreranno in conflitto. Da una parte Putin vorrebbe portare a termine la guerra secondo i suoi obiettivi iniziali, d'altra parte questo vorrebbe dire far sprofondare ancora di più la Russia nel baratro con una guerra totale. E se è vero che le sanzioni economiche e l'isolamento internazionale storicamente non hanno quasi mai portato a un cambio di regime, è anche vero che la Russia, a differenza dell'Iraq di Saddam, dell'Iran, della Corea del Nord, di Cuba ecc. non partiva da una situazione di isolamento, bensì era fortemente integrata nel sistema internazionale dal punto di vista industriale, economico-finanziario e non solo. Basti pensare che le figlie di Putin, del ministro degli esteri Lavrov, del portavoce Peskov, hanno tutte studi nelle università occidentali e costosissime case a Parigi e Londra, addirittura la figlia di Peskov ha fatto lo stage al parlamento europeo per un deputato francese. E oggi sono tutte sotto sanzioni. Potranno accettare tutti questi oligarchi di vivere in uno stato chiuso e autarchico?

Comunque vada l'avventurismo militare di Putin iniziato il 24 febbraio rappresenta una incredibile sconfitta strategica di lungo periodo per la Russia. Se Putin ha detto di aver scatenato tutto questo per la sicurezza della Russia, per il suo 'spazio vitale', ricordando l'ossessione di Hitler, nessuno in realtà ha reso la Russia così debole e in pericolo come Putin stesso. Voleva l'Ucraina fuori dalla NATO e 'demilitarizzata', quando invece il continuare la guerra ha portato l'Occidente a fornire armi anche pesanti (carri armati, artiglieria) all'Ucraina, e ora armi di standard NATO, che stanno sostituendo quelle di derivazione sovietica che l'Ucraina aveva fino al 24 febbraio. Finlandia e Svezia probabilmente entreranno nella NATO e così la Russia se la ritroverà davvero ai confini. L'esercito convenzionale russo si è poi dimostrato incapace e inefficiente e la sua tecnologia obsoleta. L'affondamento dell'ammiraglia del Mar Nero, l'incrociatore 'Mosvka', è solo l'esempio più clamoroso. La Russia ha perso la sua deterrenza militare convenzionale.

Nel frattempo Putin ha anche allontanato dalla sua sfera d'influenza quei paesi che hanno sempre, chi più chi meno, gravitato nella sua orbita, come la Moldavia e la Georgia, che hanno chiesto di aderire alla UE come conseguenza dell'invasione dell'Ucraina, mentre il Kazakhstan, dopo la Bielorussia il più fedele alleato di Mosca, ha detto che l'integrità territoriale ucraina va preservata e lo stesso ha fatto l'Uzbekistan. E persino Lukashenka, nella recente intervista all'Associated Press, sembra abbia voluto prendere le distanze da Putin dicendo che questa guerra si "è trascinata troppo", chiamandola proprio "guerra" e non 'operazione militare speciale', e che lui è per il negoziato.

Quando poi, finalmente, l'Europa diversificherà l'approvvigionamento di gas e petrolio, la Russia, già in ginocchio per le sanzioni, perdendo la prima voce dell'export entrerà in una terribile recessione economica che la riporterà indietro di decenni e ci vorranno anni prima che possa riorientarsi verso altri mercati. Concludendo, a proposito di negoziato tanto invocato in Italia, il presidente ucraino Zelens'kyj il 6 maggio durante l'intervento alla Chatman House di Londra ha accennato di nuovo alla possibilità di rinunciare - per ora - alla restituzione della Crimea e di tornare alla situazione del 23 febbraio. Che sia una mano tesa a Putin, l'offerta di una via d'uscita, per il 9 maggio? Cosa preverrà a Mosca, la follia ideologica che si vede alla TV russa o l'opportunismo dei cleptocrati?

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