Lunedì, 15 Luglio 2024
L'annuncio / Giappone

A dodici anni dal disastro di Fukushima solo pochi sfollati tornano a casa

Il governo giapponese ha ritirato l'ordinanza di evacuazione per il villaggio di Iitate, ma la bonifica completa dell'area dell'incidente di dodici anni fa è ancora lontana e il ritorno a casa dei cittadini procede a rilento

 A dodici anni dal disastro nucleare di Fukushima sono ancora tanti i cittadini che aspettano di ritornare a casa. Oggi, 2 maggio, è toccato agli abitanti di Iitate, paese a 30 chilometri dalla centrale nel nord del Giappone. Le zone adiacenti alla centrale nucleare erano state evacuate in seguito all'esplosione di due reattori nucleari dopo che un terremoto di magnitudo 9.0 mise fuori uso i sistemi di raffreddamento dei noccioli. Le zone - considerate pericolose per la salute visti gli alti livelli di radioattività - si stanno ripopolando soltanto nell'ultimo periodo. Nel giugno 2022 altri cinque comuni hanno visto il ritiro di ordinanze che impedivano l'accesso al luogo: Futaba, Namie, Tomioka, Okuma e Katsurao. 

Giappone, le immagini del sisma che ha colpito vicino a Fukushima 

Dopo il disastro nucleare il governo ha imposto una "zona di difficile restituzione" attorno a un'area di 337 chilometri quadrati e che ha tutt'ora la centrale di Fukushima come epicentro. La zona è ancora inaccessibile e non comprende i comuni cui le ordinanze sono già state ritirate. Qui i livelli di radiazioni sono ancora elevati e le autorità sono al lavoro per cercare di rimuoverle.

Al contrario, i comuni dove è possibile il ripopolamento si trovano all'interno di una zona di circa 27 chilometri quadrati di terreno che erano state dichiarate come basi di "ricostruzione e rivitalizzazione", dove le radiazioni erano minori. Qui il governo ha realizzato lavori di bonifica per facilitare il rientro dei residenti. Il villaggio di Itate è stato uno di quelli all'interno della zona.  

Dopo l'incidente, il controllo dell'area e la relativa bonifica nella centrale di Fukushima è stata affidata all'azienda Tokyo Electric Power Company Holdings (Tepco). Il piano della compagnia è quello di monitorare l'evoluzione del livello di radiazioni, ma anche di bonificare l'area attraverso l'uso di robot resistenti alle scorie radioattive. I lavori dureranno ancora dai trenta ai quarant'anni. Lo scorso 30 marzo 2023 dei robot dell'azienda hanno confermato il danneggiamento al piedistallo che supporta l'Unità 1 delle rovine della centrale e sono al lavoro per capire come mettere in sicurezza l'area in modo da evitare ulteriori danneggiamenti in caso di terremoti futuri. Tepco stima che siano presenti ancora 880 tonnellate di combustibile radiativo al di sotto dell'Unità e la sua estrazione non inizierà prima del 2027. Si punta ad arrivare al 2031 con tutti i detriti già estratti in modo da "liberare" altri comuni per permettere il ritorno a casa di ulteriori sfollati.

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