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Sabato, 27 Novembre 2021
L'intervista / Libia

Libia, il business dei migranti: dall'Italia 10,5 milioni di euro per respingere 27.551 persone

Da inizio anno la sedicente guardia costiera libica finanziata dall'Italia ha intercettato un numero record di migranti. Mentre riprendono i voli di evacuazione, nei lager rimangono 7mila disperati spiega a Today Caroline Gluck, alto funzionario dell'Unhcr

“Il Mediterraneo ha una sua tragicità che non è quella delle nebbie”. Albert Camus, francese d’Algeria, è stato forse lo scrittore che ha saputo cogliere con più lucidità le contraddizioni del Mare Nostrum. Una piccola lingua d’acqua, intrappolata fra tre Continenti, stretta, quasi soffocata a volte, in canali che mettono uno di fronte all’altro popoli che non hanno voglia nemmeno di guardarsi in faccia.

Così, nell’angusto specchio di Mediterraneo che unisce e separa la Sicilia dalle coste libiche, 355 chilometri da Tripoli a Lampedusa, ogni giorno e ogni notte la verità del mare prende rotte diverse, come i barconi carichi di disperati che tentano di attraversarlo. Il mare nostro, del resto, sconta i nostri difetti: uno su tutti, una certa arrendevolezza alla pancia piuttosto alla fredda razionalità dei numeri.

La guardia costiera libica e l'affare dei migranti intercettati

E i numeri, invece, possono aiutare. E quelli sui migranti nascondono segreti che non ti aspetti. Ad esempio, che a largo della Libia nel 2021 la cosiddetta guardia costiera libica ha compiuto (al 29 ottobre) ben 200 operazioni, intercettando e riportando indietro 27.551 persone. I dati sono stati forniti a Today dall’Unhcr, agenzia Onu incaricata di proteggere i rifugiati e i richiedenti asilo.

Per fare un raffronto: nell’intero 2020 erano state intercettate 11.646 persone in 123 operazioni; dunque meno della metà. L’anno prima, 9035 persone in 108 operazioni. Un trend in continua crescita grazie – anche – ai soldi che arrivano in modo cospicuo dall’Italia: 10,5 milioni per la guardia costiera libica nel 2021, cifra più alta mai stanziata, 32,6 milioni dal 2017 (qui i dati Oxfam). Così si è deciso in virtù del Memorandum d’Intesa Roma-Tripoli, così ha confermato la Camera dei Deputati lo scorso luglio, votando a favore del rifinanziamento (seppur con l'impegno a superare questa cooperazione, trasferendola in capo all'Ue).

migranti sbarcati min Interno-2

Così abbiamo evitato un terzo degli sbarchi

La strategia dell’Italia è semplice: aiutiamo i libici - che a 10 anni dalla morte di Gheddafi sono ancora divisi e in balia di una profonda crisi politica - a contrastare l’immigrazione illegale dalle loro coste. E non è priva di efficacia: se consideriamo che, al 4 novembre, sono approdati nel nostro Paese 54.384 migranti (di cui 7.823 minori non accompagnati), è facile rendersi conto che – senza l’intervento delle motovedette libiche – avremmo avuto un terzo degli sbarchi in più.

Defund the police’, uno scaricabarile che ha dato i suoi frutti. Ma a quale prezzo? Poiché è noto a tutti – e le ong lo hanno più volte denunciato - che la guardia costiera libica ha una storia tremenda di violenze e abusi, per non parlare delle collusioni con gli stessi trafficanti. Il suo addestramento previsto nell’ambito della missione Ue Irini non è mai decollato mentre si allungava sempre più la longa manus dell’influenza turca.

Ma è soprattutto il destino delle persone ‘soccorse’ che continua a non fare notizia. Migranti arrestati, malmenati, violentati, rinchiusi senza via d’uscita nel lager ufficiali o ufficiosi del paese da cui arrivano veri e propri racconti dell’orrore.

Nei lager libici ci sono (ufficialmente) oltre 7mila persone

“Al 17 ottobre risultano trattenute nei centri di detenzioni in Libia 7.055 persone, di cui almeno 2,500 ci riguardano direttamente come agenzia”, spiega a Today Caroline Gluck, alto funzionario addetto alle Relazioni esterne di Unhcr Libya Operation. “Tuttavia l'Unhcr e i suoi partner hanno solo un accesso limitato ad alcuni centri e nessun accesso a quelli creati recentemente nella parte occidentale della Libia. Riteniamo che altre migliaia di richiedenti asilo, rifugiati e migranti siano ancora tenuti prigionieri da diverse forze di sicurezza, contrabbandieri o trafficanti in luoghi imprecisati.”

“Le condizioni nei centri di detenzione sono disastrose”, denuncia la funzionaria. “Spesso sovraffollati e privi di strutture igienico-sanitarie di base, sono luoghi in cui le violazioni dei diritti umani sono state ben documentate – più recentemente, ad esempio, dalla Missione d'inchiesta indipendente sulla Libia". Ecco perché l’Unhcr chiede “il rilascio di tutti i rifugiati e richiedenti asilo trattenuti in stato di detenzione, la fine della detenzione arbitraria in Libia e la creazione di alternative alla detenzione”.

Il blitz del primo ottobre e il clima pesante a Tripoli

La situazione è peggiorata ancor di più lo scorso mese “a seguito dell'ampio controllo di sicurezza del 1° ottobre intrapreso dalle autorità libiche nel comune di Hay Al-Andalus e in altre aree di Tripoli nei giorni successivi. Una serie di incursioni e arresti – racconta Caroline Gluck - avvenuti in zone dove c'era un gran numero di richiedenti asilo, rifugiati e migranti. Molti alloggi o rifugi in cui vivevano sono stati demoliti. Migliaia di persone sono state arrestate e poste in detenzione e diverse migliaia sono rimaste senza un tetto poiché le loro case sono state distrutte.”

A Tripoli il clima è pesantissimo. “C'è paura tra i rifugiati e i richiedenti asilo; temono di muoversi in città e di essere arrestati. Le nostre preoccupazioni immediate sono di fornire assistenza urgente a queste persone, in particolare donne e bambini, aiutandoli a trovare alloggi e cibo”.

La Libia "non è un porto sicuro"

Come se ne esce, dunque? “Rifugiati e richiedenti asilo affrontano molte sfide in Libia, sia a causa del conflitto prolungato sia dell'incertezza politica sia delle sfide legate alla diffusione del Covid – ragiona ancora la Gluck - Tuttavia, la sfida più grande è la mancanza di uno spazio di protezione a causa dell'assenza di un quadro giuridico sull'asilo in Libia. Ciò lascia i richiedenti asilo e i rifugiati, che sono considerati dalle autorità migranti illegali, esposti all'arresto, alla detenzione e anche a rischi sostanziali per la loro vita”.

“Tutti gli Stati hanno un legittimo interesse a controllare la migrazione irregolare”, sottolinea ancora la funzionaria. “L'Unhcr ha sempre chiarito che qualsiasi sostegno alla Guardia costiera libica o ad altre autorità dello Stato libico dovrebbe essere subordinato al rispetto dei diritti umani dei rifugiati e dei migranti in Libia”. Allo stesso modo, l'agenzia Onu “ribadisce che la Libia non è un porto di sbarco sicuro e che le persone soccorse in mare non dovrebbero essere riportate nel Paese”.

C'è un giudice a Napoli

Una questione – quella della Libia come porto sicuro – che comincia a farsi strada non solo nel dibattito politico ma anche nelle aule giudiziarie. Il Tribunale di Napoli ha recentemente condannato il comandante della nave Asso28 a un anno di reclusione perché, dopo aver soccorso 101 migranti, li ha consegnati alla guardia costiera libica. Le motivazioni saranno disponibili tra qualche tempo ma il giudice ha ritenuto che la condotta del capitano integri i reati di ‘sbarco e abbandono arbitrario di persone’ e di ‘abbandono di minore’. Una sentenza storica che potrebbe aprire un importante precedente sulle prassi di respingimento nel Mediterraneo centrale.

La buona notizia

Intanto - è notizia di oggi - sono ripresi i voli salvavita dalla Libia. Un aereo con 172 richiedenti asilo è atterrato poche ore fa in Niger: era la prima volta da oltre un anno. 

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L’Italia, tiene a precisare Caroline Gluck, “è uno dei pochi paesi a fornire posti di reinsediamento diretti dalla Libia”, anche se le sue quote per il 2020 e 2021 sono state ‘ritirate’ a causa delle restrizioni dovute al Covid. Dal 2017 le persone reinsediate dalla Libia nel nostro paese sono state 66 mentre 808 sono arrivate attraverso corridoi umanitari e voli di evacuazioni. E’ in ballo anche un nuovo progetto per l'evacuazione di 500 richiedenti asilo e rifugiati. “A condizione di ricevere l'approvazione scritta delle autorità libiche, speriamo di organizzare i primi voli nei prossimi mesi. Saranno incluse le persone attualmente detenute, le donne sole, i minori non accompagnati, chi si trova in condizioni mediche o di vulnerabilità”.

Il ruolo dell'Italia

“L'Italia ha sostenuto - e continua a sostenere - il lavoro dell'Unhcr in una serie di aree, motivo per cui le siamo molto grati", riconosce la funzionaria. "Si occupa di finanziare il nostro lavoro fornendo servizi di protezione mirati e assistenza a rifugiati e richiedenti asilo nelle aree urbane e nei centri di detenzione e sostiene i nostri ‘Progetti di Rapido Impatto’ volti a promuovere la coesione sociale e la riconciliazione nelle comunità che ospitano rifugiati, richiedenti asilo e sfollati libici.”

Il governo italiano ha inoltre dato appoggio al “nostro lavoro per implementare le attività presso il ‘Meccanismo per il transito di emergenza in Ruanda’, consentendoci di fornire voli di evacuazione salvavita dalla Libia per centinaia di persone in Ruanda”. Infine, l'Italia “sta guidando il Programma regionale di sviluppo e protezione (RDPP) per il Nord Africa, un'iniziativa dell'UE guidata dal ministero dell’Interno italiano, che è stato l'unico donatore per le attività di reinsediamento al di fuori della Libia”.

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