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Sabato, 1 Ottobre 2022
La rivolta / Iran

Giovane morta per un velo indossato male, in Iran esplode la rabbia contro l'integralismo

La 22enne Mahsa Amini era stata arrestata dalla polizia per "abbigliamento inadeguato", proteste in diverse parti del Paese con arresti e anche morti

Non si placano le proteste in Iran contro il velo e la polizia della moralità, scoppiate dopo la morte di una ragazza arrestata perché gli agenti non avevano gradito come indossava l'hijab. Finora almeno 21 persone sarebbero già state arrestate e ieri, secondo la denuncia di una Ong, al momento non ancora confermata da altre fonti, ci sarebbero stati anche cinque morti. Ieri è stato il terzo giorno di disordini in tutto il Paese, con proteste in numerosi luoghi, tra cui la capitale Teheran. Secondo Hengaw, un gruppo a tutela dei diritti umani dei curdi, ieri sono rimaste uccise cinque persone quando le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco: due uccise dagli spari contro i manifestanti nella città curda di Saqez, la città natale di Amini, altre due morte a Divandarreh e una quinta rimasta uccisa a Dehgolan, sempre nella regione curda.

Mahsa Amini, una 22enne della provincia iraniana del Kurdistan, è entrata in coma ed è morta dopo essere stata arrestata la scorsa settimana a Teheran dalla polizia morale per "abbigliamento inadeguato", scatenando la rabbia di tutto il Paese e manifestazioni in numerose aree, compresa la capitale. Le proteste si sono intensificate ieri e sono state più intense nella regione curda. Gli agenti hanno dichiarato che Amini si è sentita male mentre aspettava insieme ad altre donne trattenute dalla polizia morale, che fa rispettare le rigide regole della Repubblica islamica che impongono alle donne di coprirsi i capelli e di indossare abiti larghi in pubblico. Ma il padre ha ripetuto più volte che la figlia non aveva problemi di salute, aggiungendo che aveva riportato contusioni alle gambe e ha ritenuto la polizia responsabile della sua morte.

Il Guardian riporta che una Tac della testa della giovane ha mostrato una frattura ossea, un'emorragia e un edema cerebrale, confermando apparentemente che sarebbe morta a causa di un colpo al cranio. La testata britannica, citando diversi organi di informazione iraniani, ha riferito che il colonnello Ahmed Mirzaei, capo della polizia di sicurezza morale della Grande Teheran, sarebbe stato sospeso dal suo ruolo. Il presidente Ebrahim Raisi, che dalla sua elezione lo scorso anno ha inasprito l'applicazione della legge sul velo, ha parlato domenica per telefono con la famiglia di Amini. "Vostra figlia è come mia figlia e sento che questo incidente è accaduto a uno dei miei cari. Vi prego di accettare le mie condoglianze", ha dichiarato secondo quanto comunicato ai media statali.

Ma le sue parole non sono servite a calmare gli animi dei cittadini indignati per l'accaduto. Nelle condanne per la morte della giovane a livello nazionale l'hashtag persiano #MahsaAmini ha raggiunto oltre 3 milioni di menzioni su Twitter. I video pubblicati sui social media hanno mostrato manifestazioni in numerose città, con donne che sventolavano il velo e manifestanti che si confrontavano con le forze di sicurezza. Un altro video da Teheran ha mostrato auto della polizia con i finestrini in frantumi, mentre un veicolo delle forze di sicurezza vicino sparava con cannoni ad acqua verso i manifestanti. Nella provincia settentrionale di Gilan, la polizia ha arrestato 22 persone per aver distrutto la proprietà pubblica, ha dichiarato il vice comandante della polizia, le associazioni parlano di centinaia di fermati.

L'Onu ha espresso "preoccupazione" per il caso Amini, e per la "reazione violenta" delle forze di sicurezza per sedare le proteste che ne sono seguite. "L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ad interim, Nada Al-Nashif, ha espresso oggi preoccupazione per la morte in custodia di Mahsa Amini - arrestata dalla polizia religiosa iraniana in applicazione di regole rigide sull'hijab - e per la reazione violenta delle forze di sicurezza alle manifestazioni che ne sono seguite", si sottolinea in un comunicato dell'Alto Commissariato, in cui si chiede un'indagine "tempestiva e indipendente" sulla morte della giovane appartenente alla minoranza curda.

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