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Martedì, 21 Maggio 2024
nello stato chiave per le elezioni / Stati Uniti d'America

L'Arizona torna indietro di 160 anni e rispolvera una norma anti-aborto

La legge vieta quasi completamente l'aborto, consentendone la procedura solo quando sia necessario per salvare la vita della madre, e prevede pene detentive da due a cinque anni per chi lo pratica

Una norma antica, varata nel 1864, azzererà le possibilità di una donna dello stato americano dell'Arizona di interrompere una gravidanza. È il risultato della Corte suprema del Paese, che ha ripristinato una legge anti-aborto del XIX secolo. Il verdetto potrebbe avere conseguenze di vasta portata per l'assistenza sanitaria delle donne e la politica di uno degli Stati decisivi per le presidenziali, di tendenza conservatrice ma conquistato per un soffio da Biden nel 2020 e che ora è di nuovo orientato a destra.

Cosa prevede la legge?

La norma rispolverata dall'Arizona vieta quasi completamente l'aborto, consentendone la procedura solo quando sia necessario per salvare la vita della madre, e prevede pene detentive da due a cinque anni per chi lo pratica. Non è prevista quindi alcuna deroga, nemmeno per i casi di stupro e incesto. Viene riesumata così una legge che era stata varata quando l'Arizona non faceva ancora parte degli Stati Uniti e che non era stata più applicata dal 1973, per via della sentenza della Corte Suprema che aveva introdotto il diritto ad abortire in tutti gli stati della federazione.

Come si è arrivati a questo punto?

La decisione dell'Alta Corte dell'Arizona è stata possibile come conseguenza del verdetto della Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti che, nel 2022, ha cancellato la sentenza Roe v. Wade, ritirando di fatto la protezione dell'aborto a livello federale e consentendo agli Stati di agire autonomamente per limitarne il ricorso. 

Ora, la sentenza dell'Alta Corte dell'Arizona rovescia l'attuale legge nazionale che consentiva l'interruzione di gravidanza nello Stato fino a 15 settimane. Oltre alla legge di 160 anni fa, l'Arizona ha infatti una legge già abbastanza restrittiva, varata nel 2022 subito dopo il ribaltamento federale della sentenza Roe vs Wade, quando l'allora governatore repubblicano Doug Ducey firmò una legge che introdusse il divieto di aborto oltre le 15 settimane. Due anni fa, però, la legge del 1864 non fu mai revocata, rimanendo quindi in vigore. 

Planned Parenthood, un'organizzazione di cliniche non profit che fornisce molti servizi sanitari alle donne, e altri sostenitori del diritto all'aborto si oppongono alla decisione dell'Alta Corte dell'Arizona di reintrodurre la norma del 1864, rimasta inattivo per secoli, dal momento che era stata superata negli anni da successive leggi del Paese, in primo luogo la legge del 2022 che vietava l'aborto dopo la 15esima settimana di gravidanza.

Trump prende posizione sul tema: "Decidano gli Stati"

Dura anche il commento del presidente Joe Biden, che ha bollato il provvedimento come il risultato "crudele dell'agenda dei funzionari e giudici eletti dai repubblicani". Un chiaro riferimento alle politiche del suo avversario alla Casa Bianca, Donald Trump, che prima della scadenza del suo incarico nominò tre giudici costituzionali - di orientamento repubblicano - decisivi per il capovolgimento della sentenza Roe v. Wade. Il tema dell'aborto è centrale in questa campagna elettorale. Trump, nonostante le pressioni degli evangelisti e della frangia di estrema destra che gli ha chiesto la messa al bando di ogni tipo di aborto in tutto il Paese con una legge federale, ha evitato inizialmente di affermare pubblicamente la sua posizione sulla questione, salvo poi fare una precisazione.

Due giorni fa, l'ex presidente in un video di quattro minuti - in cui sostiene falsamente che i democratici sono a favore dell'aborto "anche oltre il nono mese" - afferma di sentirsi orgoglioso per aver contributo a eliminare il diritto all'aborto, ma al tempo stesso sostiene che ogni regolamentazione spetta ai singoli Stati. Insomma, se da una parte Trump non ha voluto compromettersi con il voto di moderati e, soprattutto, donne, sostenendo un divieto nazionale dell'aborto, d'altra però ha rivendicato, a uso e consumo dell'elettorato cristiano e anti-abortista, di essere "orgogliosamente responsabile" dell'abolizione del diritto costituzionale all'aborto. Senza però assumere una chiara posizione sul tema, che si potrebbe rivelare pericolosa a livello elettorale. 

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