Venerdì, 27 Novembre 2020
Polonia

Divieto di abortire: è sciopero generale in Polonia in difesa dei diritti umani

Settimo giorno consecutivo di proteste in tutto il Paese dopo la decisione della Corte Costituzionale che di fatto ha vietato l’aborto

Da una settimana in Polonia si susseguono manifestazioni e proteste dopo che una decisione della Corte Costituzionale ha reso di fatto impraticabile l’aborto legale nel Paese. La Polonia, paese fortemente cattolico e guidato da un governo conservatore, è uno degli stati europei con la legislazione più restrittiva per quanto riguarda l’interruzione di gravidanza. 

Sette giorni consecutivi di manifestazioni hanno portato in piazza decine di migliaia di persone nelle principali città polacche. Oggi è andato in scena uno sciopero nazionale delle donne, che in protesta si sono assentate dal lavoro, con la partecipazione anche di numerosi dipendenti di istituzioni pubbliche, università e aziende private. 

Ieri in Parlamento ci sono state tensioni tra esponenti di centro e di sinistra nei confronti del governo e del primo ministro Matuesz Morawiecki, il quale ha duramente criticato le proteste in corso nel Paese e ha richiesto l’intervento dell’esercito per rispondere “ad atti di barbarie vandalismo e aggressioni”. Jaroslaw Kaczynski, leader del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) ha accusato i manifestanti di voler “distruggere la Polonia” e ha invitato i suoi sostenitori a scendere in strada per “difendere le chiese”, dopo che domenica diversi manifestanti hanno interrotto funzioni religiose in diverse chiese in Polonia per protestare contro le pesanti ingerenze della Chiesa cattolica polacca nella vita politica e sociale del Paese, con striscioni pro-aborto e slogan. 

La Polonia e il dibattito sulla tutela dei diritti

La decisione della Corte Costituzionale, i cui giudici sono stati in maggioranza nominati da PiS, il partito nazionale e conservatore attualmente al governo, ha sollevato il dibattito sul tema della tutela dei diritti in generale. Nel 2016 c’era già stato un tentativo da parte di PiS di vietare l’aborto in assoluto, ma le enormi proteste che ne erano seguite (le cosiddette “proteste in nero”) avevano avuto l’effetto sperato, bloccando tutto. L’anno scorso però, un centinaio di deputati di destra e centrodestra avevano chiesto alla Corte Costituzionale di pronunciarsi in merito alla legittimità della legge che permetteva l’interruzione di gravidanza in caso di gravi malformazioni del feto e giovedì la Corte Costituzionale ha giudicato “incompatibile” con la costituzionale l’aborto in caso di malformazione. La sentenza non può essere impugnata ma entrerà in vigore soltanto una volta pubblicata in Gazzetta Ufficiale, anche se non è chiaro quando questo avverrà. 

Secondo un recente sondaggio condotto dal principale quotidiano polacco Gazeta Wyborcza, il 59% degli intervistati non è d’accordo con la sentenza del massimo tribunale, che rende ora possibile l’aborto solo se la vita della madre è a rischio o se la gravidanza è conseguente a incesto e stupro. Le proteste di questi giorni nascono da questa decisione ma riguardano anche una difesa “generale” dei diritti e della libertà di scelta, in un Paese come la Polonia in cui da tempo questi sono a rischio. 

“Migliaia di persone continuano a protestare, e non sono solo donne perché questo governo, insieme alla Chiesa e ai media vicini al partito al potere, continua a imporre limitazioni ai diritti umani e civili”, ha detto all’agenzia Dire Joanna Makosa, cronista di Varsavia che lavora per l’emittente Radio Zet, riferendendosi ad esempio alla comunità lgbt. In Polonia “gli omosessuali sono stigmatizzati, si registrano tante aggressioni per le strade. La gente è stanca perchè nel XXI secolo, è intollerabile che in uno Stato europeo prevalgano visioni oscurantiste e bigotte”, ha aggiunto. 

“Passo dopo passo abbiamo lentamente perso i diritti umani fondamentali universalmente acclamati, che sono già molto limitati, rispetto a ciò che avevo prima che PiS salisse al potere”, denuncia alla Bbc Agnieszka Kranz, direttrice della società di telecomunicazioni, Bydgoszcz, che ha definito la legge sull’aborto un “baluardo”. “Se lo perdiamo, perderemo la speranza di avere una protezione dei nostri diritti e una voce sulle questioni che contano”, ha aggiunto. “La triste verità è che il governo di destra sta spingendo la Polonia sempre di più verso i regimi autoritari e fuori dall'UE. Non posso lasciare che ciò accada e la maggior parte dei polacchi non dà il proprio consenso neanche su questo". 

Diritto all'aborto, la risposta dell'Italia

L’Italia, dove da tempo attiviste e movimenti denunciano come la legge che garantisce il diritto all’aborto sia sotto attacco, segue da vicino quello che succedendo in Polonia.

Laura Boldrini ha annunciato di aver presentato insieme a Lia Quartapelle e altre colleghe un’interrogazione al ministero degli Esteri e a quello degli Affari Europei per sapere se, si legge nel testo, “se ritengano di esprimere disapprovazione nei confronti delle dichiarazioni del primo ministro polacco e di adoperarsi nell'ambito dei rapporti diplomatici bilaterali e multilaterali nelle competenti sedi europee per garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali dell'Ue in Polonia”. 

Oggi a Milano e a Roma, in contemporanea con lo sciopero generale in Polonia, sono andate in scena due manifestazioni contro la sentenza della Corte Costituzionale polacca. A Milano è stata convocata una manifestazione davanti al consolato di via Monte Rosa, mentre nella Capitale alcuni dimostranti hanno marciato dalla sede del consolato di via San Valentino a quella dell’ambasciata, in via Rubens, dove hanno lasciato fuori dai cancelli rose bianche e rosse (i colori della bandiera polacca) e ombrelli rossi e neri, che richiamano ai colori simbolo dello sciopero delle donne in Polonia. 

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