Giovedì, 3 Dicembre 2020
Polonia

​Abortire è diventato praticamente impossibile in Polonia

Proteste nel paese dopo la decisione della Corte Costituzionale che ha di fatto vietato l’interruzione di gravidanza proibendo l’aborto anche in caso di malformazioni gravi del feto

Un momento delle "proteste in nero" in Polonia contro l'inasprimento della legge sull'aborto (@rmnvhill)

Giovedì la Corte Costituzionale polacca ha stabilito che l’aborto in caso di malformazione del feto è “incompatibile” con la costituzione. Di fatto, la sentenza della Corte Costituzionale - i cui giudici sono stati in maggioranza nominati dal partito nazionale e conservatore attualmente al potere Diritto e Giustizia (PiS) - vieta di fatto l’interruzione di gravidanza. 

Dal 1993 in Polonia vige una delle legislazione più restrittive d’Europa per quanto riguarda l’interruzione di gravidanza, che consentiva l’aborto soltanto in tre casi “limite”: malformazioni gravi del feto, stupro o incesto, pericolo di vita per la madre. Queste ultime due condizioni rappresentano soltanto il 2 per cento del totale delle richieste di aborto legale nel paese e ogni anno, secondo la Bbc, sarebbero 100mila le donne polacche che ogni anno si recano all’estero per abortire e aggirare le restrizioni. L'anno scorso in Polonia ci sono state poco più di 1.000 interruzioni legali di gravidanza.

Nonostante il paese sia a larga maggioranza cattolico, secondo diversi sondaggi gran parte della popolazione sarebbe stata contraria a un inasprimento della legislazione sull’aborto. Nel 2016, circa 100mila persone, in maggioranza donne, si riversarono in strada per protestare vestite di nero e manifesteranno sui social (le cosiddette “proteste in nero”, in polacco ‘Czarny Protest’) contro un tentativo di restringere ancora di più le maglie della legge sempre da parte del partito PiS, con un disegno di legge che vietata l’aborto in assoluto e proponeva 5 anni di carcere per le donne che avessero cercato di abortire e i medici che le avessero aiutate. 

Aborto negato in Polonia, tornano le "proteste in nero"

La sentenza della Corte Costituzionale ha adesso riportato in piazza i movimenti femministi e le “proteste in nero”, a Varsavia ma anche altre città polacche.

Nella capitale i manifestanti hanno organizzato una marcia dal tribunale fino a casa di Jaroslaw Kaczynski, capo del partito di governo PIS di orientamento conservatore. La polizia ha confermato di aver usato spray al peperoncino per disperdere i manifestanti dopo che alcuni di loro avevano lanciato pietre e cercato di forzare il cordone di sicurezza intorno all’abitazione di Kaczynski e almeno 15 persone sono state arrestate.

L’organizzazione femminile “Lo sciopero delle donne” (#StrajkKobiet) ha indetto per stasera un’altra protesta sempre sotto casa di Kaczynski e altre attività sono programmate per i prossimi giorni. Gazeta Wyborcza, uno dei più importanti quotidiani polacchi, definisce “enorme” l’indignazione suscitata nel paese della sentenza. 

La commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović ha definito la sentenza una “violazione dei diritti umani” e ha parlato di “giorno triste per i diritti delle donne”. Anche Amnesty International e Human Rights Watch hanno criticato la sentenza. “È disumano e spregevole costringere qualcuno a portare a terrine una gravidanza, soprattutto se il feto è malformato, e il 98% degli aborti legali effettuali in Polonia sono dovuti a malformazioni fetali”, ha detto alla Bbc Antonina Lewandowska, attivista polacca per la salute sessuale e riproduttiva e per i diritti umani. 

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