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Lunedì, 15 Aprile 2024
il difficile rapporto / Cina

A che punto sono gli accordi tra Cina e Santa Sede

Il Vaticano vuole porre fine alle torture e persecuzioni a cui sono sottoposti da anni i vescovi cinesi e i fedeli cattolici. Si sperava in un incontro tra Papa Francesco e Xi Jinping in Kazakistan, ma il leader cinese aveva un'agenda troppo fitta per concedersi al Pontefice

Da circa quattro anni, il mese di settembre è vissuto come un momento cruciale a Pechino e a Città del Vaticano. Il 2018 è un anno storico per le relazioni tra Cina e Santa Sede, poiché è arrivata a sorpresa la firma dell'Accordo sulla nomina dei vescovi, siglato tra monsignor Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e Wang Chao, Viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese.

Le rivelazioni sul rinnovo dell'Accordo

I venti contrari che soffiano sull'intesa bilaterale non frenano l'azione del Vaticano, impegnato a mantenere un dialogo con Pechino per consolidare il processo di autonomia della Chiesa cattolica in Cina. Nell'ottica di un miglioramento delle relazioni bilaterali, una delegazione vaticana guidata da mons. Claudio Maria Celli avrebbe incontrato recentemente le autorità della Repubblica popolare cinese a Tianjin. La scelta del luogo dell'incontro, precisa AsiaNews, non è casuale: la città nordorientale cinese è priva di un vescovo “ufficiale” dal 2005. Ed è proprio qui che si sarebbero tenute le consultazioni per il rinnovo dell’Accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, siglato nell'autunno 2018 e rinnovato il 22 ottobre 2020 con durata biennale, e dunque ormai vicino alla seconda scadenza.

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Per i media vicini alla Santa Sede, l'Accordo sino-vaticano sarebbe stato rinnovato dopo l'incontro delle due delegazioni, avvenuto in Cina probabilmente tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre. Il rinnovo dell'intesa bilaterale sarebbe stato quindi riconfermato, nonostante le critiche mosse da diversi cardinali. Mancano ancora l'atto e la comunicazione ufficiali, anche se probabilmente verrà annunciato solo a ridosso della scadenza dell'intesa. La Santa Sede sa che la Cina sta vivendo un momento politico importante. Pechino, che si prepara all'appuntamento cruciale del XX Congresso del Partito comunista cinese, non vuole turbare i delicati equilibri interni con discussioni che riguardano l'intesa con il Vaticano. Meglio attendere, quindi.  

Cosa prevede l'intesa bilaterale

L'intesa bilaterale tenta di riavvicinare Pechino e Vaticano dopo una frattura durata decenni. Le relazioni tra Cina e Santa Sede si sono interrotte nel 1951, quando Pechino nominò i vescovi senza l’autorizzazione del Vaticano e arrestò chi si opponeva alla decisione del Partito comunista. Da quel momento, in territorio cinese, sono esistite due realtà religiose: la Chiesa ufficiale, che segue le direttive del Partito Comunista Cinese, e la Chiesa “clandestina”, dove i vescovi, nominata dal Vaticano, professano la fede all’ombra di Pechino. 

L'Accordo è arrivato con l'intento di porre fine alle torture e persecuzioni a cui sono sottoposti da anni i vescovi cinesi e i fedeli cattolici. Il testo ufficiale dell’Accordo bilaterale non è mai stato divulgato pubblicamente e i suoi termini restano, a distanza di quattro anni dalla firma, ancora confidenziali. L’intesa resta così di vaga interpretazione e comprensione, ma è noto il suo fondamento: stabilisce infatti che la nomina dei vescovi avvenga con l’approvazione sia della Chiesa che di Pechino, senza più le divisioni che hanno portato negli ultimi decenni all’esistenza di due istituzioni religiose, una clandestina vicina al Vaticano e una patriottica che segue i dettami del Partito.

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Tuttavia, l'intesa bilaterale è servita a risolvere solo pochi problemi: le nomine vanno a rilento rispetto alla quarantina di diocesi ancora vacanti in Cina (sono in tutto 104 secondo i nuovi confini civili), mentre non è ancora avvenuto il riconoscimento di tutti i vescovi "illegali".

Roma va avanti nella speranza di assistere a un cambiamento concreto, ma deve ancora vedere sciolti diversi intricati nodi. A preoccupare il Vaticano sono i temi della formazione dei preti, del riconoscimento dei religiosi e, soprattutto, della fine delle soffocanti vessazioni amministrative cinesi, come le norme per la partecipazione al culto, il controllo degli edifici sacri e le violenze sulle comunità "illegali".

Il caso difficile di Hong Kong

Al centro del dibattito tra Cina e Santa Sede c'è anche il dossier caldo dell'ufficio vaticano a Hong Kong, che Pechino vorrebbe vedere chiuso. E il Vaticano sembra abbracciare l'idea. La conferma arriva dalle parole dal Segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin, che in un'intervista rilasciata al Messaggero ha lanciato un assist a Pechino affermando che la Chiesa è in attesa di "un segnale" sullo spostamento dell'ufficio dall'ex colonia britannica alla terraferma. Non è quindi, ha chiosato Parolin, una proposta nuova.

Per decenni, diversi gruppi di missionari stranieri hanno operato ad Hong Kong senza grandi limitazioni, facendo dell’ex colonia britannica un enclave cattolico molto vicino alla Cina continentale. Le cose però sono cambiate con l'introduzione della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel 2020. La denuncia arriva da monsignore Javier Herrera-Corona, rappresentante non ufficiale del Vaticano nell’ex colonia britannica, che ha fatto suonare un campanello d'allarme sulle limitazioni imposte dalla Cina. Herrera-Corona si è rivolto alle 50 missioni cattoliche a Hong Kong, invitando a mantenere alta l'attenzione perché le libertà di cui hanno goduto negli ultimi anni sono a suo parere finite. Stando a quanto scrive la Reuters, da ottobre del 2021 il monsignore ha spiegato in diversi incontri privati come la Cina stia rafforzando il controllo e la sorveglianza della popolazione di Hong Kong e ha per questo invitato i missionari a proteggere proprietà, archivi e fondi.

Ma è soprattutto l'accanimento delle forze di polizia locale verso il 90enne cardinale Joseph Zen a far suonare con forza il campanello di allarme per l'erosione dei diritti civili e religiosi nell'ex colonia britannica. Lo scorso maggio ha destato molta preoccupazione l'arresto di Zen, accusato di avere contribuito a un fondo di sostegno per i detenuti delle proteste pro-democrazia e per cui andrà a processo fra il 19 e il 23 settembre.

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L'ex vescovo di Hong Kong Joseph Zen

Il volto dell’autonomia di Hong Kong e della Chiesa Cattolica è stato un fervente oppositore dell'Accordo sino-vaticano sulla nomina dei vescovi: l’anziano prelato si è speso personalmente contro l'intesa e ha provato persino ad avere un confronto a Roma con Papa Francesco per evitare che la Chiesa si svendesse alla Cina. Il Pontefice, però, non ha mai accolto Zen in Vaticano. Tuttavia, la sua possibile condanna peserà sulla ricezione mediale del lavoro diplomatico della Santa Sede che ha recentemente accolto le positive nomine che il congresso dell'Associazione patriottica cattolica, ossia la chiesa "ufficiale" per Pechino, ha compiuto.

L'incontro che Xi Jinping ha negato a Papa Francesco

La Chiesa cattolica attende una svolta positiva nei rapporti con la Cina. Papa Francesco avrebbe voluto sfruttare la presenza del leader cinese Xi Jinping ad Astana, nella capitale kazaka, dove il Pontefice ha tenuto un incontro interreligioso. Secondo fonti della Santa Sede citate da Reuters, il Papa si è detto favorevole a un faccia a faccia con il presidente cinese in Kazakistan, ma Pechino non ha accolto la proposta vaticana a causa della fitta agenda politica di Xi. Il leader cinese lo scorso 14 settembre era nella capitale kazaka per incontrare il suo omologo Qasym-Jomart Toqaev, e una volta terminati gli incontri con l'esecutivo kazako Xi è partito subito alla volta di Samarcanda, in Uzbekistan, per partecipare al summit dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai.

La Russia può ancora contare sull'appoggio della Cina?

E' difficile al momento conoscere le reali motivazioni che hanno spinto Xi a negare al Pontefice un incontro, come è altresì complicato sapere i dettagli su come o quando il Vaticano si sia rivolto alla Cina per fissare un bilaterale.

E' noto, invece, che il Vaticano abbia offerto “un’espressione di disponibilità”, lasciando quindi aperte le porte a un dialogo tra i due leader. La parte cinese, scrive l'agenzia di stampa che cita fonti vaticane, avrebbe “apprezzato il gesto” della Santa Sede. Non è la prima volta che Francesco mostra disponibilità a incontrare Xi. Parlando con i giornalisti che lo accompagnavano sul volo per la repubblica centroasiatica il 13 settembre, il Pontefice ha affermato di essere "sempre pronto ad andare in Cina”.

Se l'incontro tra Xi e Francesco dovesse avvenire, confermando quindi l'indiscrezione della Reuters, Pechino e il Vaticano potrebbero porre un altro tassello per ricostruire la loro complicata relazione bilaterale. E assicurare così serenità ai fedeli cattolici in Cina.

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