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Domenica, 26 Maggio 2024
EGITTO / Egitto

Adly Mansour è il nuovo presidente egiziano: le reazioni internazionali

"Mi impegno a preservare la Repubblica, a rispettarne la Costituzione e le leggi e a proteggere gli interessi del popolo", ha giurato Mansour nel corso di una breve cerimonia svoltasi presso la sede della Corte Costituzionale

Il presidente della Corte Costituzionale egiziana, Adly Mansour, ha prestato giuramento come Presidente della Repubblica ad interim, all'indomani dell'intervento delle forze armate che ha deposto il capo dello Stato Mohammed Morsi.

"Mi impegno a preservare la Repubblica, a rispettarne la Costituzione e le leggi e a proteggere gli interessi del popolo", ha giurato Mansour nel corso di una breve cerimonia svoltasi presso la sede della Corte Costituzionale.

Il 67enne magistrato guiderà un governo di transizione dotato di "pieni poteri" fino allo svolgimento di nuove elezioni presidenziali e politiche: la "Road map" dell'esercito tuttavia non fissa alcuna durata precisa per l'interim.

Al quotidiano Al Ahram, Mansour ha dichiarato che "i Fratelli musulmani sono parte della nazione", e li ha invitati a "condividere la costruzione della nazione".

CHI E' IL NUOVO PRESIDENTE - Presidente della Corte costituzionale egiziana da soli due giorni, il giudice Adly Mansour era stato nominato dallo stesso Morsi,  cui succede al vertice politico egiziano a metà maggio.
Mansour ha 77 anni, è padre di tre figli e ha studiato nella prestigiosa Scuola nazionale per l'Amministrazione di Parigi prima di intraprendere una lunga carriera come giudice sotto il regime di Hosni Mubarak. Ha esercitato in tribunali religiosi ma anche in corti civili e penali.

L'EGITTO IN MANO AI MILITARI: IL RISCHIO DI UNA GUERRA CIVILE

LE REAZIONI - Nel complesso scenario del Grande Medio Oriente, opinione pubblica e governi si spaccano sul colpo di mano dell'esercito egiziano.
Abu Mazen, presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, si è congratulato con il nuovo presidente ad interim, che prende il posto di un esponente dei Fratelli Musulmani, della cui organizzazione internazionale fa parte il "nemico interno" Hamas.
Dalla Turchia, che teme che l'Egitto possa essere il "precedente" di un eventuale intervento interno dei militari nella quasi speculare situazione politica turca, si stigmatizza il golpe. Il vicepremier Bozdag ha stamattina dichiarato: "Il cambio di potere in Egitto non è stato il risultato della volontà del popolo. Il cambiamento non è stato nel rispetto della democrazia e della legge".
Più attendista la posizione dell'Iran che, schierata a capo del fronte sciita contro quello sunnita, non ha mai manifestato "simpatie" per la fratellanza musulmana. Il ministero degli Esteri di Teheran auspica "il rispetto del processo democratico e la garanzia dei diritti acquisiti con la Rivoluzione permetteranno di dare risposta alle aspirazioni del popolo, dei partiti e dei gruppi politici del paese" e "rispetta la volontà del popolo".
Il regime di Damasco, che con i gruppi islamisti combatte da oltre due anni una sanguinosissima guerra civile, si congratula con i militari e definisce la destituzione di Morsi "un grande successo".

Le grandi cancellerie occidentali, così come quella cinese e russa, nei loro commenti ufficiali si concentrano invece principalmente sulla richiesta di un rapido ritorno alla "normalità" democratica.

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