Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Repressione

Gli afgani si cancellano dai social network

Dalla caduta di Kabul in molti hanno deciso di rimuovere i propri account social per eliminare contenuti che possano in qualche modo esporli al rischio di rappresaglie. Nel paese intanto continuano violenze e repressioni nonostante le blande rassicurazioni da parte dei talebani

Dal giorno della presa di Kabul, il 15 agosto, molti afgani stanno cancellando i propri account social per paura di finire vittime delle ritorsioni da parte dei talebani.

Persone che fino a poche settimane fa avevano account con migliaia di follower hanno iniziato infatti a fare piazza pulita della loro vita social, per rimuovere foto, tweet e qualsiasi altro contenuto che possa in qualche modo collegarli al precedente governo afgano, come pure a stranieri e organizzazioni per i diritti umani. Twitter, Facebook e LinkedIn hanno già annunciato azioni per proteggere gli account dei cittadini afgani dalle rappresaglie talebane. Facebook ad esempio ha rimosso la possibilità di visualizzare e fare ricerche all'interno della sezione "amici" dei suoi account in Afghanistan, bloccando di fatto il profilo della persona che ne fa richiesta così che chi non è tra i suoi amici non possa vedere o condividere la foto del profilo e i post sul diario.

Gli afgani si cancellano dai social per paura dei talebani

L'annunciata amnistia da parte dei talebani nei confronti di chi si era opposto in precedenza a loro oppure aveva fatto parte del precedente governo non è una garanzia sufficiente, come hanno raccontato due testimoni alla Bbc. "Stanno ancora prendendo di mira le persone, uccidono la gente, danno loro la caccia. È solo l'inizio, vedrete", ha detto Haris (nome di fantasia scelto per proteggere la sua identità), che ha rimosso tutti i suoi account due giorni prima della caduta di Kabul perché "i talebani stavano arrivando e la democrazia stava morendo". Il governo afgano è stato accusato in passato di sovvenzionare account sui social media in cambio di post e contenuti a sostegno dell'amministrazione del presidente Ashraf Ghani e contro i talebani. Ma Haris non è mai stato tra questi, ha assicurato, avendo scritto anche numerosi post critici nei confronti di Ghani. Haris sta aspettando di poter lasciare l'Afghanistan per rifarsi una vita lontano dai talebani e prevede che nei prossimi mesi la situazione diventerà ancora più critica.  Nonostante i talebani abbiamo invitato gli afgani più istruiti a non lasciare l'Afghanistan per mettersi al servizio del paese, per Haris "nessun afgano istruito potrebbe voler rimanere qui".

Fida, un altro afgano intervistato dalla Bbc, ha detto di essere stato messo in guardia dai suoi stessi parenti dopo la presa di Kabul per aver più volte criticato nei suoi post i talebani. L'amnistia non lo salverà, di questo è sicuro, e sta aspettando anche lui di poter lasciare il Paese: il suo nome compare in una lista di persone che dovrebbero essere "colpite da un colpo di pistola alla testa dovunque siano scoperti".  Anche lui ha cancellato tutti i suoi account social il 16 agosto.

Violenze e rappresaglie da parte di talebani

La scorsa settimana il ministro della difesa talebano Mohammad Yaqoob ha diffuso un messaggio audio nel quale ammetteva l'esistenza di alcune segnalazioni di "omicidi per vendetta" nei confronti di diversi civili da parte di gruppi di miliziani, senza aggiungere ulteriori dettagli né menzionare episodi specifici, mentre il mullah Noorudiin Turabi, famigerato ex capo della polizia religiosa dei talebani e ora responsabile delle carceri, ha detto che punizioni estreme come amputazioni ed esecuzioni riprenderanno in Afghanistan in quanto "necessarie per la sicurezza".

Pochi giorni fa ha destato scalpore l'uccisione di quattro presunti rapitori i cui cadaveri sono stati esposti pubblicamente ad Herat da parte dei talebani. La versione ufficiale diffusa dai funzionari locali è che i quattro siano stati uccisi in un conflitto a fuoco dopo aver sequestrato un uomo d'affari locale e suo figlio. Le immagini raccapriccianti sono circolate molto sui social network. Al momento non ci sono conferme indipendenti sulle circostanze in cui i quattro sono stati uccisi. Uno di loro, secondo quando segnalato su Twitter dall'analista Asaad Hanna, sarebbe un giornalista ma i talebani smentiscono. Altre voci non verificate parlano anche di un bambino ucciso dai talebani dopo che il padre era stato sospettato di far parte delle forze di resistenza afgane nella provincia di Takhar, nel nord est del paese, vicino al Panjshir.

Violenze e violazioni dei diritti umani continuano ad essere all'ordine del giorno nell'Afghanistan riconquistato dai talebani. Nelle scorse settimane diversi giornalisti hanno affermato di essere stati arrestati e picchiati mentre seguivano una protesta a Kabul. Uno di loro Nemat Naqdi, ha raccontato il pestaggio alla CNN: "Mi hanno colpito con così tanta forza che ho pensato davvero che stessero per uccidermi". Lui e il suo operatore, Taqi Daryabi, hanno mostrato in foto le ferite riportate dopo le percosse ricevute dai talebani mentre erano sotto la loro custodia.

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