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Giovedì, 9 Dicembre 2021
La crisi / Afghanistan

L'inverno più lungo dell'Afghanistan

L'inviata Deborah Lynes ha spiegato che se non vengono sospese le sanzioni il 60% della popolazione rischia la fame

Potrebbe essere l'inverno più lungo dell'Afghanistan quello che sta per arrivare nel Paese. Arriva da più parti l'allarme per un'imminente catastrofe umanitaria nel Paese. L'ultima a lanciare l'allarme è stata l'inviata delle Nazioni Unite, Deborah Lynes. “Il Paese è sull'orlo di una catastrofe umanitaria” ha detto senza mezzi termini spiegando nel dettaglio quali potrebbero essere gli effetti a breve termine. Stando alla relazione che ha presentato alle Nazioni Unite l'inviata questo mercoledì, il Pil del Paese si è contratto del 40%. Il 60% dell'intera popolazione di 38 milioni di abitanti si troverà a dover affrontare nei prossimi mesi dei livelli di fame da emergenza alimentare che peggiorerà con l'inoltrarsi dell'inverno.

Una situazione che potrebbe avere l'effetto boomerang di aumentare gli estremismi nel Paese facendo il gioco del nuovo governo talebano. Le Nazioni Unite si trovano nella difficile situazione di dover prevenire una catastrofe umanitaria utilizzando l'unico metodo possibile: chiedendo agli Stati Uniti e alla Comunità internazionale di bloccare le sanzioni avviate al momento del ritorno al potere del regime talebano. Di fatto le riserve economiche dello Stato, circa nove miliardi di euro della banca centrale afgana, sono di fatto detenute dagli Stati Uniti che le ha bloccate. Lo stesso ha fatto il Fondo monetario internazionale per altri 450 milioni di dollari. Secondo l'osservatrice delle Nazioni Unite "la paralisi del settore bancario spingerà una parte maggiore del sistema finanziario a scambi di denaro informali non responsabili e non regolamentati".

Questo, ha detto, "può solo aiutare a facilitare il terrorismo, il traffico e l'ulteriore contrabbando di droga" che colpirà prima l'Afghanistan e poi "infetterà la regione". I talebani secondo le Nazioni Unite non rappresenterebbero il problema più grave sul fronte del terrorismo e dell'estremismo. Preoccupa maggiormente la propaggine sul posto dello Stato islamico, l'Isis-K che ha intensificato gli attacchi passati dai 60 dello scorso anno ai 334 del 2021. La Lyons ha parlato chiaramente spiegando che è necessario un sostegno finanziario al popolo afgano. "Si sente abbandonato, dimenticato e anzi punito da circostanze che non sono colpa loro". Abbandonarli "sarebbe un errore storico", ha detto.

All'interno delle Nazioni Unite si sono create due cordate. Da una parte Cina e Russia che premono per lo sblocco dei fondi a favore dell'Afghanistan. Dall'altra parte gli Stati Uniti che con il loro vice-ambasciatore Jeffrey DeLaurentiis ha glissato sulle sanzioni. Ha, invece, spostato l'attenzione sui talebani spiegando che la crisi umanitaria è solo colpa della loro decisione di affrettare la transizione volendo una vittoria sul campo anziché rispettando i negoziati. Ha inoltre ricordato che gli Stati Uniti sono tra i primi sostenitori umanitari del Paese con 474 milioni di dollari di aiuti forniti nel 2021. Un braccio di ferro le cui conseguenze potrebbero essere pagate direttamente dal popolo afgano.

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