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Lunedì, 23 Maggio 2022
Lo stratagemma / Sudafrica

Il Sudafrica 'copia' Moderna e riesce a creare il suo vaccino scavalcando il brevetto

Alcuni scienziati hanno utilizzato una tecnica chiamata ingegneria inversa per recuperare la formula, che ora sono disposti a condividere con tutti i Paesi del continente

Più velocemente del previsto, in soli tre mesi, l'azienda sudafricana di biotecnologia Afrigen è riuscita a trovare una formula per un nuovo vaccino contro il Covid partendo da un vaccino esistente, l’americano Moderna, e copiandolo scavalcando così di fattoil brevetto. L’obbiettivo dell’azienda, che per ottenere la formula ha utilizzato una tecnica chiamata ingegneria inversa, è quello di riuscire a produrre vaccini che richiederanno poca o nessuna refrigerazione. Il progetto Afrigen mira a porre fine alla dipendenza dell'Africa dai vaccini donati sviluppandone uno innovativo, adattato localmente e meno costoso per le condizioni climatiche africane. Se terminerà tutte le sperimentazioni sarà il primo ad essere realizzato sulla base di altre dosi ampiamente utilizzate senza l'assistenza e l'approvazione dello sviluppatore, oltre ad essere il primo vaccino mRNA progettato, sviluppato e prodotto su scala di laboratorio nel continente africano.

L’iniziativa è nata dalle preoccupazioni della società per la situazione in cui verte l'Africa. Il Continente, nonostante le promesse di donazione di vaccini da parte di Europa e Stati Uniti, presenta il tasso di vaccinazione più basso al mondo, appena il 6 per cento. L’alta percentuale di persone vulnerabili rende molto più probabile l’insorgere di nuove varianti. L'azienda vuole dare ai Paesi non occidentali più opportunità di proteggere le loro popolazioni, anche se potrebbero passare anni prima che il vaccino venga approvato ufficialmente e possa dunque iniziare ad essere somministrato. In ogni caso, una volta che il vaccino sarà pronto, l'azienda sudafricana condividerà la formula con il resto del continente, senza imporre alcun brevetto a sua volta, per evitare di incrementare ulteriormente le disuguaglianze che hanno fatto sì che gli Stati più poveri dovessero lottare per avere accesso ai vaccini durante la peggiore pandemia dell'ultimo secolo e addestrerà altri paesi africani a produrre il vaccino.

Per il momento Moderna non ha commentato l’annuncio di Afrigen anche se in passato si era rifiutata da un lato di condividere la ricetta del suo vaccino, nonostante le pressioni dell'Onu, dall'altro, aveva assicurato di non avrebbe perseguito legalmente coloro che si fossero trovati a violare i suoi brevetti relativi alle dosi contro il Covid, il che equivale a una rinuncia informale alla proprietà intellettuale. Su quest’ultimo punto però Marie-Paule Kieny, virologa francese che presiede il pool di brevetti di medicina sostenuto dalle Nazioni Unite, aveva messo in allarme spiegando che l'informalità della rinuncia, potrebbe, una volta finita la pandemia, portare a non pochi problemi per le aziende che si saranno servite della formula "copiata" a Moderna.

Ma secondo Petro Terblanche, amministratore delegato di Afrigen il problema non si porrebbe perché non vi sarebbe nessun plagio. "Non abbiamo copiato Moderna, abbiamo sviluppato i nostri processi perché Moderna non ci ha dato alcuna tecnologia", ha detto all'agenzia Reuters. "Abbiamo iniziato con la sequenza Moderna perché questo dà, secondo noi, il miglior materiale di partenza. Ma questo non è il vaccino Moderna, questo è il vaccino Afrigen mRNA hub", ha aggiunto.

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