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Lunedì, 20 Maggio 2024
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Dall'Italia 2 milioni di euro agli agricoltori afghani: dal 2009 aiuti per 11 milioni

I beneficiari dei fondi, stanziati tramite la Cooperazione allo sviluppo, sono circa 5mila piccoli produttori di zafferano, miele, uva passa, ortaggi e latticini.

Due milioni di euro per sostenere il settore agricolo afghano. Li ha stanziati il governo italiano, per il tramite della Cooperazione allo sviluppo, a supporto delle comunità rurali di Herat e Bamyan. I beneficiari del progetto sono circa 5mila piccoli produttori di zafferano, miele, uva passa, ortaggi e latticini, tutti prodotti provenienti da filiere di alto valore.

L’accordo tecnico per l’iniziativa è stato firmato dall’Ambasciatore italiano in Afghanistan, Roberto Cantone, e dal Ministro delle Finanze afghano, Eklil Ahmad Hakimi.“La sfida dello sviluppo agricolo risiede nella crescita economica delle comunità rurali e nella diminuzione dell’insicurezza alimentare e della povertà. Ciò che intendiamo sostenere con questo programma è lo sviluppo di alcune filiere agricole di alto valore attraverso cui contrastare lo stato di impoverimento delle aree rurali e incoraggiare le coltivazioni alternative all’oppio”, ha dichiarato l’Ambasciatore Cantone.

L’Italia sostiene progetti di sviluppo agricolo in Afghanistan dal 2009, con aiuti complessivi per circa 11,2 milioni di euro, a conferma del tradizionale impegno sui temi della sicurezza alimentare e nutrizionale.

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Quello dell'Afghanistan sarà uno dei primi temi su cui il governo sarà messo alla prova in campo esteri. A febbraio, nei giorni della campagna elettorale, il leader politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio in un intervento alla Link Campus University aveva fornito qualche indicazione sulle linee essenziali che avrebbero potuto orientare una politica estera pentastellata: "Pensiamo  che il contingente italiano non debba più restare in Afghanistan. Questa missione espone i nostri soldati a rischi inutili".

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Una linea confermata anche nel programma Esteri con cui i 5 stelle si sono presentati alle elezioni. Il deputato pentastellato Manlio Di Stefano nel corso del dibattito alla Camera sulla fiducia all’esecutivo di Giuseppe Conte aveva chiesto "il ritiro urgente del contingente dall’Afghanistan".

Ora i pentastellati di governo dovranno confrontarsi con la real politk:  Pentagono e Casa Bianca temono un eventuale ritiro italiano dall’Afghanistan, che “metterebbe a rischio l’intera collaborazione con gli Usa”.

Come si legge sul sito del ministero della Difesa, l’attuale contributo nazionale alla missione prevede, dal 1° gennaio al 30 settembre 2018, “un impiego massimo di 900 militari, 148 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei, suddivisi tra personale con sede a Kabul, e contingente militare italiano dislocato ad Herat presso il TAAC-W”. Questo sforzo, ricorda Stefanini, “è certamente un’importante manifestazione di solidarietà verso gli alleati Nato, ma soprattutto rappresenta uno dei punti di forza della nostra politica estera”.

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Pesano anche le parole, pronunciate lo scorso settembre dall’allora vicepresidente dei deputati della Lega Nord, Gianluca Pini, nell’aula di Montecitorio: "È necessaria una revisione generale dell'impostazione delle missioni internazionali, a cominciare dalla nostra presenza in Libano, dove spendiamo soldi e non contiamo nulla sul piano diplomatico". 

I contingenti italiani attualmente impegnati in 20 paesi esteri: 29 le missioni ove sotto l'egida Nato, Onu o Unione Europea per una spesa che al contribuente italiano è costata solo nel 2016 oltre un miliardo e mezzo di euro“

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