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Lunedì, 16 Maggio 2022
La denuncia / Israele

Amnesty accusa Israele: "Contro i palestinesi è apartheid"

Duro report dell'associazione per la difesa dei diritti umani che parla di "segregazione, esproprio ed esclusione" a favore dei cittadini ebrei. Tel Aviv risponde definendo la Ong "antisemita"

Nessun fraintendimento, nessun mezzo termine. Il verdetto di Amnesty International è chiaro: apartheid. Questo il crimine che, secondo il famoso gruppo per la tutela dei diritti umani, Israele ha commesso fin dalla sua fondazione nel 1948 contro i palestinesi. E che commette tutt’oggi, tanto entro i confini dello Stato ebraico quanto nei territori occupati a seguito della guerra del 1967.

L'accusa è contenuta in un report pubblicato oggi e che è il frutto di un lavoro durato quattro anni. Il testo parla di “un sistema di oppressione e dominio ai danni dei palestinesi” esteso a tutte le aree di fatto sotto il controllo di Israele. Queste includono sia il suolo israeliano che i territori palestinesi, gran parte dei quali sono comunque sotto il controllo militare di Tel Aviv o sono diventati colonie di fondamentalisti ebraici.

“Segregazione, esproprio ed esclusione” è quanto devono subire i palestinesi che si trovano sotto il controllo israeliano. E come se non bastasse vengono anche discriminati i rifugiati palestinesi all’estero, che non possono fare rientro nella loro patria storica. Il tutto, sostiene la relazione di Amnesty, “a beneficio degli israeliani ebrei”, cioè di quella fascia della cittadinanza che professa la religione ebraica. Nel testo si punta il dito contro le politiche discriminatorie all’interno di Israele e nell’annessa Gerusalemme Est, che dovrebbe essere sotto il controllo palestinese e capitale del futuro stato di Palestina, si condanna il blocco israeliano della Striscia di Gaza (governata dal 2007 dai militanti di Hamas, ritenuto un gruppo terroristico dall’Occidente), e l'annessione de facto di gran parte della Cisgiordania, dove si stanno espandendo gli insediamenti di coloni che la maggior parte della comunità internazionale considera illegali. Amnesty fa risalire tali politiche alla fondazione dello Stato d’Israele nel 1948. Circa 700mila palestinesi fuggirono o furono espulsi durante la guerra arabo-israeliana intorno alla creazione dello Stato ebraico. Da allora, Tel Aviv ha impedito il ritorno dei rifugiati per mantenere la sua maggioranza ebraica.

Contro i palestinesi dunque, secondo la Ong, è stato chiaramente commesso il crimine di apartheid come definito dalle convenzioni internazionali come lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, e tutto ciò avviene con “leggi, politiche e pratiche che sono intese a mantenere un crudele sistema di controllo sui palestinesi, li hanno frammentati geograficamente e politicamente, frequentemente impoveriti e messi in uno stato costante di paura e insicurezza”. Frammentazione territoriale, confische di terre e proprietà, segregazione e controllo, uccisioni illegali, trasferimenti forzati e negazione dei diritti sociali ed economici: sono alcuni dei modi in cui, secondo l’accusa, Israele mantiene il suo dominio sui palestinesi con l’obiettivo di creare artificialmente una maggioranza demografica ebraica e di esercitare il controllo dal Mediterraneo al fiume Giordano.

Oggi, i palestinesi all’interno di Israele hanno la cittadinanza, compreso il diritto di voto, e alcuni hanno raggiunto le alte sfere del commercio, della legge, della medicina e dello spettacolo. Ma nel complesso, affrontano una diffusa discriminazione in aree come il mercato del lavoro e degli alloggi. I palestinesi in Cisgiordania vivono sotto il dominio militare israeliano, e quelli di Gaza, governata da Hamas, devono anche affrontare un paralizzante blocco israeliano ed egiziano che impedisce ogni commercio e contatto con l'esterno. I palestinesi costituiscono circa il 20% dei 9,4 milioni di abitanti di Israele. Ma la popolazione ebraica e quella araba sono all'incirca uguali se si includono la Cisgiordania e Gaza.

Amnesty ha anche invitato la Corte penale internazionale a considerare l’accusa di apartheid nella sua indagine, attualmente in corso, su possibili crimini di guerra commessi da entrambe le parti durante diversi episodi di conflitto nei territori palestinesi. Dopo la guerra di Gaza dell’anno scorso, il Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha istituito una commissione permanente d’inchiesta per indagare sugli abusi contro i palestinesi in Israele, Cisgiordania e Gaza, tra cui “la discriminazione sistematica e la repressione basata sull’identità nazionale, etnica, razziale o religiosa”.

Israele ha risposto alle accuse di Amnesty tacciando i suoi detrattori di antisemitismo. “Amnesty non è un’organizzazione per i diritti umani ma solo un’altra organizzazione radicale che ripete propaganda senza verificare accuratamente i fatti”, ha dichiarato Yair Lapid, il ministro degli Esteri israeliano, accusando Amnesty di utilizzare “doppi standard”. “Anziché ricercare la verità, Amnesty ripete le stesse bugie diffuse dalle organizzazioni terroristiche”, ha aggiunto. Per Lior Haiat, portavoce del ministero degli Esteri israeliano, l'intento di Amnesty sarebbe stato solo di "demonizzare Israele al fine di delegittimare l'esistenza dello Stato di Israele. Quelle sono le componenti dell'antisemitismo moderno", ha dichiarato per poi sentenziare: "Non abbiamo altra scelta che dire che l'intero rapporto è antisemita".

Meno di un anno fa, nell’aprile 2021, è stata Human Rights Watch a pubblicare un altro rapporto in cui Israele veniva accusata dei crimini contro l’umanità di apartheid e persecuzione. Era la prima volta che un’organizzazione internazionale rinomata aveva usato pubblicamente il termine “apartheid” per descrivere il sistema messo in piedi da Israele. Ma tra il 2020 e il 2021 erano stati due gruppi israeliani ad accusare il loro stesso Stato di apartheid: Yesh Din e B’Tselem. 

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