Mercoledì, 27 Ottobre 2021
A 15 anni dal delitto / Russia

Niente giustizia per Anna Politkovskaj: omicidio in prescrizione, i mandanti restano impuniti

La giornalista che denunciava gli commessi durante la guerra in Cecenia venne uccisa nell'ottobre del 2006 a Mosca: secondo il codice penale russo, trascorsi 15 anni dal crimine l'autore viene sollevato dalla responsabilità

Resteranno impuniti i mandanti dell'omicidio di Anna Politkovskaya, la  giornalista russa uccisa sul pianerottolo della sua casa a Mosca il 7 ottobre 2006: nel quindicesimo anniversario del delitto scadono infatti i termini di prescrizione. Come prevede il codice penale russo, trascorsi 15 anni da quando è stato commesso un crimine particolarmente grave, l'autore è sollevato dalla responsabilità. "Per legge, solo un tribunale può estendere questo termine. Altrimenti, i mandanti rimarranno impuniti", ha scritto Novaya Gazeta, il bisettimanale per cui lavorava Politkovskaya.

Per l'omicidio di Politkovskaya nel 2014 erano state condannate cinque persone, due delle quali all'ergastolo, per l'organizzazione e l'esecuzione. Lom-Ali Gaitukayev, il ceceno giudicato colpevole per aver organizzato l'assassinio, è morto in prigione nel 2017. Il mandante dell'omicidio non è mai stato citato in giudizio. Novaya Gazeta oggi proietta il film che i giornalisti hanno realizzato, frutto della loro inchiesta.

Politkovskaya, uccisa a 48 anni, nel giorno del 54esimo compleanno di Vladimir Putin, aveva denunciato gli abusi commessi contro i civili durante e dopo la guerra in Cecenia e aveva sollevato interrogativi sull'intervento delle forze russe per porre fine al sequestro degli ostaggi nel teatro Dubrovka di Mosca in cui, nel 2002, era in corso la rappresentazione dello spettacolo Nord Ost. Aveva ricevuto innumerevoli minacce di morte ed era sopravvissuta a un tentativo di avvelenamento, sull'aereo diretto nel Caucaso per seguire l'assedio della scuola di Beslan nel 2004.

Nei mesi scorsi, dopo il ritorno di Aleksei Navalny dalla Germania a inizio anno e in vista delle elezioni legislative di settembre, sono state introdotte in Russia altre leggi e provvedimenti che hanno fortemente limitato il lavoro dei giornalisti indipendenti. Testate come Meduza, Proekt, Dozhd Tv, IStories, Open Media, Insider, VTimes, sono state dichiarate come agenti straniero o indesiderabili, "sempre senza fornire alcuna spiegazione", come testimonia il direttore dell'Unione dei giornalisti, Vladimir Solovyov. Giornalisti singoli sono stati dichiarati come 'agenti stranieri'.

"Stiamo precipitando in un abisso di stampo sovietico, in un vuoto di informazione che, sull'onda della nostra ignoranza, provoca morte. Tutto quello che ci rimane è Internet, dove è ancora disponibile l'informazione. Per il resto, se vuoi continuare a lavorare come giornalista, è solo servilismo nei confronti di Putin. Altrimenti può esserci la morte, un proiettile, un veleno o un processo, quello che i cani guardia di Putin, i suoi servizi speciali, ritengono appropriato", aveva scritto Politkovskaya nel libro del 2004 La Russia di Putin. Come scrive Radio Free Europe, dichiarato come agente straniero a sua volta, in occasione dell'anniversario, a 15 anni dalla sua uccisione, il regime in Russia è riuscito a colpire anche le testate indipendenti online. Il giornalismo è diventato una professione proibita, di fatto.

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