Mercoledì, 3 Marzo 2021
Armenia

La guerra tra Armenia e Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh

I nuovi venti di conflitto tra i due stati dopo lo stop del 1994. A Baku e Erevan si sono riuniti governo e Parlamento, decidendo per stato di guerra, legge marziale, coprifuoco e mobilitazione

La guerra tra Armenia e Azerbaigian per il Nagorno-Karaback, congelata dal 1994, si è riaccesa improvvisamente la notte scorsa quando l'esercito azero ha bombardato le postazioni delle forze indipendentiste armene che avevano attaccato e poi ha lanciato una controffensiva.

Nagorno-Karabakh: la guerra tra Armenia e Azerbaigian

I combattimenti sono iniziati all'alba, quando, secondo il ministero della Difesa azero, le forze armene hanno attaccato le postazioni militari azere nel Nagorno-Karabakh e dintorni, lasciando diversi morti e feriti, anche se non è stato specificato il numero delle vittime. "Alle 6 (ora locale), le forze armene hanno effettuato una provocazione su larga scala sottoponendo a intensi bombardamenti con armi di grosso calibro, mortai e artiglieria le posizioni dell'esercito azero lungo il fronte e i nostri villaggi nella zona di confine", ha detto in un comunicato il ministero della Difesa. L'Azerbaigian ha indicato che le sue forze "stanno rispondendo con misure per porre fine alle provocazioni nemiche e garantire la sicurezza dei civili che vivono vicino al fronte", secondo l'agenzia di stampa Sputnik. Il primo ministro dell'Armenia, Nikol Pashinian, ha invece indicato che "il nemico ha lanciato un'offensiva su Srtsaj", nome armeno dell'autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh. "Le forze di difesa stanno resistendo con successo all'offensiva", ha detto Pashinyan su Facebook. Il ministero della Difesa armeno ha assicurato di aver abbattuto due elicotteri e tre "droni" azeri nel Nagorno-Karabakh. "I combattimenti continuano", ha sottolineato la portavoce Shushán Stepanián. 

Da parte sua, il portavoce del governo dell'autoproclamata repubblica, Vargram Pogosián, ha confermato che la capitale, Stepanakert, e diverse città del Nagorno-Karabakh hanno subito il fuoco dell'artiglieria e ha annunciato che ci sarà una risposta "proporzionata", sollecitando la popolazione a "cercare rifugio". A metà luglio si sono già verificati scontri nell'area che separa la regione azera di Tovuz dalla provincia armena di Tavush, vicino alla Georgia, a diverse centinaia di chilometri dal Nagorno-Karabakh, che dal 1988 è un'area contesa dall'Armenia e dall'Azerbaigian. L'Azerbaigian insiste per riconquistare la sua integrità territoriale, mentre l'Armenia difende gli interessi dell'autoproclamata repubblica. Il conflitto ha visto un'escalation di violenza nell'aprile 2016 e, sebbene sia stato concordato un nuovo cessate il fuoco, continuano a essere registrati scontri sporadici nella zona di confine. Per spingere per una soluzione negoziata del conflitto, nel 1994 è stato istituito il cosiddetto Gruppo di Minsk, copresieduto da Stati Uniti, Russia e Francia. Il gruppo comprende anche Germania, Bielorussia, Finlandia, Italia, Svezia e Turchia, nonché Armenia e Azerbaigian, e la "troika" dell'Ocse, i paesi che rappresentano l'attuale, la precedente e la prossima Presidenza.

Stato di guerra, legge marziale, coprifuoco e mobilitazione

Repubblica racconta oggi che in giornata a Baku e Erevan si sono riuniti governo e Parlamento, decidendo per stato di guerra, legge marziale, coprifuoco e mobilitazione. Da Ankara il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato l’Armenia di «essere la più grande minaccia per la pace nella regione». E ha telefonato al presidente azero Ilham Alijev per esprimergli solidarietà: «La nazione turca si pone, come sempre, e con tutti i suoi mezzi, a fianco dei suoi fratelli e sorelle dell’Azerbaigian». Vladimir Putin ha invece parlato al telefono con l’amico premier armeno Nikol Pashinyan. Per il presidente russo «è importante fare tutti gli sforzi necessari per evitare un’escalation del conflitto». 

Il Corriere della Sera si chiede se è solo una fiammata o l’inizio d’una nuova guerra; le parole delle ultime ore sono state perfino più violente delle mitragliate di ieri. L’Armenia promette «una risposta proporzionata»: una mezza sconfessione della linea trattativista di Pashinyan, il premier della Rivoluzione di Velluto, il primo leader che non sia cresciuto al fronte combattente del Nagorno-Karabakh. L’Azerbaigian accusa lo stesso Pashinyan d’avere fatto deragliare i negoziati Osce, cercando di coinvolgervi i leader della repubblica indipendentista, e ricorda come perfino la moglie e il figlio del premier armeno siano impegnati in prima linea. Toni pesantissimi. Finora erano solo parole, però. Che guerra sarà, si vedrà.

Cos'è il Nagorno Karabakh

Piccola regione montagnosa di 4500 chilometri quadrati, il Nagorno Karabakh è una enclave a maggioranza armena all'interno dell'Azerbaigian. Il conflitto risale al 1988, quando il governo locale del Nagorno chiese di passare dalla repubblica sovietica dell'Azerbaigian a quella, sempre sovietica, dell'Armenia. Allora vi furono scontri fra milizie etniche, che un intervento di forze sovietiche non riuscì a risolvere. Con la dissoluzione dell'Urss nel 1991, scoppiò una vera e propria guerra fra Armenia e Azerbaigian, che causò almeno 30mila morti prima di arrivare ad un cessate il fuoco nel 1994, ottenuto grazie ad un accordo mediato dalla Russia e dall'Osce gruppo di Minsk.

Il Nagorno Karabakh aveva intanto proclamato un governo autonomo, la repubblica di Artsakh, con capitale Stepanekert, che però non è riconosciuta a livello internazionale, mentre l'Onu continua a ritenere la regione parte dell'Azerbaigian. Da allora il conflitto è rimasto congelato con periodiche riprese della tensione e violazioni del cessate il fuoco. Gli ultimi scontri di forte intensità, prima di quelli scoppiati oggi, risalgono alla cosiddetta 'guerra dei 4 giorni" del 2016. Antica provincia armena di Artsakh, il Nagorno Karabakh è abitato da circa 150mila persone, di etnia armena e religione cristiana, mentre in Azerbaigian la popolazione azera è musulmana e parla una lingua simile al turco. La Russia è alleata militarmente all'Armenia e la Turchia ha sempre sostenuto l'Azerbaigian, per il quale parteggia anche l'Iran. 

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