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Martedì, 16 Aprile 2024
L'analisi / Bielorussia

Le armi nucleari di Putin in Bielorussia: quali rischi per Ucraina ed Europa

Molto meno potenti delle testate sganciate su Hiroshima, possono comunque distruggere un centro abitato e contaminare vasti territori. Il loro utilizzo sarebbe rischioso però anche per la Russia

La Russia starebbe procedendo con il suo piano di spostare in Bielorussia armi nucleari tattiche. La mossa sarebbe necessaria perché Mosca si trova a far fronte a "un ambiente molto ostile" con "dichiarazioni aggressive" da parte dei vicini, ha sostenuto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Si tratta del primo dispiegamento di tali bombe al di fuori della Federazione dalla caduta dell'Unione Sovietica nel 1991.

"Il presunto posizionamento di armi atomiche da parte della Russia in Bielorussia è un altro tentativo di minaccia nucleare", ed è un "passo sbagliato", ha affermato invece il portavoce del governo tedesco. A Washington, il portavoce del Dipartimento di Stato, Matthew Miller, ha descritto la mossa di Mosca come "l'ultimo esempio di comportamento irresponsabile che abbiamo visto da parte della Russia dopo la sua invasione su larga scala dell'Ucraina più di un anno fa". Miller ha ripetuto l'avvertimento di Washington che l'uso di armi chimiche, biologiche o nucleari nel conflitto porterebbe a "gravi conseguenze", senza però specificare quali. "Aggiungo solo che non abbiamo visto alcun motivo per modificare la nostra posizione strategica nucleare o alcuna indicazione che la Russia si stia preparando a usare un'arma nucleare", ha detto il portavoce.

Il piano di portare queste armi nella Bielorussia di Alexander Lukashenko, nazione che confina con tre Paesi della Nato e dispone di missili che potrebbero raggiungere diverse capitali, era già stato annunciato a marzo dal presidente Vladimir Putin dopo che il Regno Unito aveva annunciato l'invio all'Ucraina di proiettili anticarro con punte di uranio impoverito, proiettili perforanti molto potenti ma che non sono armi atomiche. Ieri i ministri della Difesa di Russia e Bielorussia hanno firmato un documento sullo spiegamento di questi armamenti, che possono essere lanciati con missili Iskander-M o da aerei Su-25, che la Minska ha nel suo arsenale, secondo cui Mosca manterrà il controllo su di essi e su un loro eventuale utilizzo, allo stesso modo in cui gli Usa mantengono il controllo delle loro testate nucleari che sono in Paesi come la Germania o l'Italia. 

Come le incursioni in territorio russo possono cambiare la guerra in Ucraina

Ma cosa sono le armi nucleari tattiche? Innanzitutto va detto che si tratta di bombe molto pericolose, ma la cui potenza non è neanche lontanamente paragonabile a quella delle testate tradizionali, come quelle che furono sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Queste armi possono essere utilizzate per ottenere vantaggi tattici sul campo di battaglia ma non hanno la forza di radere al suolo una grande città. La loro misura varia e possono essere proiettili di 15 centimetri che vengono sparati da un cannone di artiglieria sul territorio ucraino, o anche testate di mezza tonnellata caricate su un missile. Una delle prima armi nucleari tattiche su sviluppata dagli Stati Uniti alla fine degli anni Cinquanta, e fu chiamata Davy Crockett in onore dell'avventuriero morto nella battaglia di Alamo, pesava circa 32 chili e sembrava un cocomero con quattro pinne. Era stata progettata per essere sparata dal retro di una jeep e aveva circa un millesimo della potenza della bomba sganciata su Hiroshima.

Ma con il progredire della Guerra Fredda, sia gli Stati Uniti che l'Unione sovietica svilupparono centinaia di varianti di queste mini testate. C'erano bombe nucleari di profondità per abbattere i sottomarini e anche "bombe in valigia", che sarebbero potute essere trasportate da infiltrati oltre le linee nemiche. I possibili obiettivi di un attacco con queste armi potrebbero essere una base militare o una piccola città e l'entità della distruzione e delle radiazioni, dipende da fattori quali le dimensioni dell'arma e i venti. Ma anche una piccola esplosione nucleare potrebbe causare migliaia di morti e rendere inabitabile per anni una base o un centro cittadino. Per fare un esempio i danni provocati potrebbero essere simili a quelli provocati dall'esplosione della centrale di Chernobyl.

Per questo la Russia dovrebbe anche fare attenzione a dove sganciarle, perché le radiazioni poi potrebbero essere trasportate dal vento nei suoi confini, così come accadde dopo il disastro del 1986. Anche dal punto di vista geopolitico usarle sarebbe un rischio, perché questo potrebbe rendere la Russia ancora di più un paria internazionale, dando all'Occidente una carta da giocare per provare a portare la Cina e l'India, e altri Paesi che ancora acquistano petrolio e gas russo, ad aderire alle sanzioni a cui hanno finora resistito. Per questi motivi è "straordinariamente improbabile" che Putin utilizzi le armi nucleari in Ucraina ed è "altamente improbabile" che l'eventuale dispiegamento di queste armi sul territorio bielorusso possa portare a un'escalation della guerra in Ucraina, secondo quanto scritto dall'Istituto per lo studio della guerra (Isw) nel suo rapporto quotidiano sull'andamento del conflitto.

I rischi dell'utilizzo di queste armi sono superiori ai possibili guadagni, secondo diversi analisti. Per questo i Paesi occidentali avrebbero ridotto il loro arsenale in maniera importante. Se a un certo punto, negli anni '70, la Nato disponeva di circa 7.400 armi nucleari tattiche, quasi quattro volte l'attuale stock stimato della Russia, oggi in Europa ce ne sarebbero circa un centinaio, soprattutto per tranquillizzare i Paesi dell'Alleanza che si preoccupano dell'arsenale russo. Quella di Putin potrebbe quindi essere anche solo una forma di propaganda.

Il leader del Cremlino è solito utilizzare la minaccia nucleare per affermare la sua potenza, e lo ha fatto più volte nel corso degli anni: lo ha fatto per la prima volta nel 2014, durante l'invasione della Crimea. L'anno dopo ha minacciato le navi da guerra danesi di distruzione nucleare se la Danimarca avesse aderito al sistema della Nato per respingere gli attacchi missilistici. Alla fine di febbraio, ha poi chiesto alle sue forze nucleari di entrare in stato di allerta, anche se non ci sono prove che lo abbiano fatto davvero.

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