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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Orrore / Regno Unito

Bimbo di sei anni torturato e ucciso durante il lockdown, condannati la matrigna e il padre

Il caso della morte del piccolo Arthur Labinjo-Hughes scuote il Regno Unito. Il padre e la nuova compagna lo hanno sottoposto per mesi a torture fisiche e psicologiche, poi la donna lo ha ucciso

Gli ultimi tre mesi di vita di Arthur Labinjo-Hughes, un bimbo inglese di sei anni, sono stati un vero e proprio inferno. Prima di morire, il piccolo è stato picchiato, sottoposto a torture fisiche e psicologiche, privato dell'acqua e del cibo, avvelenato con il sale da cucina. Poi il 16 giugno 2020 la sua matrigna lo ha costretto a bere l'ennesimo intruglio a base di sale che lo ha avvelenato e, quando era già privo di sensi, lo ha scosso e gli ha sbattuto ripetutamente la testa contro una superfice dura, uccidendolo. La donna, Emma Tustin, è stata condannata a una pena detentiva di non meno di 29 anni per l'omicidio del piccolo. Il tribunale di Coventry ha condannato a 21 anni anche il padre del bambino, Thomas Hughes, per omicidio colposo perché, sebbene non fosse presente al momento della morte del figlio, è stato ritenuto colpevole degli abusi subiti dal bambino e di aver incoraggiato la compagna ad agire sempre più violentemente nei suoi confronti.

Arthur Labinjo-Hughes, ucciso dalla matrigna dopo mesi di torture

L'incubo per il piccolo Arthur ha avuto inizio con il lockdown, quando a marzo dell'anno scorso il padre lo ha portato a vivere in casa della nuova compagna, con i due figli di lei di quattro e cinque anni, a Solinhull. Fino a quel momento, la vita di Arthur non era stata facile. La madre era finita in carcere l'anno prima per aver accoltellato a morte il compagno che abusava di lei ed era stato affidato alle cure del padre. Ma Arthur era nonostante tutto un bambino sereno, allegro, amante dello calcio, vivace. Troppo vivace, forse, per Emma Tustin, sempre più irritata dalla presenza del bambino. Ogni giorno per lui c'era una punizione e la sua matrigna ha avuto letteralmente mano libera con lui, incoraggiata da Hughes a punire il figlio ogni volta che voleva. Le indagini successive alla sua morte hanno appurato che in alcune occasioni il bambino sarebbe rimasto anche per 14 ore in piedi di fronte nel corridoio, implorando amore e cibo, mentre il padre e la matrigna mangiavano dolci in cucina insieme ai figli di lei. Per settimane la donna lo ha anche avvelenato, facendogli ingerire grosse quantità di sale da cucina. In un'altra occasione, sempre per punirlo, il padre ha distrutto davanti ai suoi occhi tutti i suoi tesori: un orsacchiotto, la sua coperta preferita, la sua maglia del Birmingham City. Emma Tustin avrebbe registrato oltre 200 di clip dei "capricci" del bambino, inviandoli a Hughes che le avrebbe risposto incoraggiando a punire il bambino. Il piccolo veniva costantemente insultato e "disumanizzato", paragonato dal padre a Hitler e Satana, e gli abusi documentati dalle videocamere a circuito chiuso presenti in casa, come si scoprirà in seguito.

Il giorno in cui è morto, Arthur è solo in casa con la matrigna mentre suo padre è andato al supermercato con i figli della compagna. Non appena soli, Emma Tustin si accanisce su di lui, continuando a scrivere a Hughes per lamentarsi del comportamento del bambino. Dopo aver ingerito con la forza una "quantità significativa" di sale e dopo essere stato picchiato selvaggiamente, il bambino a un certo punto perde conoscenza. Ci vorrà un'ora prima che Tustin chiami l'ambulanza, dopo aver constatato che non c'era modo di "risolvere" la situazione. Il piccolo Arthur muore poco dopo l'arrivo in ospedale, senza che i medici possano fare niente per salvarlo. Sconcertati, i sanitari scoprono i livelli di sodio nel sangue del bambino e più di 130 lividi sul suo corpo. Nonostante ciò, Emma Tustin prova inizialmente a sostenere che quelle ferite il bambino se le fosse fatte da solo. Una versione che non convince nessuno, considerate le condizioni in cui versava il bambino. Le successive indagini sollevano il velo sull'orrore in casa di Tustin e Hughes e la donna finiscono a processo.

"Arthur è stato sottoposto alle sofferenze più inimmaginabili per mano di entrambi. Tutti e due avete mentito per nascondere quello che stava succedendo in quella casa. Il vostro comportamento nei suoi confronti è stato spesso crudele e, a volte, sadico", ha detto il giudice che li ha condannati puntando il dito contro Hughes e Tustin, ammettendo che la morte del bambino "è senza dubbio uno dei casi più dolorosi e inquietanti con cui ho avuto a che fare".

I bambini "vittime nascoste della pandemia"

Anche i servizi sociali locali sono finiti sotto inchiesta, insieme alla polizia di West Midlands, per non aver indagato a fondo. La nonna paterna di Arthur, due mesi prima della morte del nipote, aveva notato dei grossi lividi sul corpo del bambino e aveva allertato i servizi sociali e la polizia. Quando però le autorità si erano recate a casa di Tustin non avevano trovato indizi che avvalorassero la tesi degli abusi e se ne erano andati, lasciandosi convincere da Hughes che il bambino si fosse semplicemente fatto male giocando. "Risulta dalle evidenze che ho sentito che Arthur è stato tradito da quelle stesse autorità che noi, come società, siamo portati a credere che siano lì per tutelare la sicurezza di tutti", ha detto amara la nonna di Arthur dopo la condanna del figlio e della compagna.

Dopo la vicenda di Arthur Labinjo-Hughes, la National Society for the Prevention of Cruelty to Children ha lanciato un allarme sui bambini "invisibili", vittime spesso di violenze e abusi durante il lockdown. "Sappiamo che il Dipartimento per l'Istruzione ha registrato ferite gravi e decessi nei bambini durante l'ultimo anno, con una percentuale più elevata nei primi sei mesi, quindi sappiano che il lockdown ha avuto un impatto significativo su bambini e famiglie", ha affermato Helen Westerman del NSPCC. I bambini sono state "le vittime nascoste di questa pandemia" e l'organizzazione di beneficenza ha visto un aumento del 23% delle chiamate di adulti preoccupati per la sicurezza di un minore.

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